Per allargare l’informazione fv
05/12/2008
Belluno
FONDO LETTA: LA DESTRA CANCELLA I FINANZIAMENTI E POI POLEMIZZA SUL NULLA
“Davvero curiosa”. Così definisce la polemica sul Fondo Letta il senatore del Partito Democratico Maurizio Fistarol. Al centro della diatriba due deputati bellunesi di maggioranza: Gidoni e Paniz e una vicenda che ha davvero dell’incredibile. “I due colleghi - dichiara Fistarol - bisticciano dopo aver ambedue votato alla Camera il provvedimento che praticamente azzererebbe per il 2009 il Fondo per i comuni confinanti con le regioni a statuto speciale. Ed ora che fanno? Si rimbalzano meriti per un ordine del giorno che in realtà è stato presentato da deputati del Partito Democratico”.
“In realtà - dichiara l’ex sindaco di Belluno - il fondo, allo stato attuale, non è stato affatto ripristinato, esistendo soltanto una generica disponibilità del governo al riguardo. Voglio ricordare che il fondo è stato istituito e successivamente aumentato nella scorsa legislatura dal governo Prodi e dal centrosinistra e che è stato in questi mesi deriso, in modo particolare dalla Lega. Una cosa è certa - conclude Fistarol - l’impegno mio personale e del Partito Democratico è di proseguire la nostra battaglia anche in Senato per reintrodurlo”.
11/12/2008
Roma
Stradiotto:"Il Governo boccia la battaglia dei sindaci del Nord"
"Il governo e la sua maggioranza hanno bocciato un emendamento a sostegno della battaglia dei sindaci del Nord per la compartecipazione al gettito Irpef per i comuni". Lo annuncia il senatore del Pd Marco Stradiotto, firmatario dell'emendamento assieme ai senatori Paolo Giaretta e Maurizio Fistarol.
"L'obiettivo dell'emendamento - spiega Stradiotto - era inserire in Finanziaria il principio di una compartecipazione del venti per cento al gettito erariale Irpef per i comuni prodotto dai rispettivi territori. In attesa di una vera ed efficace legge sul federalismo fiscale, la necessità di veder riconosciuto il 20 per cento del gettito Irpef ai territori è particolarmente sentita nel Nord del nostro Paese".
"Infatti è diventata una battaglia importante nella quale, da tempo, si stanno impegnando oltre 450 sindaci del Nord, in particolare del Veneto e della Lombardia, di ogni forza politica".
"Il governo e la sua maggioranza - conclude Stradiotto - bocciando l'emendamento Pd hanno palesemente deciso di osteggiare gli interessi del Nord".
09/12/2008
Bologna
Questa mattina a Bologna, è nato il Coordinamento del PD delle Regioni del Nord
«Il partito del Nord sarebbe stata una risposta del passato incentrata sulla competizione territoriale. Inoltre avrebbe comportato un’ulteriore frammentazione partitica, che è l’esatto opposto di quello che abbiamo voluto fare fondando il PD. La vera risposta innovativa è la realizzazione di un partito federale, capace di sviluppare grandi politiche nazionali e, nello stesso tempo, organizzato localmente con una propria ampia autonomia, funzionale soprattutto a garantire la rappresentanza dei territori».
Lo dichiara Paolo Giaretta, senatore e segretario regionale del PD del Veneto, a chiusura dell’incontro, questa mattina a Bologna, tra i segretari del PD delle regioni del Nord, che hanno sancito la nascita del Coordinamento del Partito Democratico del Nord.
Al Coordinamento, che si insedierà il 9 gennaio a Milano, aderiscono Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria.
«Il Coordinamento si occuperà da subito di temi molto concreti – illustra Giaretta – dalle misure per affrontare la crisi economica al superamento del patto di stabilità dei Comuni: due questioni cruciali per il futuro del Paese. Si apre dunque una fase nuova: il Partito Democratico delle otto regioni del Nord si organizza per offrire una rappresentanza più forte a questi territori nello schieramento riformista».
Giaretta motiva perché è stata scelta la formula del coordinamento. «Oggi servono grandi soggetti politici nazionali ed europei capaci di orientare le grandi scelte e poi partiti con proprie strutture territoriali ad elevata autonomia – spiega il segretario del PD veneto – è l’esatto contrario di come è strutturata la Lega Nord, e questa contraddizione prima o poi emergerà».
Il Coordinamento delle Regioni del Nord, che ha l’obiettivo di “rilanciare lo sforzo indispensabile per riguadagnare il Settentrionale allo schieramento riformista”, sarà composto, oltre che dai segretari regionali, dai presidenti e capigruppo regionali, dai presidenti delle province e dai sindaci dei Comuni capoluogo.
Per i primi 6 mesi la direzione sarà affidata al segretario lombardo.
giovedì 11 dicembre 2008
lunedì 8 dicembre 2008
LA CASSETTA DELLE IDEE
Cari amici frequentatori del nostro blog,
come certo sapete il PD valdagnese ha iniziato un lavoro in preparazione delle prossime elezioni amministrative.
Alcuni di noi stanno lavorando nei 2 gruppi tematici: progetto città e sociale.
Dalla frequentazione ad alcuni incontri mi è venuta in mente la possibilità di allargare il dibattito in modo di raccogliere il maggior numero di idee.
Per quelli che sono interessati a pensare al futuro della nostra città, la domanda più impegnativa è: " Cosa farò da grande?" nel senso di riconoscere, capire ed indovinare la prospettiva su cui muoversi, l'idea portante su cui fondare lo sviluppo della nostra comunità, quale idea di sviluppo abbiamo?
Queste domande sono le questioni portanti del nostro futuro. Allora sarebbe bello che il maggior numero di cittadini valdagnesi potessero esprimere le loro idee in merito.
Noi del PD crediamo che allargare al massimo il dibattito politico sia una ricchezza presente da non perdere.
Non sempre e non tutti trovano il tempo o il coraggio di esprimere queste loro idee. Per molti, partecipare ad assemblee e incontri non sempre è possibile.
Attraverso il nostro blog o tramite @mail tutti possono trovare il tempo e lo spazio per farci conoscere le loro attese, il loro “sogno”.
Per questo vi invitiamo a farci conoscere i vostri pensieri sulla nostra città utilizzando la mail ed il nostro blog.
Ci daremo un po’ di tempo per raccogliere idee e progetti. Insieme al lavoro dei due gruppi del PD vedremo di trovarsi insieme per tirare le fila e vedere quali forze e quali possibilità potremo condividere.
Aspettiamo i vostri contributi.
Per il PD
il coordinatore
franco visonà
http://http://pdvaldagno.blogspot.com/
come certo sapete il PD valdagnese ha iniziato un lavoro in preparazione delle prossime elezioni amministrative.
Alcuni di noi stanno lavorando nei 2 gruppi tematici: progetto città e sociale.
Dalla frequentazione ad alcuni incontri mi è venuta in mente la possibilità di allargare il dibattito in modo di raccogliere il maggior numero di idee.
Per quelli che sono interessati a pensare al futuro della nostra città, la domanda più impegnativa è: " Cosa farò da grande?" nel senso di riconoscere, capire ed indovinare la prospettiva su cui muoversi, l'idea portante su cui fondare lo sviluppo della nostra comunità, quale idea di sviluppo abbiamo?
Queste domande sono le questioni portanti del nostro futuro. Allora sarebbe bello che il maggior numero di cittadini valdagnesi potessero esprimere le loro idee in merito.
Noi del PD crediamo che allargare al massimo il dibattito politico sia una ricchezza presente da non perdere.
Non sempre e non tutti trovano il tempo o il coraggio di esprimere queste loro idee. Per molti, partecipare ad assemblee e incontri non sempre è possibile.
Attraverso il nostro blog o tramite @mail tutti possono trovare il tempo e lo spazio per farci conoscere le loro attese, il loro “sogno”.
Per questo vi invitiamo a farci conoscere i vostri pensieri sulla nostra città utilizzando la mail ed il nostro blog.
Ci daremo un po’ di tempo per raccogliere idee e progetti. Insieme al lavoro dei due gruppi del PD vedremo di trovarsi insieme per tirare le fila e vedere quali forze e quali possibilità potremo condividere.
Aspettiamo i vostri contributi.
Per il PD
il coordinatore
franco visonà
http://http://pdvaldagno.blogspot.com/
UN ESEMPIO: Il Comune “esporta” il modo di differenziare
Dopo i riconoscimenti per i risultati della raccolta porta a porta in città
Il Comune “esporta” il modo di differenziare
Dodici le amministrazioni friulane, 60 mila abitanti, a lezione per copiare il metodo della raccolta dei rifiuti
Valdagno esporta il suo modello di raccolta differenziata. E per farlo, sale in cattedra di fronte a 12 Comuni friulani, per un bacino di oltre 60 mila abitanti, riuniti nell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese. Tra i centri più noti vi sono Gemona del Friuli, Majano, Artegna, Buja, Montenars e Osoppo. A Majano, in occasione degli eventi collegati alla settimana ecologica 2008, è toccato a Graziano Dal Lago, dirigente della Direzione lavori pubblici del Comune, e Paolo Slaviero, assessore all’ecologia dal 1995 al 2000, esporre agli amministratori locali il “Modello Valdagno: 10 anni di raccolta porta a porta”. Risultati confortanti, quelli che oggi diventano materia di studio per il Friuli, con primi passi mossi nel gennaio 1999 quando l'Ammministrazione decise di dire addio ai cassonetti, passando al sistema con ritiro a domicilio. Tra i dati più significativi esposti ai Comuni friulani e che rappresentano i punti più significativi del modello Valdagno, sono da ricordare quelli legati al miglioramento costante nella differenziata. Basti pensare che nel 1997, l'85% della raccolta era di tipo misto. Nel 1998 si erano già visti margini di miglioramento confermati dal fatto che il rifiuto indifferenziato era sceso al 75%, facendo invece crescere al 25% la raccolta separata dei rifiuti. Fino ad arrivare a quest’anno, con una decisa impennata: 68%, contro quella mista calata al 32%. Dati importanti, che hanno portato Valdagno in prima posizione tra i Comuni vicentini con oltre 10 mila abitanti, in fatto di riciclo dei rifiuti solidi urbani, ed al 22° posto al nord Italia. A dirlo sono i risultati della classifica di Legambiente che, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente, ha assegnato il premio di “Comuni Ricicloni” 2008: risultato, che è servito a far salire in cattedra il modello Valdagno. Il risultato nasce dall’“indice di buona gestione” che prende in considerazione la percentuale di raccolta differenziata, ma soprattutto l’efficienza e la qualità della gestione del rifiuto cittadino nel suo complesso. Particolarmente apprezzato è il modo in cui è gestito l’ecocentro di via Gasdotto, in zona industriale. Nel 2007, sono stati prodotti 9 milioni 852 mila chili di rifiuti, di cui un milione e 670 mila chili di carta. La frazione secca raccolta si attesta su 2 milioni 363 chili, mentre l’umido non arriva a un milione e mezzo di chili.
(Luigi Cristina Da Il Giornale di Vicenza 05.12.08)
Il Comune “esporta” il modo di differenziare
Dodici le amministrazioni friulane, 60 mila abitanti, a lezione per copiare il metodo della raccolta dei rifiuti
Valdagno esporta il suo modello di raccolta differenziata. E per farlo, sale in cattedra di fronte a 12 Comuni friulani, per un bacino di oltre 60 mila abitanti, riuniti nell’Ecomuseo delle Acque del Gemonese. Tra i centri più noti vi sono Gemona del Friuli, Majano, Artegna, Buja, Montenars e Osoppo. A Majano, in occasione degli eventi collegati alla settimana ecologica 2008, è toccato a Graziano Dal Lago, dirigente della Direzione lavori pubblici del Comune, e Paolo Slaviero, assessore all’ecologia dal 1995 al 2000, esporre agli amministratori locali il “Modello Valdagno: 10 anni di raccolta porta a porta”. Risultati confortanti, quelli che oggi diventano materia di studio per il Friuli, con primi passi mossi nel gennaio 1999 quando l'Ammministrazione decise di dire addio ai cassonetti, passando al sistema con ritiro a domicilio. Tra i dati più significativi esposti ai Comuni friulani e che rappresentano i punti più significativi del modello Valdagno, sono da ricordare quelli legati al miglioramento costante nella differenziata. Basti pensare che nel 1997, l'85% della raccolta era di tipo misto. Nel 1998 si erano già visti margini di miglioramento confermati dal fatto che il rifiuto indifferenziato era sceso al 75%, facendo invece crescere al 25% la raccolta separata dei rifiuti. Fino ad arrivare a quest’anno, con una decisa impennata: 68%, contro quella mista calata al 32%. Dati importanti, che hanno portato Valdagno in prima posizione tra i Comuni vicentini con oltre 10 mila abitanti, in fatto di riciclo dei rifiuti solidi urbani, ed al 22° posto al nord Italia. A dirlo sono i risultati della classifica di Legambiente che, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente, ha assegnato il premio di “Comuni Ricicloni” 2008: risultato, che è servito a far salire in cattedra il modello Valdagno. Il risultato nasce dall’“indice di buona gestione” che prende in considerazione la percentuale di raccolta differenziata, ma soprattutto l’efficienza e la qualità della gestione del rifiuto cittadino nel suo complesso. Particolarmente apprezzato è il modo in cui è gestito l’ecocentro di via Gasdotto, in zona industriale. Nel 2007, sono stati prodotti 9 milioni 852 mila chili di rifiuti, di cui un milione e 670 mila chili di carta. La frazione secca raccolta si attesta su 2 milioni 363 chili, mentre l’umido non arriva a un milione e mezzo di chili.
(Luigi Cristina Da Il Giornale di Vicenza 05.12.08)
mercoledì 3 dicembre 2008
OLTRE SKY AL GOVERNO NON PIACE L'ENERGIA PULITA E MENO CARA
OLTRE SKY AL GOVERNO NON PIACE L'ENERGIA PULITA E MENO CARA
Con Berlusconi sarà sempre più difficile pagara meno l'energia
E' necessario capire che non dobbiamo cadere nel depistaggio della comunicazione del governo, dietro il rincorrere l'aumento delle tasse su beni voluttuari come la tv a pagamento, si nasconde una cosa più grave: la mancata riduzione delle tasse sulle bollette energetiche e l'aggravio con probabibile blocco ai sistemi di rimborso degli investimenti dei cittadini per il risparmio dei consumi di energia e per le case ecologiche con l'introduzione dell'assurdo silenzio diniego.
E' prevedibile il blocco della ripresa nel settore dell'edilizia e del rilancio dell'economia più in generale secondo modelli ecosostenibili già sperimentati in Europa.
Su questo tema riceviamo da Stefano De Marzi Assessore all'Urbanistica del Comune di Arzignano un approfondimento che volentieri pubblichiamo.
C'è un settore nel quale l'appello di Berlusconi a non ridurre gli acquisti rimarrà disatteso. Parliamo delle tecnologie per il risparmio energetico – caldaie a condensazione, solare termico, infissi, isolamento termico, pompe di calore efficienti, caldaie a biomassa – per le quali si utilizza la detrazione fiscale del 55%. Si tratta di una norma introdotta da Bersani che stava ottenendo un buon successo come dimostrano i 230.000 interventi realizzati tra il 2007 e il 2008 con riduzioni delle importazioni di combustibili e delle le emissioni di CO2. Lo slancio nei comparti dell'efficienza ha poi evidentemente comportato benefici economici e occupazionali per le aziende del settore. Si possono stimare in 0,5 miliardi di euro le maggiori entrate derivanti dall'emersione del lavoro sommerso e dall'incremento dell'Iva, una cifra cioè dello stesso ordine di grandezza dei maggiori incentivi per l'efficienza energetica. Le mancate entrate legate al passaggio dalla detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie alla detrazione del 55% per gli interventi legati all'efficienza energetica sono infatti stimabili in 0,63 miliardi euro nel biennio 2007-8. Questi numeri evidenziano come, anche dal punto di vista strettamente economico, il provvedimento comporta un impatto minimo sulle casse dello Stato, oltre a garantire minori importazioni di combustibili e un taglio delle emissioni. Secondo il decreto legge 185/2008 approvato venerdì 28 novembre dal Governo, l'accesso agli incentivi passerebbe attraverso una pratica burocratica più complessa ma soprattutto verrebbero posti limiti massimi di spesa di 82,7 milioni di euro per il 2008, 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Ipotizzando che queste cifre coprano le minori entrate misurate come differenza tra le detrazioni al 36% e quelle al 55%, la somma prevista per il 2008 coprirebbe solo un quarto degli interventi effettuati. Se invece, come è più probabile, il tetto si riferisce alla quota annuale dell'intero 55% si coprirebbe solo un terzo degli interventi del 2008, 2009 e 2010 nell'ipotesi di mancata crescita degli interventi. E' evidente che un simile provvedimento presterebbe il fianco a una valanga di ricorsi per cui probabilmente verrà rivisto. E tutto questo mentre oggi a Poznan si apre la 14a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e inizia il mese decisivo per le scelte europee sul pacchetto 2020. L'Italia si presenta a questi appuntamenti criticando gli impegni da assumere e contemporaneamente smantellando alcuni dei provvedimenti più innovativi di riduzione delle emissioni di CO2, con l'attacco alle detrazioni fiscali seguito a quello alla certificazione energetica degli edifici. Mentre Francia e Germania, ad esempio, rafforzano il pacchetto anticrisi proprio con misure a favore dell'efficienza energetica nell'edilizia.
Comunque, considerati i vasti interessi toccati - cittadini, piccole imprese, industrie dell'efficienza - e vista l'assurdità di una manovra retroattiva è presumibile che contro questo provvedimento si scatenerà una forte reazione.
Penso sia importante che il PD su tale argomento faccia un lavoro di diffusione e informazione verso i cittadini.
Stefano De Marzi
Con Berlusconi sarà sempre più difficile pagara meno l'energia
E' necessario capire che non dobbiamo cadere nel depistaggio della comunicazione del governo, dietro il rincorrere l'aumento delle tasse su beni voluttuari come la tv a pagamento, si nasconde una cosa più grave: la mancata riduzione delle tasse sulle bollette energetiche e l'aggravio con probabibile blocco ai sistemi di rimborso degli investimenti dei cittadini per il risparmio dei consumi di energia e per le case ecologiche con l'introduzione dell'assurdo silenzio diniego.
E' prevedibile il blocco della ripresa nel settore dell'edilizia e del rilancio dell'economia più in generale secondo modelli ecosostenibili già sperimentati in Europa.
Su questo tema riceviamo da Stefano De Marzi Assessore all'Urbanistica del Comune di Arzignano un approfondimento che volentieri pubblichiamo.
C'è un settore nel quale l'appello di Berlusconi a non ridurre gli acquisti rimarrà disatteso. Parliamo delle tecnologie per il risparmio energetico – caldaie a condensazione, solare termico, infissi, isolamento termico, pompe di calore efficienti, caldaie a biomassa – per le quali si utilizza la detrazione fiscale del 55%. Si tratta di una norma introdotta da Bersani che stava ottenendo un buon successo come dimostrano i 230.000 interventi realizzati tra il 2007 e il 2008 con riduzioni delle importazioni di combustibili e delle le emissioni di CO2. Lo slancio nei comparti dell'efficienza ha poi evidentemente comportato benefici economici e occupazionali per le aziende del settore. Si possono stimare in 0,5 miliardi di euro le maggiori entrate derivanti dall'emersione del lavoro sommerso e dall'incremento dell'Iva, una cifra cioè dello stesso ordine di grandezza dei maggiori incentivi per l'efficienza energetica. Le mancate entrate legate al passaggio dalla detrazione del 36% per le ristrutturazioni edilizie alla detrazione del 55% per gli interventi legati all'efficienza energetica sono infatti stimabili in 0,63 miliardi euro nel biennio 2007-8. Questi numeri evidenziano come, anche dal punto di vista strettamente economico, il provvedimento comporta un impatto minimo sulle casse dello Stato, oltre a garantire minori importazioni di combustibili e un taglio delle emissioni. Secondo il decreto legge 185/2008 approvato venerdì 28 novembre dal Governo, l'accesso agli incentivi passerebbe attraverso una pratica burocratica più complessa ma soprattutto verrebbero posti limiti massimi di spesa di 82,7 milioni di euro per il 2008, 185,9 milioni per il 2009 e 314,8 milioni per il 2010. Ipotizzando che queste cifre coprano le minori entrate misurate come differenza tra le detrazioni al 36% e quelle al 55%, la somma prevista per il 2008 coprirebbe solo un quarto degli interventi effettuati. Se invece, come è più probabile, il tetto si riferisce alla quota annuale dell'intero 55% si coprirebbe solo un terzo degli interventi del 2008, 2009 e 2010 nell'ipotesi di mancata crescita degli interventi. E' evidente che un simile provvedimento presterebbe il fianco a una valanga di ricorsi per cui probabilmente verrà rivisto. E tutto questo mentre oggi a Poznan si apre la 14a Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e inizia il mese decisivo per le scelte europee sul pacchetto 2020. L'Italia si presenta a questi appuntamenti criticando gli impegni da assumere e contemporaneamente smantellando alcuni dei provvedimenti più innovativi di riduzione delle emissioni di CO2, con l'attacco alle detrazioni fiscali seguito a quello alla certificazione energetica degli edifici. Mentre Francia e Germania, ad esempio, rafforzano il pacchetto anticrisi proprio con misure a favore dell'efficienza energetica nell'edilizia.
Comunque, considerati i vasti interessi toccati - cittadini, piccole imprese, industrie dell'efficienza - e vista l'assurdità di una manovra retroattiva è presumibile che contro questo provvedimento si scatenerà una forte reazione.
Penso sia importante che il PD su tale argomento faccia un lavoro di diffusione e informazione verso i cittadini.
Stefano De Marzi
mercoledì 26 novembre 2008
E la Lega cosa fa a Roma? Ma è ancora vero il detto "Roma ladrona?"
5/11/2008
Roma
ROMA CAPITALE. STRADIOTTO (PD): LEGA PRENDE IN GIRO NORD
Dichiarazione del senatore del Pd, Marco Stradiotto
"La lega continua a prendere in giro gli italiani e i cittadini del Nord". Lo dichiara il senatore del Pd Marco Stradiotto in merito all'annuncio, da parte del presidente Giorgetti, di ritirare l'emendamento al dl 154/08 presentato dall'onorevole Bigonci per la soppressione di 500 milioni a Roma Capitale a partire dal 2010. "Già sui famosi 140 milioni da destinare alla città di Catania la Lega si è sperticata in annunci e dichiarazioni per contrastarne l'approvazione. Solo parole, nei fatti, al momento della votazione dell'emendamento del Pd che avrebbe destinato i 140 milioni ai comuni delle aree di confine la Lega, anziché votare la misura, si è allineata a Forza Italia e ad Alleanza nazionale non tenendo fede alle dichiarazioni fatte". "Oggi - aggiunge Stradiotto - ci risiamo. Dopo gli annunci fatti la scorsa settimana dal capogruppo della Lega in commissione bilancio, l'onorevole Bigonci, e la presentazione di un suo emendamento per la soppressione dei 500 milioni destinati a Roma, poche ore fa il presidente Giorgetti ha comunicato che lo stesso Bigonci ha ritirato l'emendamento. La Lega - conclude Stradiotto - lancia il sasso e nasconde la mano, prendendo in giro i cittadini. È grave. E lo è ancor di più in momenti di profonda crisi economica come quella che sta attraversando il Paese".
Uff. Stampa
IL GAZZETTINO - 13 novembre 2008
FALLISCE PER POCHI VOTI AL SENATO LA PROPOSTA DEL PD
Fistarol attacca Lega e Pdl veneto: «Il decreto salva-Catania è uno schiaffo al
federalismo»
Passa al Senato la norma "salva-Catania". E scoppia la polemica, soprattutto a
Nordest, sul federalismo. L'articolo 5 del decreto 154 messo in votazione l'altra sera
prevede un finanziamento di 140 milioni di euro al comune siciliano da parte del Cipe
per evitarne il dissesto finanziario. Lo stesso decreto ha destinato 500 milioni a Roma.
Il Pd aveva presentato un emendamento dei veneti Paolo Giaretta, Maurizio Fistarol e
Marco Stradiotto per destinare i 500 milioni anche al ripiano dei disavanzi di altri
comuni, e per dirottare i 140 milioni di Catania sui territori confinanti con le regioni a
statuto speciale. Testo affondato dal centrodestra compatto: 140 voti contro 112.
«Uno schiaffo ai comuni virtuosi, che in un momento di grandi difficoltà di bilancio
affrontano i problemi e se li risolvono» dice amareggiato Maurizio Fistarol che ha
illustrato l'emendamento in Aula.
Sono in tanti alla canna del gas.
«Per questo non si possono premiare i soliti furbi, chi amministra male sperperando il
denaro pubblico e poi corre dallo stato a chiedere che gli risolva i problemi. È il
contrario del federalismo».
Che però ancora non c'è.
«Ma di questi tempi tutti si riempiono la bocca di federalismo fiscale. Mentre siamo in
presenza di un insulto alla vera autonomia, alla cultura della responsabilità: si premia
chi è federalista o centralista a seconda della convenienza».
Perchè i 140 milioni di Catania li volete destinare ai comuni limitrofi alle regioni a
statuto autonomo?
«In Veneto dal 2005 al 2008 ci sono stati 20 referendumn di Comuni per passare al
Trentino o al Friuli. Di questi, 16 hanno avuto esito positivo e dovrà occuparsene il
Parlamento. Un segnale di malessere evidente che si cerca di risolvere passando con
chi ha risorse maggiori».
Volete impedirne il passaggio?
«Ciascuno è libero di decidere. Il nostro scopo è un riequilibrio di risorse, una par
condicio tra le regioni autonome e i territori limitrofi. Differenze ormai non più
sostenibili ai livelli attuali».
Davvero sperava che l'emendamento passasse?
«Il testo è stato bocciato per 28 voti. L'opposizione, compresi i siciliani, ha votato
compatta. Sarebbe bastata una manciata di voti del centrodestra per ribaltare l'esito.
Ma chi anche in Veneto si straccia ogni giorno le vesti per gli sprechi delle
amministrazioni del Sud, ha detto sì al finanziamento di Catania. Purtroppo non si
cambiano le cose con le dichiarazioni eclatanti. Bisogna giudicare dai fatti. E
cominciare a chiedere conto dei singoli comportamenti».
A chi lo dice?
«A Galan, che ha attaccato duramente questo provvedimento e al quale avevamo
chiesto di intervenire sui parlamentari del suo partito. Mi rivolgo a tutti i veneti che
hanno bocciato l'emendamento, ai vari Bricolo, Stiffoni, Bonazza Buora, Saia, a Piero
Longo, subentrato a Galan in senato, tanto per fare dei nomi. Lezioni di federalismo
non ne accettiamo più. D'ora in poi sfideremo chi è federalista a parole».
Come?
«Intanto ripresentando l'emendamento alla Camera tra un paio di settimane. Stiamo a
vedere».
A. Liv.
Roma
ROMA CAPITALE. STRADIOTTO (PD): LEGA PRENDE IN GIRO NORD
Dichiarazione del senatore del Pd, Marco Stradiotto
"La lega continua a prendere in giro gli italiani e i cittadini del Nord". Lo dichiara il senatore del Pd Marco Stradiotto in merito all'annuncio, da parte del presidente Giorgetti, di ritirare l'emendamento al dl 154/08 presentato dall'onorevole Bigonci per la soppressione di 500 milioni a Roma Capitale a partire dal 2010. "Già sui famosi 140 milioni da destinare alla città di Catania la Lega si è sperticata in annunci e dichiarazioni per contrastarne l'approvazione. Solo parole, nei fatti, al momento della votazione dell'emendamento del Pd che avrebbe destinato i 140 milioni ai comuni delle aree di confine la Lega, anziché votare la misura, si è allineata a Forza Italia e ad Alleanza nazionale non tenendo fede alle dichiarazioni fatte". "Oggi - aggiunge Stradiotto - ci risiamo. Dopo gli annunci fatti la scorsa settimana dal capogruppo della Lega in commissione bilancio, l'onorevole Bigonci, e la presentazione di un suo emendamento per la soppressione dei 500 milioni destinati a Roma, poche ore fa il presidente Giorgetti ha comunicato che lo stesso Bigonci ha ritirato l'emendamento. La Lega - conclude Stradiotto - lancia il sasso e nasconde la mano, prendendo in giro i cittadini. È grave. E lo è ancor di più in momenti di profonda crisi economica come quella che sta attraversando il Paese".
Uff. Stampa
IL GAZZETTINO - 13 novembre 2008
FALLISCE PER POCHI VOTI AL SENATO LA PROPOSTA DEL PD
Fistarol attacca Lega e Pdl veneto: «Il decreto salva-Catania è uno schiaffo al
federalismo»
Passa al Senato la norma "salva-Catania". E scoppia la polemica, soprattutto a
Nordest, sul federalismo. L'articolo 5 del decreto 154 messo in votazione l'altra sera
prevede un finanziamento di 140 milioni di euro al comune siciliano da parte del Cipe
per evitarne il dissesto finanziario. Lo stesso decreto ha destinato 500 milioni a Roma.
Il Pd aveva presentato un emendamento dei veneti Paolo Giaretta, Maurizio Fistarol e
Marco Stradiotto per destinare i 500 milioni anche al ripiano dei disavanzi di altri
comuni, e per dirottare i 140 milioni di Catania sui territori confinanti con le regioni a
statuto speciale. Testo affondato dal centrodestra compatto: 140 voti contro 112.
«Uno schiaffo ai comuni virtuosi, che in un momento di grandi difficoltà di bilancio
affrontano i problemi e se li risolvono» dice amareggiato Maurizio Fistarol che ha
illustrato l'emendamento in Aula.
Sono in tanti alla canna del gas.
«Per questo non si possono premiare i soliti furbi, chi amministra male sperperando il
denaro pubblico e poi corre dallo stato a chiedere che gli risolva i problemi. È il
contrario del federalismo».
Che però ancora non c'è.
«Ma di questi tempi tutti si riempiono la bocca di federalismo fiscale. Mentre siamo in
presenza di un insulto alla vera autonomia, alla cultura della responsabilità: si premia
chi è federalista o centralista a seconda della convenienza».
Perchè i 140 milioni di Catania li volete destinare ai comuni limitrofi alle regioni a
statuto autonomo?
«In Veneto dal 2005 al 2008 ci sono stati 20 referendumn di Comuni per passare al
Trentino o al Friuli. Di questi, 16 hanno avuto esito positivo e dovrà occuparsene il
Parlamento. Un segnale di malessere evidente che si cerca di risolvere passando con
chi ha risorse maggiori».
Volete impedirne il passaggio?
«Ciascuno è libero di decidere. Il nostro scopo è un riequilibrio di risorse, una par
condicio tra le regioni autonome e i territori limitrofi. Differenze ormai non più
sostenibili ai livelli attuali».
Davvero sperava che l'emendamento passasse?
«Il testo è stato bocciato per 28 voti. L'opposizione, compresi i siciliani, ha votato
compatta. Sarebbe bastata una manciata di voti del centrodestra per ribaltare l'esito.
Ma chi anche in Veneto si straccia ogni giorno le vesti per gli sprechi delle
amministrazioni del Sud, ha detto sì al finanziamento di Catania. Purtroppo non si
cambiano le cose con le dichiarazioni eclatanti. Bisogna giudicare dai fatti. E
cominciare a chiedere conto dei singoli comportamenti».
A chi lo dice?
«A Galan, che ha attaccato duramente questo provvedimento e al quale avevamo
chiesto di intervenire sui parlamentari del suo partito. Mi rivolgo a tutti i veneti che
hanno bocciato l'emendamento, ai vari Bricolo, Stiffoni, Bonazza Buora, Saia, a Piero
Longo, subentrato a Galan in senato, tanto per fare dei nomi. Lezioni di federalismo
non ne accettiamo più. D'ora in poi sfideremo chi è federalista a parole».
Come?
«Intanto ripresentando l'emendamento alla Camera tra un paio di settimane. Stiamo a
vedere».
A. Liv.
domenica 23 novembre 2008
DAGLI AL PD. INTANTO FI EVAPORA IN 10 MINUTI
Sui grandi giornali scivola via lo spiccio scioglimento d’autorità del partito del premier. E adesso Berlusconi ordina alla Rai: basta parlare di crisi economica
L’altra sera a Frascati Veltroni aveva fatto una scommessa: «A Berlusconi sono bastati dieci minuti per sciogliere un partito, voglio vedere i giornali cosa diranno...». Servito. Ieri la lettura dei quotidiani, che danno più spazio alle beghe interne del Pd che allo scioglimento-blitz di Forza Italia, lo ha confermato in un’idea che lo perseguita dal giorno delle elezioni: la partita dell’informazione sta diventando una delle più difficili.
Non solo perché i media italiani, per lo più, hanno la vocazione storica a salire sul carro del vincitore, ma perché forti (e quindi informazione) e Cavaliere sembra stritolante. Si è visto da subito,male cose, dicono al Pd, stanno peggiorando.
Ieri il panorama dei media era particolare.
L’idea che si possa sciogliere un partito votato da milioni di persone in quindici minuti facendo riascoltare il discorso di 14 anni fa (e precisando che nulla è cambiato), non ha provocato alcun fremito nei commentatori e negli editorialisti. Un silenzio più rispettoso che indifferente ha accompagnato l’evento. Gli occhi erano puntati solo sulle lacrime di Berlusconi e sulle flebili proteste di An nemmeno citata dal Cavaliere.
L’Italia è l’unico paese al mondo, osservavano qualche giorno fa al Pd, in cui il presidente del consiglio possa dare degli imbecilli e dei coglioni agli esponenti dell’opposizione, senza che si alzi un fiato. E senza che venga segnalata un’anomalia ancora più grave: nessun esponente del Pdl ha preso le distanze dal premier.
Maieri il panorama dei media ha allarmato il Pd anche per un altro motivo. Mentre nessuna prima pagina ha riportato un dubbio sullo scioglimento lampo di Forza Italia, qualche autorevole giornale dava conto, senza un lamento, dell’ultima preoccupazione di Berlusconi: in Rai si parla troppo della crisi. È questo, pensa il premier, che semina sfiducia, induce la gente a spendere di meno, creando quel clima che i sondaggi iniziano a registrare. In effetti, pensano al Pd, Berlusconi ha le sue ragioni. Se è riuscito a vincere le elezioni puntando sulla paura e l’allarme criminalità, ora rischia parecchio se la Rai ricorda che c’è la crisi. Una differenza ci sarebbe: l’allarme criminalità era ingigantito ad arte, la crisi economica è vera, ma è un dettaglio. Spaventa però la ricetta che ha in mente il premier: prendersi sulla Rai più spazio di quanto già ne abbia, limitando quel flebile richiamo alla realtà che ancora esce dallo schermo pubblico. Questo spiega perché il premier ha dato il suo assenso a Zavoli (lo sblocco della Vigilanza permetterebbe di affrontare il nodo delle nuove nomine).
Per fortuna di Berlusconi i media sono tutti occupati a misurare i danni provocati alla leadership di Veltoni dal caso Villari
Sui grandi giornali scivola via lo spiccio scioglimento d’autorità del partito del premier. E adesso Berlusconi ordina alla Rai: basta parlare di crisi economica
L’altra sera a Frascati Veltroni aveva fatto una scommessa: «A Berlusconi sono bastati dieci minuti per sciogliere un partito, voglio vedere i giornali cosa diranno...». Servito. Ieri la lettura dei quotidiani, che danno più spazio alle beghe interne del Pd che allo scioglimento-blitz di Forza Italia, lo ha confermato in un’idea che lo perseguita dal giorno delle elezioni: la partita dell’informazione sta diventando una delle più difficili.
Non solo perché i media italiani, per lo più, hanno la vocazione storica a salire sul carro del vincitore, ma perché forti (e quindi informazione) e Cavaliere sembra stritolante. Si è visto da subito,male cose, dicono al Pd, stanno peggiorando.
Ieri il panorama dei media era particolare.
L’idea che si possa sciogliere un partito votato da milioni di persone in quindici minuti facendo riascoltare il discorso di 14 anni fa (e precisando che nulla è cambiato), non ha provocato alcun fremito nei commentatori e negli editorialisti. Un silenzio più rispettoso che indifferente ha accompagnato l’evento. Gli occhi erano puntati solo sulle lacrime di Berlusconi e sulle flebili proteste di An nemmeno citata dal Cavaliere.
L’Italia è l’unico paese al mondo, osservavano qualche giorno fa al Pd, in cui il presidente del consiglio possa dare degli imbecilli e dei coglioni agli esponenti dell’opposizione, senza che si alzi un fiato. E senza che venga segnalata un’anomalia ancora più grave: nessun esponente del Pdl ha preso le distanze dal premier.
Maieri il panorama dei media ha allarmato il Pd anche per un altro motivo. Mentre nessuna prima pagina ha riportato un dubbio sullo scioglimento lampo di Forza Italia, qualche autorevole giornale dava conto, senza un lamento, dell’ultima preoccupazione di Berlusconi: in Rai si parla troppo della crisi. È questo, pensa il premier, che semina sfiducia, induce la gente a spendere di meno, creando quel clima che i sondaggi iniziano a registrare. In effetti, pensano al Pd, Berlusconi ha le sue ragioni. Se è riuscito a vincere le elezioni puntando sulla paura e l’allarme criminalità, ora rischia parecchio se la Rai ricorda che c’è la crisi. Una differenza ci sarebbe: l’allarme criminalità era ingigantito ad arte, la crisi economica è vera, ma è un dettaglio. Spaventa però la ricetta che ha in mente il premier: prendersi sulla Rai più spazio di quanto già ne abbia, limitando quel flebile richiamo alla realtà che ancora esce dallo schermo pubblico. Questo spiega perché il premier ha dato il suo assenso a Zavoli (lo sblocco della Vigilanza permetterebbe di affrontare il nodo delle nuove nomine).
Per fortuna di Berlusconi i media sono tutti occupati a misurare i danni provocati alla leadership di Veltoni dal caso Villari
Regione Veneto e crisi Diego Bottacin
CRISI: COSA PUO’ FARE LA REGIONE VENETO
di Diego Bottacin
La crisi è dura e difficile da affrontare. In Veneto la produzione industriale crolla del 10%; aumenta esponenzialmente il ricorso alla cassa integrazione (+50%); il Pil è sottozero, i licenziamenti colpiscono un po’ tutti ma in particolar modo le fasce più deboli che si collocano tra i 40 e i 55 anni. E le previsioni per il 2009, almeno per il primo semestre, sono anche peggiori. A fare i conti ogni giorno con il progressivo impoverimento della loro condizione sono soprattutto le famiglie.
È vero però che drammatizzare non aiuta e che è invece necessario saper vedere quali opportunità può offrire questa difficile situazione. L’opportunità principale deriva sicuramente dal fatto che l’attuale “stato di necessità” dovrebbe spingere il Paese di affrontare quelle riforme strutturali che i Governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni hanno unanimemente dichiarato di voler attuare ma su cui hanno indiscutibilmente fallito.
Mi riferisco ad azioni atte a modernizzare il sistema economico e fiscale (demolendo le nostre innumerevoli corporazioni), smagrire e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, adeguare il welfare ai mutati bisogni della nostra società. Su questi punti “grazie” alla crisi è forse possibile trovare in Parlamento e nell’opinione pubblica le condizioni di consenso che fino a ieri venivano a mancare. Perché questo processo di riforme possa realizzarsi sono però indispensabili alcuni interventi immediati che permettano al nostro sistema sociale ed economico di reggere l’impatto della crisi. Ecco alcune proposte:
Sostegno alle famiglie
Per dare sostegno alle famiglie e sostenere il loro potere d’acquisto non basta certamente la social card: a livello nazionale è necessario un sistema fiscale più amico delle famiglie a partire dalla defiscalizzazione, anche parziale, della tredicesima. Inoltre va elevata la quota detraibile delle spese sostenute per l’assistenza e la cura di anziani e bambini e per l’istruzione e la formazione dei figli. La Regione dovrebbe infine intervenire sulla tassazione diretta esentando i redditi inferiori ai 35.000 euro lordi l’anno dall’addizionale Irpef.
Sostegno alle imprese
Per sostenere le imprese, la Regione può intervenire su più fronti. Uno di questi è la riduzione dell’Irap per quelle che investono in innovazione, tecnologia e fonti energetiche alternative e che sono in regola con la certificazione ambientale (emissioni sotto la soglia). Un secondo intervento è senz’altro quello di svincolare dal Patto di stabilità i “comuni virtuosi” in modo che possano pagare i fornitori ed investire in opere pubbliche. A causa del patto di stabilità, infatti, circa 700 milioni di euro sono bloccati nelle casse degli enti pubblici (Fonte: Ance).
Politiche di welfare:
Secondo il rapporto Caritas i poveri in Italia sono 15 milioni. E nonostante il Veneto sia tra le regioni con un indice più alto di benessere, si registra un progressivo impoverimento della classe media e un aumento delle famiglie in seria difficoltà economica. In questo quadro, la recente ristrutturazione di molte aziende e il numero allarmante di ricorsi alla cassa integrazione (1.224.541 ore nella sola provincia di Treviso) e di licenziamenti aggrava ulteriormente la situazione rendendo necessario che la Regione approvi subito il progetto di legge sull’occupazione e il mercato del lavoro fermo da due anni in Commissione, dotandolo di risorse finanziarie adeguate. È impensabile che il Veneto, soprattutto in una fase come questa, conti solo sugli ammortizzatori sociali tradizionali dai quali sono escluse fasce sempre più estese di lavoratori e lavoratrici come i dipendenti delle piccole imprese e i parasubordinati. La Regione deve quindi dotarsi di sistemi innovativi di sostegno al reddito e di contributi per l’accompagnamento e il reinserimento lavorativo di tutti coloro che nei prossimi mesi perderanno il lavoro.
Il PD ha chiesto che il Consiglio regionale dibatta urgentemente sulla crisi. Questi e di altri provvedimenti immediati potrebbero trovare un consenso molto ampio e contribuire a trasmettere al Veneto il più efficace degli antidoti alla crisi: la fiducia.
di Diego Bottacin
La crisi è dura e difficile da affrontare. In Veneto la produzione industriale crolla del 10%; aumenta esponenzialmente il ricorso alla cassa integrazione (+50%); il Pil è sottozero, i licenziamenti colpiscono un po’ tutti ma in particolar modo le fasce più deboli che si collocano tra i 40 e i 55 anni. E le previsioni per il 2009, almeno per il primo semestre, sono anche peggiori. A fare i conti ogni giorno con il progressivo impoverimento della loro condizione sono soprattutto le famiglie.
È vero però che drammatizzare non aiuta e che è invece necessario saper vedere quali opportunità può offrire questa difficile situazione. L’opportunità principale deriva sicuramente dal fatto che l’attuale “stato di necessità” dovrebbe spingere il Paese di affrontare quelle riforme strutturali che i Governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni hanno unanimemente dichiarato di voler attuare ma su cui hanno indiscutibilmente fallito.
Mi riferisco ad azioni atte a modernizzare il sistema economico e fiscale (demolendo le nostre innumerevoli corporazioni), smagrire e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, adeguare il welfare ai mutati bisogni della nostra società. Su questi punti “grazie” alla crisi è forse possibile trovare in Parlamento e nell’opinione pubblica le condizioni di consenso che fino a ieri venivano a mancare. Perché questo processo di riforme possa realizzarsi sono però indispensabili alcuni interventi immediati che permettano al nostro sistema sociale ed economico di reggere l’impatto della crisi. Ecco alcune proposte:
Sostegno alle famiglie
Per dare sostegno alle famiglie e sostenere il loro potere d’acquisto non basta certamente la social card: a livello nazionale è necessario un sistema fiscale più amico delle famiglie a partire dalla defiscalizzazione, anche parziale, della tredicesima. Inoltre va elevata la quota detraibile delle spese sostenute per l’assistenza e la cura di anziani e bambini e per l’istruzione e la formazione dei figli. La Regione dovrebbe infine intervenire sulla tassazione diretta esentando i redditi inferiori ai 35.000 euro lordi l’anno dall’addizionale Irpef.
Sostegno alle imprese
Per sostenere le imprese, la Regione può intervenire su più fronti. Uno di questi è la riduzione dell’Irap per quelle che investono in innovazione, tecnologia e fonti energetiche alternative e che sono in regola con la certificazione ambientale (emissioni sotto la soglia). Un secondo intervento è senz’altro quello di svincolare dal Patto di stabilità i “comuni virtuosi” in modo che possano pagare i fornitori ed investire in opere pubbliche. A causa del patto di stabilità, infatti, circa 700 milioni di euro sono bloccati nelle casse degli enti pubblici (Fonte: Ance).
Politiche di welfare:
Secondo il rapporto Caritas i poveri in Italia sono 15 milioni. E nonostante il Veneto sia tra le regioni con un indice più alto di benessere, si registra un progressivo impoverimento della classe media e un aumento delle famiglie in seria difficoltà economica. In questo quadro, la recente ristrutturazione di molte aziende e il numero allarmante di ricorsi alla cassa integrazione (1.224.541 ore nella sola provincia di Treviso) e di licenziamenti aggrava ulteriormente la situazione rendendo necessario che la Regione approvi subito il progetto di legge sull’occupazione e il mercato del lavoro fermo da due anni in Commissione, dotandolo di risorse finanziarie adeguate. È impensabile che il Veneto, soprattutto in una fase come questa, conti solo sugli ammortizzatori sociali tradizionali dai quali sono escluse fasce sempre più estese di lavoratori e lavoratrici come i dipendenti delle piccole imprese e i parasubordinati. La Regione deve quindi dotarsi di sistemi innovativi di sostegno al reddito e di contributi per l’accompagnamento e il reinserimento lavorativo di tutti coloro che nei prossimi mesi perderanno il lavoro.
Il PD ha chiesto che il Consiglio regionale dibatta urgentemente sulla crisi. Questi e di altri provvedimenti immediati potrebbero trovare un consenso molto ampio e contribuire a trasmettere al Veneto il più efficace degli antidoti alla crisi: la fiducia.
OSPEDALE VALDAGNO CRIC Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
18-11-2008 17:12
VALDAGNO È tutto pronto per accogliere nel nosocomio il "Centro ricerca invecchiamento cerebrale "
Ospedale, conto alla rovescia per il Cric
Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
Valdagno È tutto pronto nella sede del vecchio ospedale di Valdagno per accogliere il Cric, il centro ricerca invecchiamento cerebrale, dove vengono accolti i pazienti affetti da Alzheimer o altre demenze.Il Centro attualmente si trova a Villa Margherita, sede completamente a carico dell'Ulss n. 6 di Vicenza, costretta a sborsare un canone di locazione salatissimo. Con il passaggio a Valdagno i pazienti potranno contare su spazi completamente rinnovati e capaci di rispondere alle attuali esigenze di assistenza, ma saranno ricompensati anche i dipendenti, per nove anni costretti alla precarietà, e che finalmente potranno contare sul posto fisso.Il trasferimento del Cric a Valdagno, pianificato un anno e mezzo fa commenta il consigliere regionale del PD, Claudio Rizzato finalmente si concretizza. Era ora che la città di Vicenza potesse contare su un centro provinciale dignitoso per i pazienti affetti da Alzheimer e demenze. Al contempo, però, era giusto poter dare delle garanzie di stabilità ai dipendenti (logopedisti, psicologi, biologi, neurologi, infermieri ed altre professionalità), che per nove anni hanno stretto i denti soltanto per amore della professione e perché credevano fortemente nel progetto assistenziale.
Grazie al direttore generale dell'Ulss n. 5 Ovest Vicentino, Renzo Alessi, questo progetto è diventato realtà: le Associazioni di tutela dei malati prosegue il consigliere regionale Claudio Rizzato non hanno mancato di sollevare delle perplessità, principalmente legate alla collocazione decentrata di Valdagno, ma altrettante realtà hanno accolto con entusiasmo la notizia, ritenendo che una nuova struttura potesse meglio rispondere alle esigenze di cura dei pazienti.La commissione regionale sanità la scorsa settimana ha ascoltato per dieci ore tutte le Associazioni legate al mondo della sanità e del sociale interessate al trasferimento e non ci sono state opposizioni, ma soltanto il desiderio comune di fare di tutto affinché il nuovo Centro ricerca invecchiamento cerebrale di Valdagno possa diventare al più presto operativo. C'è un'altra novità conclude il consigliere regionale Claudio Rizzato in quanto il nuovo Cric di Valdagno rappresenterà il fulcro di una rete vicentina di centri, che saranno al servizio dei malati e delle loro famiglie. Per quanto riguarda il trasporto dei pazienti al centro, dato che molti degli ospiti provengono da Vicenza, è allo studio una soluzione che terrà conto delle esigenze di ciascuno.
Matteo Crestani
Il Gazzettino 18 novembre 2008
18-11-2008 17:12
VALDAGNO È tutto pronto per accogliere nel nosocomio il "Centro ricerca invecchiamento cerebrale "
Ospedale, conto alla rovescia per il Cric
Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
Valdagno È tutto pronto nella sede del vecchio ospedale di Valdagno per accogliere il Cric, il centro ricerca invecchiamento cerebrale, dove vengono accolti i pazienti affetti da Alzheimer o altre demenze.Il Centro attualmente si trova a Villa Margherita, sede completamente a carico dell'Ulss n. 6 di Vicenza, costretta a sborsare un canone di locazione salatissimo. Con il passaggio a Valdagno i pazienti potranno contare su spazi completamente rinnovati e capaci di rispondere alle attuali esigenze di assistenza, ma saranno ricompensati anche i dipendenti, per nove anni costretti alla precarietà, e che finalmente potranno contare sul posto fisso.Il trasferimento del Cric a Valdagno, pianificato un anno e mezzo fa commenta il consigliere regionale del PD, Claudio Rizzato finalmente si concretizza. Era ora che la città di Vicenza potesse contare su un centro provinciale dignitoso per i pazienti affetti da Alzheimer e demenze. Al contempo, però, era giusto poter dare delle garanzie di stabilità ai dipendenti (logopedisti, psicologi, biologi, neurologi, infermieri ed altre professionalità), che per nove anni hanno stretto i denti soltanto per amore della professione e perché credevano fortemente nel progetto assistenziale.
Grazie al direttore generale dell'Ulss n. 5 Ovest Vicentino, Renzo Alessi, questo progetto è diventato realtà: le Associazioni di tutela dei malati prosegue il consigliere regionale Claudio Rizzato non hanno mancato di sollevare delle perplessità, principalmente legate alla collocazione decentrata di Valdagno, ma altrettante realtà hanno accolto con entusiasmo la notizia, ritenendo che una nuova struttura potesse meglio rispondere alle esigenze di cura dei pazienti.La commissione regionale sanità la scorsa settimana ha ascoltato per dieci ore tutte le Associazioni legate al mondo della sanità e del sociale interessate al trasferimento e non ci sono state opposizioni, ma soltanto il desiderio comune di fare di tutto affinché il nuovo Centro ricerca invecchiamento cerebrale di Valdagno possa diventare al più presto operativo. C'è un'altra novità conclude il consigliere regionale Claudio Rizzato in quanto il nuovo Cric di Valdagno rappresenterà il fulcro di una rete vicentina di centri, che saranno al servizio dei malati e delle loro famiglie. Per quanto riguarda il trasporto dei pazienti al centro, dato che molti degli ospiti provengono da Vicenza, è allo studio una soluzione che terrà conto delle esigenze di ciascuno.
Matteo Crestani
Il Gazzettino 18 novembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
Per il settimanale i provvedimenti di Maroni sono "inutili" e di "difficile messa in pratica"
"Le decisioni sono frutto di una descrizione esagerata della realtà"
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
"Misure indegne per uno stato di diritto"
ROMA - "Indegno di uno Stato di diritto". Questo il giudizio di Famiglia Cristiana sul "pacchetto sicurezza" proposto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Nell'editoriale politico di Famiglia Cristiana, firmato da Beppe Dal Colle, in edicola questa settimana. Per il settimanale cattolico, le misure previste - ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora eccetera - hanno due caratteristiche comuni: "l'inutilità ai fini a cui sono rivolte" e "l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze".
Secondo il settimanale, i provvedimenti "scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom". Famiglia Cristiana rileva come "i nomadi di origine rom e sinti" fossero "molti meno di quelli denunciati", e che la loro schedatura - soprattutto dei bambini - "è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d'intesa con la Croce Rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca".
Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che "qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del pacchetto sicurezza". Il riferimento è a Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di clochard che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni.
"Per loro - scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, 'la reiscrizione anagrafica' in modo tale che potessero riacquistare un'identità, visto che molti di loro erano stati davvero 'cancellati'". Quest'opera, aggiunge il settimanale, "continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa", in cui "le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi".
(da Repubblica on line 18 novembre 2008)
"Le decisioni sono frutto di una descrizione esagerata della realtà"
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
"Misure indegne per uno stato di diritto"
ROMA - "Indegno di uno Stato di diritto". Questo il giudizio di Famiglia Cristiana sul "pacchetto sicurezza" proposto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Nell'editoriale politico di Famiglia Cristiana, firmato da Beppe Dal Colle, in edicola questa settimana. Per il settimanale cattolico, le misure previste - ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora eccetera - hanno due caratteristiche comuni: "l'inutilità ai fini a cui sono rivolte" e "l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze".
Secondo il settimanale, i provvedimenti "scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom". Famiglia Cristiana rileva come "i nomadi di origine rom e sinti" fossero "molti meno di quelli denunciati", e che la loro schedatura - soprattutto dei bambini - "è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d'intesa con la Croce Rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca".
Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che "qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del pacchetto sicurezza". Il riferimento è a Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di clochard che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni.
"Per loro - scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, 'la reiscrizione anagrafica' in modo tale che potessero riacquistare un'identità, visto che molti di loro erano stati davvero 'cancellati'". Quest'opera, aggiunge il settimanale, "continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa", in cui "le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi".
(da Repubblica on line 18 novembre 2008)
Condono Fiscale e gettito erariale .... una bufala
Berlusconi condonò, ma gli evasori non hanno pagato nemmeno la sanatoria
Abbiamo condonato, tollerato gli evasori e speravamo di avere almeno in cambio qualche euro in più. Invece no, nemmeno quelli. La notizia è arrivata martedì dalla Corte dei Conti: la raffica dei condoni fiscali introdotti con la finanziaria 2003 – quando Berlusconi era al governo – non ha dato i frutti sperati: mancano all'appello 5,2 miliardi, mai versati, rispetto ai 26 miliardi che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base alle dichiarazioni di condono presentate.
L’indagine della Corte, però, non si limita a fotografare questa desolante realtà. Dà anche indicazioni precise al governo. Primo, smetterla con le sanatorie. O, detta altrimenti, «confermare la definitiva rinuncia a far ricorso ai condoni tributari per ottenere aumenti di gettito nel breve termine». Due, fare di tutto per riprenderci quello che abbiamo perduto. Insomma, recuperare i 5,2 miliardi e destinare una quota del maggior gettito recuperato dall'evasione come «bonus» per rimborsare i contribuenti che sono stati sottoposti a controllo, hanno subito per questo dei costi, e poi sono risultati in regola.
Il punto è che a disincentivare chi aveva evaso e doveva sanare i suoi debiti con lo Stato, secondo la Corte dei Conti, sono state le «reiterate proroghe ed estensioni e concessioni» che si sono rivelate «perniciose in termini di risultati effettivi finali (come è avvenuto per il riconoscimento dell'efficacia del condono sganciata dall'effettivo versamento delle rate successive alla prima) o hanno avuto un effetto fortemente diseducativo (com'è il caso delle dichiarazioni integrative riservate e della rottamazione dei ruoli)».
La Corte dei Conti ricorda poi che, «secondo il diritto comunitario, così come interpretato dalla Corte di Giustizia Europea, il condono Iva è illegittimo e non potrà più essere riproposto ma c'è da ritenere che alla stessa stregua sarebbero state giudicate anche le sanatorie relative alle altre imposte, se le stesse avessero avuto rilevanza per l'ordinamento comunitario».
Commenta la notizia l'ex ministro Giulio Santangata, oggi deputato Pd: «La Corte dei Conti – dice – rivela che in Italia esiste l'evasione al quadrato: chi ha evaso il fisco, ha prima chiesto il condono ma poi ritenuto di poter evadere anche quello. Ecco un'altra delle ragioni - conclude - per cui lo Stato si trova in difficoltà a far fronte alle necessità delle famiglie italiane». Adesso Berlusconi dovrebbe provare a spiegarglielo.
18 Nov 2008
Abbiamo condonato, tollerato gli evasori e speravamo di avere almeno in cambio qualche euro in più. Invece no, nemmeno quelli. La notizia è arrivata martedì dalla Corte dei Conti: la raffica dei condoni fiscali introdotti con la finanziaria 2003 – quando Berlusconi era al governo – non ha dato i frutti sperati: mancano all'appello 5,2 miliardi, mai versati, rispetto ai 26 miliardi che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base alle dichiarazioni di condono presentate.
L’indagine della Corte, però, non si limita a fotografare questa desolante realtà. Dà anche indicazioni precise al governo. Primo, smetterla con le sanatorie. O, detta altrimenti, «confermare la definitiva rinuncia a far ricorso ai condoni tributari per ottenere aumenti di gettito nel breve termine». Due, fare di tutto per riprenderci quello che abbiamo perduto. Insomma, recuperare i 5,2 miliardi e destinare una quota del maggior gettito recuperato dall'evasione come «bonus» per rimborsare i contribuenti che sono stati sottoposti a controllo, hanno subito per questo dei costi, e poi sono risultati in regola.
Il punto è che a disincentivare chi aveva evaso e doveva sanare i suoi debiti con lo Stato, secondo la Corte dei Conti, sono state le «reiterate proroghe ed estensioni e concessioni» che si sono rivelate «perniciose in termini di risultati effettivi finali (come è avvenuto per il riconoscimento dell'efficacia del condono sganciata dall'effettivo versamento delle rate successive alla prima) o hanno avuto un effetto fortemente diseducativo (com'è il caso delle dichiarazioni integrative riservate e della rottamazione dei ruoli)».
La Corte dei Conti ricorda poi che, «secondo il diritto comunitario, così come interpretato dalla Corte di Giustizia Europea, il condono Iva è illegittimo e non potrà più essere riproposto ma c'è da ritenere che alla stessa stregua sarebbero state giudicate anche le sanatorie relative alle altre imposte, se le stesse avessero avuto rilevanza per l'ordinamento comunitario».
Commenta la notizia l'ex ministro Giulio Santangata, oggi deputato Pd: «La Corte dei Conti – dice – rivela che in Italia esiste l'evasione al quadrato: chi ha evaso il fisco, ha prima chiesto il condono ma poi ritenuto di poter evadere anche quello. Ecco un'altra delle ragioni - conclude - per cui lo Stato si trova in difficoltà a far fronte alle necessità delle famiglie italiane». Adesso Berlusconi dovrebbe provare a spiegarglielo.
18 Nov 2008
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
Ecco la proposta dei consiglieri regionali del PD per dare una mano a persone ed imprese:
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO - OTTAVA LEGISLATURA
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
LE FAMIGLIE
presentata il 20 novembre 2008 dai Consiglieri Gallo, Azzi, Berlato Sella, Bonfante, Bottacin
Diego, Causin, Frigo, Marchese, Michieletto, Rizzato, Tiozzo, Trento, Atalmi, Bettin, Covi,
Pettenò, Rossato, Franchetto, Zabotti
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che il Veneto ha generato nel 2007 un Prodotto Interno Lordo di 144.263 milioni
di euro, pari al 9,4% di quello italiano (dati Istat) ma le previsioni evidenziano una crescita negativa
del PIL per il 2008 (-0,1%) e un peggioramento nel 2009 (-0,2%);
Considerata la recente crisi che ha investito i mercati finanziari di tutto il mondo e che
ovunque sta determinando una grave crisi dell’economia reale, prefigurando un periodo non breve
di recessione.
Considerate le condizioni di svantaggio del nostro Paese nei confronti dei principali Paesi
europei, dovute in particolare al peso del debito pubblico, ai ritardi infrastrutturali, agli scarsi
investimenti in ricerca e innovazione.
Considerate le conseguenze negative che tale situazione sta già producendo anche nel
Veneto sul fronte dell’accesso al credito per le imprese (quasi 500.000, di cui il 94% è sotto i 15
dipendenti).
Preso atto che nella nostra Regione:
- le assunzioni sono diminuite nel 2008 del 12,8% rispetto all’anno precedente, con un
saldo negativo di quasi 35.000 unità;
- le ore di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria è aumentata nei primi otto mesi
dell’anno del 50% mentre la CIG straordinaria è aumentata del 42% e che la previsione
per il 2008 è di superare i 15 milioni di ore (pari al numero di ore fruite nell’intero
triennio 1993-1995);
- gli inserimenti nelle liste di mobilità sono aumentati nel periodo gennaio – agosto di
2.300 unità rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e che le domande di
indennità di disoccupazione sono aumentate del 47%; la proiezione per il 2008 è di
raddoppiare il dato del 2007.
impegna la Giunta Regionale
a varare entro trenta giorni un disegno di legge che preveda interventi articolati su tre assi prioritari:
1. Aiuto alle imprese tramite:
- un Fondo regionale di garanzia di 50 milioni di euro destinato alla concessione di
cogaranzie a favore delle PMI aventi sede o unità produttiva nel territorio regionale;
- azioni nei confronti del sistema bancario per agevolare l’accesso al credito;
- concentrazione dell’impegno economico per interventi orientati all’innovazione
tecnologica, alla ricerca e alla valorizzazione del capitale umano;
- rifinanziamento straordinario delle agevolazioni previste dalle leggi regionali vigenti ed
in particolare per l’acquisizione di nuovi beni strumentali, l’abbattimento dei tassi di
interesse, l’innovazione e l’artigianato;
- il ripensamento del ruolo di Veneto Sviluppo spa e la predisposizione di strumenti
legislativi che consentano lo sviluppo del “venture capital”, ossia l’ingresso di Veneto
Sviluppo nel capitale di imprese allo stato embrionale che abbiano progetti innovativi e
promettenti in settori ad elevato potenziale di sviluppo;
2. Tutela del lavoro tramite:
- lo stanziamento di risorse regionali a sostegno del reddito e della ricollocazione dei
lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali;
- Piano straordinario di riqualificazione professionale finalizzata al reinserimento
lavorativo;
- incentivi alla imprese tramite una manovra sull’Irap per la stabilizzazione del lavoro e
per sostenere l’occupazione femminile e gli strumenti di conciliazione, in particolare per
le imprese che presentano un indice elevato di utilizzo di personale;
3. Sostegno a redditi e famiglie, a partire dalle fasce più deboli, tramite:
- l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione dell’addizionale regionale Irpef a
35.000 euro;
- incremento delle risorse destinate all’abbattimento degli interessi sui mutui prima casa;
impegna altresì la Giunta Regionale ad attivarsi presso il Governo per
- la detassazione della tredicesima mensilità e la riduzione della pressione fiscale a carico
dei lavoratori;
- una riforma degli ammortizzatori sociali che preveda l’estensione della copertura a tutti i
lavoratori, compresi atipici, interinali, a tempo determinato, soci-lavoratori di cooperative,
apprendisti e lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti;
- la richiesta di un adeguato finanziamento per il Veneto destinato agli ammortizzatori
sociali, in particolare quelli in deroga, per le piccole imprese;
- il ripristino dei finanziamenti per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali in
Veneto (SFMR, TAV, ecc.)
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO - OTTAVA LEGISLATURA
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
LE FAMIGLIE
presentata il 20 novembre 2008 dai Consiglieri Gallo, Azzi, Berlato Sella, Bonfante, Bottacin
Diego, Causin, Frigo, Marchese, Michieletto, Rizzato, Tiozzo, Trento, Atalmi, Bettin, Covi,
Pettenò, Rossato, Franchetto, Zabotti
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che il Veneto ha generato nel 2007 un Prodotto Interno Lordo di 144.263 milioni
di euro, pari al 9,4% di quello italiano (dati Istat) ma le previsioni evidenziano una crescita negativa
del PIL per il 2008 (-0,1%) e un peggioramento nel 2009 (-0,2%);
Considerata la recente crisi che ha investito i mercati finanziari di tutto il mondo e che
ovunque sta determinando una grave crisi dell’economia reale, prefigurando un periodo non breve
di recessione.
Considerate le condizioni di svantaggio del nostro Paese nei confronti dei principali Paesi
europei, dovute in particolare al peso del debito pubblico, ai ritardi infrastrutturali, agli scarsi
investimenti in ricerca e innovazione.
Considerate le conseguenze negative che tale situazione sta già producendo anche nel
Veneto sul fronte dell’accesso al credito per le imprese (quasi 500.000, di cui il 94% è sotto i 15
dipendenti).
Preso atto che nella nostra Regione:
- le assunzioni sono diminuite nel 2008 del 12,8% rispetto all’anno precedente, con un
saldo negativo di quasi 35.000 unità;
- le ore di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria è aumentata nei primi otto mesi
dell’anno del 50% mentre la CIG straordinaria è aumentata del 42% e che la previsione
per il 2008 è di superare i 15 milioni di ore (pari al numero di ore fruite nell’intero
triennio 1993-1995);
- gli inserimenti nelle liste di mobilità sono aumentati nel periodo gennaio – agosto di
2.300 unità rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e che le domande di
indennità di disoccupazione sono aumentate del 47%; la proiezione per il 2008 è di
raddoppiare il dato del 2007.
impegna la Giunta Regionale
a varare entro trenta giorni un disegno di legge che preveda interventi articolati su tre assi prioritari:
1. Aiuto alle imprese tramite:
- un Fondo regionale di garanzia di 50 milioni di euro destinato alla concessione di
cogaranzie a favore delle PMI aventi sede o unità produttiva nel territorio regionale;
- azioni nei confronti del sistema bancario per agevolare l’accesso al credito;
- concentrazione dell’impegno economico per interventi orientati all’innovazione
tecnologica, alla ricerca e alla valorizzazione del capitale umano;
- rifinanziamento straordinario delle agevolazioni previste dalle leggi regionali vigenti ed
in particolare per l’acquisizione di nuovi beni strumentali, l’abbattimento dei tassi di
interesse, l’innovazione e l’artigianato;
- il ripensamento del ruolo di Veneto Sviluppo spa e la predisposizione di strumenti
legislativi che consentano lo sviluppo del “venture capital”, ossia l’ingresso di Veneto
Sviluppo nel capitale di imprese allo stato embrionale che abbiano progetti innovativi e
promettenti in settori ad elevato potenziale di sviluppo;
2. Tutela del lavoro tramite:
- lo stanziamento di risorse regionali a sostegno del reddito e della ricollocazione dei
lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali;
- Piano straordinario di riqualificazione professionale finalizzata al reinserimento
lavorativo;
- incentivi alla imprese tramite una manovra sull’Irap per la stabilizzazione del lavoro e
per sostenere l’occupazione femminile e gli strumenti di conciliazione, in particolare per
le imprese che presentano un indice elevato di utilizzo di personale;
3. Sostegno a redditi e famiglie, a partire dalle fasce più deboli, tramite:
- l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione dell’addizionale regionale Irpef a
35.000 euro;
- incremento delle risorse destinate all’abbattimento degli interessi sui mutui prima casa;
impegna altresì la Giunta Regionale ad attivarsi presso il Governo per
- la detassazione della tredicesima mensilità e la riduzione della pressione fiscale a carico
dei lavoratori;
- una riforma degli ammortizzatori sociali che preveda l’estensione della copertura a tutti i
lavoratori, compresi atipici, interinali, a tempo determinato, soci-lavoratori di cooperative,
apprendisti e lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti;
- la richiesta di un adeguato finanziamento per il Veneto destinato agli ammortizzatori
sociali, in particolare quelli in deroga, per le piccole imprese;
- il ripristino dei finanziamenti per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali in
Veneto (SFMR, TAV, ecc.)
domenica 9 novembre 2008
Ragazzi .... bisogna essere vigili!!!
Stiamo attenti!!!
Molti segnali fanno temere una deriva pericolosa verso atteggiamenti razzisti e xenofobi.
La militarizzazione del territorio per garantire la sicurezza dei cittadini, le continue e pesanti denunce verso coloro che la pensano diversamente da chi governa, il mancato rispetto delle regole di democrazia, le azioni di governo portate avanti senza un minimo confronto parlamentare ecc.
Stiamo pericolosamente andando verso un governo di regime che non vuole essere disturbato. E la maggior parte dei cittadini sono indifferenti a tutto questo anzi lo vedono come qualcosa di positivo.
Dobbiamo essere attenti, avere gli occhi aperti e denunciare ogni tipo di azione che limiti la democrazia.
Il nostro impegno e la nostra attenzione deve essere su questa linea.
Su segnalazione di Elio vi faccio conoscere la posizione di oggi dell’Avvenire.
Allargate la riflessione.
Franco Visonà
Rischio di delegittimare le forze dell’ordine.
di ALBERTO CISTERNA*
* Magistrato in servizio presso la Direzione nazionale antimafia
Per il magistrato non c’era necessità di una legge per coinvolgere i cittadini nella difesa dell’ordine pubblico All’opposto l’uso combinato di esercito e ronde potrebbe far passare il messaggio negativo contro polizia e carabinieri
Il secondo 'pacchetto-sicurezza' viaggia verso l’esame dell’aula del Senato, appesantito da una zavorra di norme non sempre ragio¬nevoli. Se da un lato sono certa¬mente importanti le nuove proce¬dure per lo scioglimento degli enti infiltrati dalle mafie o quelle che in¬troducono l’irrigidimento della de¬tenzione speciale detta '41-bis', dall’altro le commissioni di palazzo Ma¬dama hanno previsto - nel cosid¬detto articolo 18 bis - nuove forme di cooperazione delle associazioni di cittadini 'nello svolgimento dell’at¬tività di presidio del territorio', che non registrano precedenti, perlo¬meno in Europa. L’emendamento accolto prevede che «gli enti locali … sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni tra cittadini al fine di se¬gnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Sta¬to, eventi che possano arrecare dan¬no alla sicurezza urbana ovvero si¬tuazioni di disagio sociale e coope¬rare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio». Una norma, è la mia opinione, in parte inutile e in parte potenzialmente dannosa. Mi spiego: è inutile perché nessuna leg¬ge impedisce ai cittadini di cammi¬nare per le strade con il buon pro¬posito di avvisare la polizia in pre¬senza di situazioni pericolose (tanto è vero che, in casi eccezionali, l’art.383 del codice di procedura pe¬nale autorizza il cittadino a sostituirsi alla polizia e a procedere all’arresto di coloro che siano sorpresi mentre commettono reati particolarmente gravi. Va da sé che una legge non è neppure necessaria per segnalare al¬le autorità «situazioni di disagio so¬ciale »: i numeri di telefono di emer¬genza pubblica (112, 113, 115, 117, 118) concorrono infatti ad assolvere anche tale preziosa funzione.
Riguardo alla sua potenziale danno¬sità, la facoltà per gli enti locali di «avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni » per il «presidio del terri¬torio » rischia di minacciare valori co¬stituzionali primari e, tra essi, il prin¬cipio supremo che riserva allo Stato la sovranità nella materia della sicu¬rezza e dell’ordine pubblico: il citta¬dino concorre alla difesa della Patria (art.52 della Costituzione), usufrui¬sce della sicurezza pubblica, ma non può divenire soggetto contitolare di funzioni di sicurezza da esercitare verso altri cittadini. Anche per tale ragione è fatto divieto, sempre nella Costituzione all’articolo 18, di costi¬tuire associazioni che perseguano «scopi politici mediante organizza¬zioni di carattere militare». Tanto per ricordare un precedente non certo di estrazione 'padana', negli anni Settanta le cosiddette «ronde prole¬tarie » furono considerate dalla Cas¬sazione vere e proprie bande arma¬te. Più in generale, la Repubblica non tollera che la sicurezza sia affidata pur in parte a milizie private; vieta ai singoli di farsi giustizia da sé per cui limita i casi di legittima difesa e mal sopporta i soldati per le strade (la leg¬ge 331/2000 ne limita l’uso a casi ec¬cezionali).
Ciò detto, occorre riflettere a fondo sul fatto che l’emendamento legitti¬ma l’inserimento dell’azione di 'as¬sociazioni' di privati nel circuito del¬la sicurezza pubblica: nel maggio scorso si è previsto il «concorso del¬le forze armate nel controllo del ter¬ritorio » urbano e, poche settimane fa, la presenza militare è stata estesa all’ ’area di Casal di Principe. In certe a¬ree dunque si pensa all’esercito, in al¬tre alle ronde. Balza agli occhi per¬tanto una pericolosa fluttuazione del pendolo della sicurezza collettiva tra militarizzazione e privatizzazione, o¬scillazione che sottende una critica implicita alle capacità delle Forze di polizia, come se queste - senza l’au¬silio di militari o il concorso di 'asso¬ciazioni' di cittadini - non fossero ca¬paci di garantire l’ordine pubblico.
(da Avvenire 09.11.08)
Molti segnali fanno temere una deriva pericolosa verso atteggiamenti razzisti e xenofobi.
La militarizzazione del territorio per garantire la sicurezza dei cittadini, le continue e pesanti denunce verso coloro che la pensano diversamente da chi governa, il mancato rispetto delle regole di democrazia, le azioni di governo portate avanti senza un minimo confronto parlamentare ecc.
Stiamo pericolosamente andando verso un governo di regime che non vuole essere disturbato. E la maggior parte dei cittadini sono indifferenti a tutto questo anzi lo vedono come qualcosa di positivo.
Dobbiamo essere attenti, avere gli occhi aperti e denunciare ogni tipo di azione che limiti la democrazia.
Il nostro impegno e la nostra attenzione deve essere su questa linea.
Su segnalazione di Elio vi faccio conoscere la posizione di oggi dell’Avvenire.
Allargate la riflessione.
Franco Visonà
Rischio di delegittimare le forze dell’ordine.
di ALBERTO CISTERNA*
* Magistrato in servizio presso la Direzione nazionale antimafia
Per il magistrato non c’era necessità di una legge per coinvolgere i cittadini nella difesa dell’ordine pubblico All’opposto l’uso combinato di esercito e ronde potrebbe far passare il messaggio negativo contro polizia e carabinieri
Il secondo 'pacchetto-sicurezza' viaggia verso l’esame dell’aula del Senato, appesantito da una zavorra di norme non sempre ragio¬nevoli. Se da un lato sono certa¬mente importanti le nuove proce¬dure per lo scioglimento degli enti infiltrati dalle mafie o quelle che in¬troducono l’irrigidimento della de¬tenzione speciale detta '41-bis', dall’altro le commissioni di palazzo Ma¬dama hanno previsto - nel cosid¬detto articolo 18 bis - nuove forme di cooperazione delle associazioni di cittadini 'nello svolgimento dell’at¬tività di presidio del territorio', che non registrano precedenti, perlo¬meno in Europa. L’emendamento accolto prevede che «gli enti locali … sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni tra cittadini al fine di se¬gnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Sta¬to, eventi che possano arrecare dan¬no alla sicurezza urbana ovvero si¬tuazioni di disagio sociale e coope¬rare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio». Una norma, è la mia opinione, in parte inutile e in parte potenzialmente dannosa. Mi spiego: è inutile perché nessuna leg¬ge impedisce ai cittadini di cammi¬nare per le strade con il buon pro¬posito di avvisare la polizia in pre¬senza di situazioni pericolose (tanto è vero che, in casi eccezionali, l’art.383 del codice di procedura pe¬nale autorizza il cittadino a sostituirsi alla polizia e a procedere all’arresto di coloro che siano sorpresi mentre commettono reati particolarmente gravi. Va da sé che una legge non è neppure necessaria per segnalare al¬le autorità «situazioni di disagio so¬ciale »: i numeri di telefono di emer¬genza pubblica (112, 113, 115, 117, 118) concorrono infatti ad assolvere anche tale preziosa funzione.
Riguardo alla sua potenziale danno¬sità, la facoltà per gli enti locali di «avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni » per il «presidio del terri¬torio » rischia di minacciare valori co¬stituzionali primari e, tra essi, il prin¬cipio supremo che riserva allo Stato la sovranità nella materia della sicu¬rezza e dell’ordine pubblico: il citta¬dino concorre alla difesa della Patria (art.52 della Costituzione), usufrui¬sce della sicurezza pubblica, ma non può divenire soggetto contitolare di funzioni di sicurezza da esercitare verso altri cittadini. Anche per tale ragione è fatto divieto, sempre nella Costituzione all’articolo 18, di costi¬tuire associazioni che perseguano «scopi politici mediante organizza¬zioni di carattere militare». Tanto per ricordare un precedente non certo di estrazione 'padana', negli anni Settanta le cosiddette «ronde prole¬tarie » furono considerate dalla Cas¬sazione vere e proprie bande arma¬te. Più in generale, la Repubblica non tollera che la sicurezza sia affidata pur in parte a milizie private; vieta ai singoli di farsi giustizia da sé per cui limita i casi di legittima difesa e mal sopporta i soldati per le strade (la leg¬ge 331/2000 ne limita l’uso a casi ec¬cezionali).
Ciò detto, occorre riflettere a fondo sul fatto che l’emendamento legitti¬ma l’inserimento dell’azione di 'as¬sociazioni' di privati nel circuito del¬la sicurezza pubblica: nel maggio scorso si è previsto il «concorso del¬le forze armate nel controllo del ter¬ritorio » urbano e, poche settimane fa, la presenza militare è stata estesa all’ ’area di Casal di Principe. In certe a¬ree dunque si pensa all’esercito, in al¬tre alle ronde. Balza agli occhi per¬tanto una pericolosa fluttuazione del pendolo della sicurezza collettiva tra militarizzazione e privatizzazione, o¬scillazione che sottende una critica implicita alle capacità delle Forze di polizia, come se queste - senza l’au¬silio di militari o il concorso di 'asso¬ciazioni' di cittadini - non fossero ca¬paci di garantire l’ordine pubblico.
(da Avvenire 09.11.08)
domenica 2 novembre 2008
Vi porto a conoscenza del programma IPA ( intesa programmatica d'area) uno strumento di sviluppo importante per la nostra area.
Per collegarsi al sito della Fondazione Festari in cui sono riportati i dati della ricerca e del progetto potete collegarvi al sito http://www.fondazionefestari.it/ipa_passo3.htm
E’ uno strumento importante anche per il nostro lavoro di programmazione degli obiettivi per il prossimo impegno amministrativo.
Franco
Per collegarsi al sito della Fondazione Festari in cui sono riportati i dati della ricerca e del progetto potete collegarvi al sito http://www.fondazionefestari.it/ipa_passo3.htm
E’ uno strumento importante anche per il nostro lavoro di programmazione degli obiettivi per il prossimo impegno amministrativo.
Franco
sabato 1 novembre 2008
Manifestazione contro decreto Gelmini 30/10/2008
Allego un documento de "Il Giornale di Vicenza" del 31/10/2008 relativo alla manifestazione a Valdagno di Giovedì scorso.
Se non altro Berlusconi e la Gelmini sono riusciti a far rinascere quella voglia di far sentire la propria voce.
A voi i commenti .... franco v.

Il Giornale di Vicenza 31/10/08
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Venerdì 31 ottobre 2008
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
Anche insegnanti e studenti della provincia di Vicenza si sono mobilitati per protestare contro il decreto di riorganizzazione della scuola italiana voluto dal ministro Gelmini. In alcuni paesi si è assistito a cortei molto partecipati, in altri a manifestazioni più semplici, in altri ancora sono rimaste chiuse le scuole e tutti se ne sono andati a casa. Nel complesso però la reazione è stata forte e generalizzata.
Valdagno. In città si è svolta la manifestazione più importante che ha raccolto anche studenti e insegnanti di Schio. Alle 9.45 il blocco della provinciale 246. La diga di almeno 1.000 manifestanti, tra insegnanti, studenti, personale Ata e genitori, si è riversata per le strade della città immobilizzando il traffico. In testa al corteo, il coordinamento dei docenti della Valle dell’Agno per difendere gli istituti di vallata dai tagli. Il clou dello sciopero ha visto la città prendere possesso del parco "La Favorita", appena inaugurato. La protesta, controllata da carabinieri e polizia locale, si è snodata da via Carducci a via Galvani, proseguendo per viale Trento, salita Dante, via G. Marzotto e piazza Cavour. Numeri unici per la storia dell’istruzione di Valdagno. Ieri i riflettori sono stati puntati anche sulla chiusura delle materne statali di San Quirico e Castelvecchio: una lettera con 1.500 firme raccolte è stata consegnata all’assessore all’istruzione Alessandro Marchesini, che ha assicurato «massimo impegno dell’Amministrazione: non accetteremo mai la soppressione dei due istituti». Carlo Graziani, rappresentante Rsu del polo liceale, per un giorno uomo sandwich contro i tagli, sbotta anche contro la Provincia: «Questo decreto aggrava una situazione di precarietà della nostra scuola: due laboratori inadatti alle esigenze e aule già sovraffollate».
Ma per Luigi Visonà, rappresentante dei docenti dell’Itis «Le decisioni ministeriali, che alzano il numero di studenti per classe mettono a repentaglio anche la sicurezza: spazi pensati per al massimo 25 persone ne ospiteranno anche 35». Laura Prebianca, insegnante di lettere dell’Itc "Luzzatti" denuncia «un’inevitabile riduzione culturale, nonchè la scomparsa degli istituti professionali». Ecco allora la reazione di Andrea Storti, insegnante dell’alberghiero "Artusi" di Recoaro: «Per il nostro istituto, con la riforma Gelmini, il problema dello spostamento del corso che da anni tiene banco si trasformerebbe in una oggettiva impossibilità di proseguire le attività». Aria pesante anche tra gli insegnanti delle elementari. «Si profila un disastro - prevede Gabriella Cabianca dell’Istituto comprensivo cornedese - solo a Cornedo su 15 insegnanti, il "maestro unico" ne lascerà a casa cinque». Taglio anche delle ore a scapito di «sostegno ed alfabetizzazione», spiega Dario Scala, rappresentante Rsu dell’istituto comprensivo di Novale. Andrea Massignani, voce del personale Ata chiude il cerchio: «Con la soppressione di San Quirico e Castelvecchio 4 persone staranno a casa. Ma, tanto, ci considerano superflui». VE.MO.
Se non altro Berlusconi e la Gelmini sono riusciti a far rinascere quella voglia di far sentire la propria voce.
A voi i commenti .... franco v.

Il Giornale di Vicenza 31/10/08
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Venerdì 31 ottobre 2008
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
Anche insegnanti e studenti della provincia di Vicenza si sono mobilitati per protestare contro il decreto di riorganizzazione della scuola italiana voluto dal ministro Gelmini. In alcuni paesi si è assistito a cortei molto partecipati, in altri a manifestazioni più semplici, in altri ancora sono rimaste chiuse le scuole e tutti se ne sono andati a casa. Nel complesso però la reazione è stata forte e generalizzata.
Valdagno. In città si è svolta la manifestazione più importante che ha raccolto anche studenti e insegnanti di Schio. Alle 9.45 il blocco della provinciale 246. La diga di almeno 1.000 manifestanti, tra insegnanti, studenti, personale Ata e genitori, si è riversata per le strade della città immobilizzando il traffico. In testa al corteo, il coordinamento dei docenti della Valle dell’Agno per difendere gli istituti di vallata dai tagli. Il clou dello sciopero ha visto la città prendere possesso del parco "La Favorita", appena inaugurato. La protesta, controllata da carabinieri e polizia locale, si è snodata da via Carducci a via Galvani, proseguendo per viale Trento, salita Dante, via G. Marzotto e piazza Cavour. Numeri unici per la storia dell’istruzione di Valdagno. Ieri i riflettori sono stati puntati anche sulla chiusura delle materne statali di San Quirico e Castelvecchio: una lettera con 1.500 firme raccolte è stata consegnata all’assessore all’istruzione Alessandro Marchesini, che ha assicurato «massimo impegno dell’Amministrazione: non accetteremo mai la soppressione dei due istituti». Carlo Graziani, rappresentante Rsu del polo liceale, per un giorno uomo sandwich contro i tagli, sbotta anche contro la Provincia: «Questo decreto aggrava una situazione di precarietà della nostra scuola: due laboratori inadatti alle esigenze e aule già sovraffollate».
Ma per Luigi Visonà, rappresentante dei docenti dell’Itis «Le decisioni ministeriali, che alzano il numero di studenti per classe mettono a repentaglio anche la sicurezza: spazi pensati per al massimo 25 persone ne ospiteranno anche 35». Laura Prebianca, insegnante di lettere dell’Itc "Luzzatti" denuncia «un’inevitabile riduzione culturale, nonchè la scomparsa degli istituti professionali». Ecco allora la reazione di Andrea Storti, insegnante dell’alberghiero "Artusi" di Recoaro: «Per il nostro istituto, con la riforma Gelmini, il problema dello spostamento del corso che da anni tiene banco si trasformerebbe in una oggettiva impossibilità di proseguire le attività». Aria pesante anche tra gli insegnanti delle elementari. «Si profila un disastro - prevede Gabriella Cabianca dell’Istituto comprensivo cornedese - solo a Cornedo su 15 insegnanti, il "maestro unico" ne lascerà a casa cinque». Taglio anche delle ore a scapito di «sostegno ed alfabetizzazione», spiega Dario Scala, rappresentante Rsu dell’istituto comprensivo di Novale. Andrea Massignani, voce del personale Ata chiude il cerchio: «Con la soppressione di San Quirico e Castelvecchio 4 persone staranno a casa. Ma, tanto, ci considerano superflui». VE.MO.
martedì 28 ottobre 2008
Altra chicca sulla sanità veneta segnalata da Sergio Fontana
Sanità e igiene pubblica
Deliberazioni della Giunta Regionale N. 2604 del 16 settembre 2008
D. Lgs. 30.12.1992, n. 502 e successive modifiche ed integrazioni. Assistenza specialistica ambulatoriale: criteri e modalità per la determinazione dei volumi di attività e dei tetti di spesa per l'anno 2008 degli erogatori pubblici ed equiparati (ospedali classificati, istituto sanitario privato qualificato presidio U.L.S.S., istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) provvisoriamente accreditati.
http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/html2pdf.aspx?id=209471&tipoAtto=9&storico=False
Sanità e igiene pubblica
Deliberazioni della Giunta Regionale N. 2604 del 16 settembre 2008
D. Lgs. 30.12.1992, n. 502 e successive modifiche ed integrazioni. Assistenza specialistica ambulatoriale: criteri e modalità per la determinazione dei volumi di attività e dei tetti di spesa per l'anno 2008 degli erogatori pubblici ed equiparati (ospedali classificati, istituto sanitario privato qualificato presidio U.L.S.S., istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) provvisoriamente accreditati.
http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/html2pdf.aspx?id=209471&tipoAtto=9&storico=False
lunedì 27 ottobre 2008
La Montagna alla montagna
Cari amici, allego un riferimento al "Manifesto di Asiago",un documento approvato dalla assemblea delle Comunità Montane. Al di la della questione della riduzione dei territori montani mi pare interessante l'idea di un economia di nicchia cdi cui la montagna può essere l'incubatore. Una riflessione che pottrebbe essere interessante anche per il nostro lavoro a Valdagno. Un commento al rigurdo lo trovate anche nel GdV del 26/10/2008 a firma di Giancarlo Corò.
UNCEM AD ASIAGO: MIGLIAIA ATTESI IN PIAZZA PER CHIEDERE L’AUTOGOVERNO DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE
Inizia oggi ad Asiago la due giorni dell’Assemblea Uncem, che celebra il 60 anniversario della Costituzione Italiana e l’art. 44 - misure specifiche per le aree montane - e che, insieme a Legautonomie, Federlegno-Arredo, Aem, Cai, Federbim, Federforeste, Federparchi, Formez, Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti, Cia, Confagricoltura e con il sostegno della Flai – Cisl, Flai – Cgil, Uila –Uil, Ugl agroalimentare, chiama a raccolta per domani mattina sindaci e presidenti di Comunità montane da tutta Italia. La richiesta è : autogoverno del territorio e delle sue risorse.
Asiago, 23 ottobre 2008 – “Negli anni '60 nel Sud Tirolo c'era un motto: "Loss von Trient", lontani da Trento. Oggi sarebbe da aggiornarlo in "Loss von Rome", lontani da quella Roma della politica salottiera e centralista che saccheggia le risorse della montagna senza alcun rispetto, derubricando i territori montani semplicemente a “costo della politica’’.
Così il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi tratteggia il clima nel quale prende il via oggi pomeriggio la due giorni dell’Uncem, che si apre con il dibattito moderato al Cinema Lux di Asiago da Antonello Piroso e al quale prenderanno parte, tra gli altri, il sociologo Aldo Bonomi, il Presidente di Federlegno – Arredo Rosario Messina, il giornalista Gian Antonio Stella, il Presidente del Cai Annibale Salsa, lo scrittore ed esperto di finanza Luigi Menegatti, il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi e diversi rappresentanti del territorio che porteranno esperienze concrete nel settore dell’energia, dell’agricoltura, delle nuove tecnologie e delle scuole di montagna.
Il 24 ottobre, previsti migliaia di Sindaci, Presidenti di Comunità montane, operai forestali, montanari, che dalla piazza di Asiago chiederanno con forza l’autogoverno del territorio e delle sue risorse.
“C’è chi vuole mettere le mani sulla nostra acqua, sulle nostre foreste, utilizzate per stoccare l’anidride carbonica prodotta dalle città – dice Borghi. Basta discutere di come sventrare le nostre valli per far correre treni velocissimi, per realizzare elettrodotti e gasdotti per le industrie, mentre noi stiamo a guardare, visto che non ci vogliono più al tavolo delle politica e ci lasciano fuori dalle liste del parlamento. Non staremo zitti e tranquilli a vedere che ci chiudono le scuole, ci espropriano l’acqua facendocela pagare come nelle grandi città, e addirittura ci mettono alla berlina come costo della politica!”.
Principi che trovano più ampia formulazione nel Manifesto di Asiago, il documento che Uncem lancerà domani mattina dalla piazza del duomo Asiago e che vede i “montanari delle terre alte d’Italia, liberamente riuniti nell’altipiano di Asiago il 23 e 24 ottobre 2008 nel ricordo dell’insegnamento di Mario Rigoni Stern che qui nacque e produsse la sua opera culturale e sull’esempio della “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, autentico modello di federazione montanara autonoma e solidale che in queste alture esercitò la propria sovranità per quasi cinque secoli ponendosi come esempio delle autonomie e delle libertà dei popoli delle montagne’’ chiedere “autonomie politiche amministrative e finanziarie, autonomie culturali e scolastiche, autonomie economiche”.
<http://www.uncem.it/gems/manifestoAsiago.pdf
UNCEM AD ASIAGO: MIGLIAIA ATTESI IN PIAZZA PER CHIEDERE L’AUTOGOVERNO DEL TERRITORIO E DELLE RISORSE
Inizia oggi ad Asiago la due giorni dell’Assemblea Uncem, che celebra il 60 anniversario della Costituzione Italiana e l’art. 44 - misure specifiche per le aree montane - e che, insieme a Legautonomie, Federlegno-Arredo, Aem, Cai, Federbim, Federforeste, Federparchi, Formez, Confcommercio, Confesercenti, Coldiretti, Cia, Confagricoltura e con il sostegno della Flai – Cisl, Flai – Cgil, Uila –Uil, Ugl agroalimentare, chiama a raccolta per domani mattina sindaci e presidenti di Comunità montane da tutta Italia. La richiesta è : autogoverno del territorio e delle sue risorse.
Asiago, 23 ottobre 2008 – “Negli anni '60 nel Sud Tirolo c'era un motto: "Loss von Trient", lontani da Trento. Oggi sarebbe da aggiornarlo in "Loss von Rome", lontani da quella Roma della politica salottiera e centralista che saccheggia le risorse della montagna senza alcun rispetto, derubricando i territori montani semplicemente a “costo della politica’’.
Così il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi tratteggia il clima nel quale prende il via oggi pomeriggio la due giorni dell’Uncem, che si apre con il dibattito moderato al Cinema Lux di Asiago da Antonello Piroso e al quale prenderanno parte, tra gli altri, il sociologo Aldo Bonomi, il Presidente di Federlegno – Arredo Rosario Messina, il giornalista Gian Antonio Stella, il Presidente del Cai Annibale Salsa, lo scrittore ed esperto di finanza Luigi Menegatti, il Presidente dell’Uncem Enrico Borghi e diversi rappresentanti del territorio che porteranno esperienze concrete nel settore dell’energia, dell’agricoltura, delle nuove tecnologie e delle scuole di montagna.
Il 24 ottobre, previsti migliaia di Sindaci, Presidenti di Comunità montane, operai forestali, montanari, che dalla piazza di Asiago chiederanno con forza l’autogoverno del territorio e delle sue risorse.
“C’è chi vuole mettere le mani sulla nostra acqua, sulle nostre foreste, utilizzate per stoccare l’anidride carbonica prodotta dalle città – dice Borghi. Basta discutere di come sventrare le nostre valli per far correre treni velocissimi, per realizzare elettrodotti e gasdotti per le industrie, mentre noi stiamo a guardare, visto che non ci vogliono più al tavolo delle politica e ci lasciano fuori dalle liste del parlamento. Non staremo zitti e tranquilli a vedere che ci chiudono le scuole, ci espropriano l’acqua facendocela pagare come nelle grandi città, e addirittura ci mettono alla berlina come costo della politica!”.
Principi che trovano più ampia formulazione nel Manifesto di Asiago, il documento che Uncem lancerà domani mattina dalla piazza del duomo Asiago e che vede i “montanari delle terre alte d’Italia, liberamente riuniti nell’altipiano di Asiago il 23 e 24 ottobre 2008 nel ricordo dell’insegnamento di Mario Rigoni Stern che qui nacque e produsse la sua opera culturale e sull’esempio della “Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”, autentico modello di federazione montanara autonoma e solidale che in queste alture esercitò la propria sovranità per quasi cinque secoli ponendosi come esempio delle autonomie e delle libertà dei popoli delle montagne’’ chiedere “autonomie politiche amministrative e finanziarie, autonomie culturali e scolastiche, autonomie economiche”.
<http://www.uncem.it/gems/manifestoAsiago.pdf
Cari amici "pellegrini a Roma" vi invito a raccontare la vostra avventura, le domande e le risposte.
Attendo franco visonà
Questo è l'indirizzo giusto del blog PD VALDAGNO http://pdvaldagno.blogspot.com/
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domenica 26 ottobre 2008
Cari amici valdagnesi, da oggi è possibile partecipare alla vita della nostra città attraverso questo sito.
E' un mezzo per metterci in contatto e poter condividere idee, attivare dibattiti, chiedere informazioni, partecipare per fra crescere la partecipazione alla formazione del futuro della nostra città.
E' un luogo per fare politica insieme. Vi aspettiamo.
Come coordinamento del Partito Democratico valdagnese cercheremo di tenervi informati delle attività e delle iniziative che andremo a proporre.
Se avete qualcosa da dire, qualche proposta da fare, dei problemi da segnalare, voglia di dare la vostra disponiblità per lavorare con noi ... potete farlo attaverso questo strumento.
Vi ricordo che il Coordinamento del PD si trova tutti i lunedì alle ore 20.30 in via Rio, 59.
E' iniziato il tesseramento al PD per gli anni 2008/2009. Per tesserarsi viene richiesto un contributo minimo di 20.00 €.
Alla politica servono teste, pensieri, mani che lavorano e soldi per le attività.
Anche da questo si può verificare la nostra voglia di partecipare.
Arrivederci a tutti.
Franco Visonà ( Coordinatore Circolo di Valdagno)
@mail: pdvaldagno@gmail.com
sito locale: pdvaldagno
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