5/11/2008
Roma
ROMA CAPITALE. STRADIOTTO (PD): LEGA PRENDE IN GIRO NORD
Dichiarazione del senatore del Pd, Marco Stradiotto
"La lega continua a prendere in giro gli italiani e i cittadini del Nord". Lo dichiara il senatore del Pd Marco Stradiotto in merito all'annuncio, da parte del presidente Giorgetti, di ritirare l'emendamento al dl 154/08 presentato dall'onorevole Bigonci per la soppressione di 500 milioni a Roma Capitale a partire dal 2010. "Già sui famosi 140 milioni da destinare alla città di Catania la Lega si è sperticata in annunci e dichiarazioni per contrastarne l'approvazione. Solo parole, nei fatti, al momento della votazione dell'emendamento del Pd che avrebbe destinato i 140 milioni ai comuni delle aree di confine la Lega, anziché votare la misura, si è allineata a Forza Italia e ad Alleanza nazionale non tenendo fede alle dichiarazioni fatte". "Oggi - aggiunge Stradiotto - ci risiamo. Dopo gli annunci fatti la scorsa settimana dal capogruppo della Lega in commissione bilancio, l'onorevole Bigonci, e la presentazione di un suo emendamento per la soppressione dei 500 milioni destinati a Roma, poche ore fa il presidente Giorgetti ha comunicato che lo stesso Bigonci ha ritirato l'emendamento. La Lega - conclude Stradiotto - lancia il sasso e nasconde la mano, prendendo in giro i cittadini. È grave. E lo è ancor di più in momenti di profonda crisi economica come quella che sta attraversando il Paese".
Uff. Stampa
IL GAZZETTINO - 13 novembre 2008
FALLISCE PER POCHI VOTI AL SENATO LA PROPOSTA DEL PD
Fistarol attacca Lega e Pdl veneto: «Il decreto salva-Catania è uno schiaffo al
federalismo»
Passa al Senato la norma "salva-Catania". E scoppia la polemica, soprattutto a
Nordest, sul federalismo. L'articolo 5 del decreto 154 messo in votazione l'altra sera
prevede un finanziamento di 140 milioni di euro al comune siciliano da parte del Cipe
per evitarne il dissesto finanziario. Lo stesso decreto ha destinato 500 milioni a Roma.
Il Pd aveva presentato un emendamento dei veneti Paolo Giaretta, Maurizio Fistarol e
Marco Stradiotto per destinare i 500 milioni anche al ripiano dei disavanzi di altri
comuni, e per dirottare i 140 milioni di Catania sui territori confinanti con le regioni a
statuto speciale. Testo affondato dal centrodestra compatto: 140 voti contro 112.
«Uno schiaffo ai comuni virtuosi, che in un momento di grandi difficoltà di bilancio
affrontano i problemi e se li risolvono» dice amareggiato Maurizio Fistarol che ha
illustrato l'emendamento in Aula.
Sono in tanti alla canna del gas.
«Per questo non si possono premiare i soliti furbi, chi amministra male sperperando il
denaro pubblico e poi corre dallo stato a chiedere che gli risolva i problemi. È il
contrario del federalismo».
Che però ancora non c'è.
«Ma di questi tempi tutti si riempiono la bocca di federalismo fiscale. Mentre siamo in
presenza di un insulto alla vera autonomia, alla cultura della responsabilità: si premia
chi è federalista o centralista a seconda della convenienza».
Perchè i 140 milioni di Catania li volete destinare ai comuni limitrofi alle regioni a
statuto autonomo?
«In Veneto dal 2005 al 2008 ci sono stati 20 referendumn di Comuni per passare al
Trentino o al Friuli. Di questi, 16 hanno avuto esito positivo e dovrà occuparsene il
Parlamento. Un segnale di malessere evidente che si cerca di risolvere passando con
chi ha risorse maggiori».
Volete impedirne il passaggio?
«Ciascuno è libero di decidere. Il nostro scopo è un riequilibrio di risorse, una par
condicio tra le regioni autonome e i territori limitrofi. Differenze ormai non più
sostenibili ai livelli attuali».
Davvero sperava che l'emendamento passasse?
«Il testo è stato bocciato per 28 voti. L'opposizione, compresi i siciliani, ha votato
compatta. Sarebbe bastata una manciata di voti del centrodestra per ribaltare l'esito.
Ma chi anche in Veneto si straccia ogni giorno le vesti per gli sprechi delle
amministrazioni del Sud, ha detto sì al finanziamento di Catania. Purtroppo non si
cambiano le cose con le dichiarazioni eclatanti. Bisogna giudicare dai fatti. E
cominciare a chiedere conto dei singoli comportamenti».
A chi lo dice?
«A Galan, che ha attaccato duramente questo provvedimento e al quale avevamo
chiesto di intervenire sui parlamentari del suo partito. Mi rivolgo a tutti i veneti che
hanno bocciato l'emendamento, ai vari Bricolo, Stiffoni, Bonazza Buora, Saia, a Piero
Longo, subentrato a Galan in senato, tanto per fare dei nomi. Lezioni di federalismo
non ne accettiamo più. D'ora in poi sfideremo chi è federalista a parole».
Come?
«Intanto ripresentando l'emendamento alla Camera tra un paio di settimane. Stiamo a
vedere».
A. Liv.
mercoledì 26 novembre 2008
domenica 23 novembre 2008
DAGLI AL PD. INTANTO FI EVAPORA IN 10 MINUTI
Sui grandi giornali scivola via lo spiccio scioglimento d’autorità del partito del premier. E adesso Berlusconi ordina alla Rai: basta parlare di crisi economica
L’altra sera a Frascati Veltroni aveva fatto una scommessa: «A Berlusconi sono bastati dieci minuti per sciogliere un partito, voglio vedere i giornali cosa diranno...». Servito. Ieri la lettura dei quotidiani, che danno più spazio alle beghe interne del Pd che allo scioglimento-blitz di Forza Italia, lo ha confermato in un’idea che lo perseguita dal giorno delle elezioni: la partita dell’informazione sta diventando una delle più difficili.
Non solo perché i media italiani, per lo più, hanno la vocazione storica a salire sul carro del vincitore, ma perché forti (e quindi informazione) e Cavaliere sembra stritolante. Si è visto da subito,male cose, dicono al Pd, stanno peggiorando.
Ieri il panorama dei media era particolare.
L’idea che si possa sciogliere un partito votato da milioni di persone in quindici minuti facendo riascoltare il discorso di 14 anni fa (e precisando che nulla è cambiato), non ha provocato alcun fremito nei commentatori e negli editorialisti. Un silenzio più rispettoso che indifferente ha accompagnato l’evento. Gli occhi erano puntati solo sulle lacrime di Berlusconi e sulle flebili proteste di An nemmeno citata dal Cavaliere.
L’Italia è l’unico paese al mondo, osservavano qualche giorno fa al Pd, in cui il presidente del consiglio possa dare degli imbecilli e dei coglioni agli esponenti dell’opposizione, senza che si alzi un fiato. E senza che venga segnalata un’anomalia ancora più grave: nessun esponente del Pdl ha preso le distanze dal premier.
Maieri il panorama dei media ha allarmato il Pd anche per un altro motivo. Mentre nessuna prima pagina ha riportato un dubbio sullo scioglimento lampo di Forza Italia, qualche autorevole giornale dava conto, senza un lamento, dell’ultima preoccupazione di Berlusconi: in Rai si parla troppo della crisi. È questo, pensa il premier, che semina sfiducia, induce la gente a spendere di meno, creando quel clima che i sondaggi iniziano a registrare. In effetti, pensano al Pd, Berlusconi ha le sue ragioni. Se è riuscito a vincere le elezioni puntando sulla paura e l’allarme criminalità, ora rischia parecchio se la Rai ricorda che c’è la crisi. Una differenza ci sarebbe: l’allarme criminalità era ingigantito ad arte, la crisi economica è vera, ma è un dettaglio. Spaventa però la ricetta che ha in mente il premier: prendersi sulla Rai più spazio di quanto già ne abbia, limitando quel flebile richiamo alla realtà che ancora esce dallo schermo pubblico. Questo spiega perché il premier ha dato il suo assenso a Zavoli (lo sblocco della Vigilanza permetterebbe di affrontare il nodo delle nuove nomine).
Per fortuna di Berlusconi i media sono tutti occupati a misurare i danni provocati alla leadership di Veltoni dal caso Villari
Sui grandi giornali scivola via lo spiccio scioglimento d’autorità del partito del premier. E adesso Berlusconi ordina alla Rai: basta parlare di crisi economica
L’altra sera a Frascati Veltroni aveva fatto una scommessa: «A Berlusconi sono bastati dieci minuti per sciogliere un partito, voglio vedere i giornali cosa diranno...». Servito. Ieri la lettura dei quotidiani, che danno più spazio alle beghe interne del Pd che allo scioglimento-blitz di Forza Italia, lo ha confermato in un’idea che lo perseguita dal giorno delle elezioni: la partita dell’informazione sta diventando una delle più difficili.
Non solo perché i media italiani, per lo più, hanno la vocazione storica a salire sul carro del vincitore, ma perché forti (e quindi informazione) e Cavaliere sembra stritolante. Si è visto da subito,male cose, dicono al Pd, stanno peggiorando.
Ieri il panorama dei media era particolare.
L’idea che si possa sciogliere un partito votato da milioni di persone in quindici minuti facendo riascoltare il discorso di 14 anni fa (e precisando che nulla è cambiato), non ha provocato alcun fremito nei commentatori e negli editorialisti. Un silenzio più rispettoso che indifferente ha accompagnato l’evento. Gli occhi erano puntati solo sulle lacrime di Berlusconi e sulle flebili proteste di An nemmeno citata dal Cavaliere.
L’Italia è l’unico paese al mondo, osservavano qualche giorno fa al Pd, in cui il presidente del consiglio possa dare degli imbecilli e dei coglioni agli esponenti dell’opposizione, senza che si alzi un fiato. E senza che venga segnalata un’anomalia ancora più grave: nessun esponente del Pdl ha preso le distanze dal premier.
Maieri il panorama dei media ha allarmato il Pd anche per un altro motivo. Mentre nessuna prima pagina ha riportato un dubbio sullo scioglimento lampo di Forza Italia, qualche autorevole giornale dava conto, senza un lamento, dell’ultima preoccupazione di Berlusconi: in Rai si parla troppo della crisi. È questo, pensa il premier, che semina sfiducia, induce la gente a spendere di meno, creando quel clima che i sondaggi iniziano a registrare. In effetti, pensano al Pd, Berlusconi ha le sue ragioni. Se è riuscito a vincere le elezioni puntando sulla paura e l’allarme criminalità, ora rischia parecchio se la Rai ricorda che c’è la crisi. Una differenza ci sarebbe: l’allarme criminalità era ingigantito ad arte, la crisi economica è vera, ma è un dettaglio. Spaventa però la ricetta che ha in mente il premier: prendersi sulla Rai più spazio di quanto già ne abbia, limitando quel flebile richiamo alla realtà che ancora esce dallo schermo pubblico. Questo spiega perché il premier ha dato il suo assenso a Zavoli (lo sblocco della Vigilanza permetterebbe di affrontare il nodo delle nuove nomine).
Per fortuna di Berlusconi i media sono tutti occupati a misurare i danni provocati alla leadership di Veltoni dal caso Villari
Regione Veneto e crisi Diego Bottacin
CRISI: COSA PUO’ FARE LA REGIONE VENETO
di Diego Bottacin
La crisi è dura e difficile da affrontare. In Veneto la produzione industriale crolla del 10%; aumenta esponenzialmente il ricorso alla cassa integrazione (+50%); il Pil è sottozero, i licenziamenti colpiscono un po’ tutti ma in particolar modo le fasce più deboli che si collocano tra i 40 e i 55 anni. E le previsioni per il 2009, almeno per il primo semestre, sono anche peggiori. A fare i conti ogni giorno con il progressivo impoverimento della loro condizione sono soprattutto le famiglie.
È vero però che drammatizzare non aiuta e che è invece necessario saper vedere quali opportunità può offrire questa difficile situazione. L’opportunità principale deriva sicuramente dal fatto che l’attuale “stato di necessità” dovrebbe spingere il Paese di affrontare quelle riforme strutturali che i Governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni hanno unanimemente dichiarato di voler attuare ma su cui hanno indiscutibilmente fallito.
Mi riferisco ad azioni atte a modernizzare il sistema economico e fiscale (demolendo le nostre innumerevoli corporazioni), smagrire e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, adeguare il welfare ai mutati bisogni della nostra società. Su questi punti “grazie” alla crisi è forse possibile trovare in Parlamento e nell’opinione pubblica le condizioni di consenso che fino a ieri venivano a mancare. Perché questo processo di riforme possa realizzarsi sono però indispensabili alcuni interventi immediati che permettano al nostro sistema sociale ed economico di reggere l’impatto della crisi. Ecco alcune proposte:
Sostegno alle famiglie
Per dare sostegno alle famiglie e sostenere il loro potere d’acquisto non basta certamente la social card: a livello nazionale è necessario un sistema fiscale più amico delle famiglie a partire dalla defiscalizzazione, anche parziale, della tredicesima. Inoltre va elevata la quota detraibile delle spese sostenute per l’assistenza e la cura di anziani e bambini e per l’istruzione e la formazione dei figli. La Regione dovrebbe infine intervenire sulla tassazione diretta esentando i redditi inferiori ai 35.000 euro lordi l’anno dall’addizionale Irpef.
Sostegno alle imprese
Per sostenere le imprese, la Regione può intervenire su più fronti. Uno di questi è la riduzione dell’Irap per quelle che investono in innovazione, tecnologia e fonti energetiche alternative e che sono in regola con la certificazione ambientale (emissioni sotto la soglia). Un secondo intervento è senz’altro quello di svincolare dal Patto di stabilità i “comuni virtuosi” in modo che possano pagare i fornitori ed investire in opere pubbliche. A causa del patto di stabilità, infatti, circa 700 milioni di euro sono bloccati nelle casse degli enti pubblici (Fonte: Ance).
Politiche di welfare:
Secondo il rapporto Caritas i poveri in Italia sono 15 milioni. E nonostante il Veneto sia tra le regioni con un indice più alto di benessere, si registra un progressivo impoverimento della classe media e un aumento delle famiglie in seria difficoltà economica. In questo quadro, la recente ristrutturazione di molte aziende e il numero allarmante di ricorsi alla cassa integrazione (1.224.541 ore nella sola provincia di Treviso) e di licenziamenti aggrava ulteriormente la situazione rendendo necessario che la Regione approvi subito il progetto di legge sull’occupazione e il mercato del lavoro fermo da due anni in Commissione, dotandolo di risorse finanziarie adeguate. È impensabile che il Veneto, soprattutto in una fase come questa, conti solo sugli ammortizzatori sociali tradizionali dai quali sono escluse fasce sempre più estese di lavoratori e lavoratrici come i dipendenti delle piccole imprese e i parasubordinati. La Regione deve quindi dotarsi di sistemi innovativi di sostegno al reddito e di contributi per l’accompagnamento e il reinserimento lavorativo di tutti coloro che nei prossimi mesi perderanno il lavoro.
Il PD ha chiesto che il Consiglio regionale dibatta urgentemente sulla crisi. Questi e di altri provvedimenti immediati potrebbero trovare un consenso molto ampio e contribuire a trasmettere al Veneto il più efficace degli antidoti alla crisi: la fiducia.
di Diego Bottacin
La crisi è dura e difficile da affrontare. In Veneto la produzione industriale crolla del 10%; aumenta esponenzialmente il ricorso alla cassa integrazione (+50%); il Pil è sottozero, i licenziamenti colpiscono un po’ tutti ma in particolar modo le fasce più deboli che si collocano tra i 40 e i 55 anni. E le previsioni per il 2009, almeno per il primo semestre, sono anche peggiori. A fare i conti ogni giorno con il progressivo impoverimento della loro condizione sono soprattutto le famiglie.
È vero però che drammatizzare non aiuta e che è invece necessario saper vedere quali opportunità può offrire questa difficile situazione. L’opportunità principale deriva sicuramente dal fatto che l’attuale “stato di necessità” dovrebbe spingere il Paese di affrontare quelle riforme strutturali che i Governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni hanno unanimemente dichiarato di voler attuare ma su cui hanno indiscutibilmente fallito.
Mi riferisco ad azioni atte a modernizzare il sistema economico e fiscale (demolendo le nostre innumerevoli corporazioni), smagrire e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione, adeguare il welfare ai mutati bisogni della nostra società. Su questi punti “grazie” alla crisi è forse possibile trovare in Parlamento e nell’opinione pubblica le condizioni di consenso che fino a ieri venivano a mancare. Perché questo processo di riforme possa realizzarsi sono però indispensabili alcuni interventi immediati che permettano al nostro sistema sociale ed economico di reggere l’impatto della crisi. Ecco alcune proposte:
Sostegno alle famiglie
Per dare sostegno alle famiglie e sostenere il loro potere d’acquisto non basta certamente la social card: a livello nazionale è necessario un sistema fiscale più amico delle famiglie a partire dalla defiscalizzazione, anche parziale, della tredicesima. Inoltre va elevata la quota detraibile delle spese sostenute per l’assistenza e la cura di anziani e bambini e per l’istruzione e la formazione dei figli. La Regione dovrebbe infine intervenire sulla tassazione diretta esentando i redditi inferiori ai 35.000 euro lordi l’anno dall’addizionale Irpef.
Sostegno alle imprese
Per sostenere le imprese, la Regione può intervenire su più fronti. Uno di questi è la riduzione dell’Irap per quelle che investono in innovazione, tecnologia e fonti energetiche alternative e che sono in regola con la certificazione ambientale (emissioni sotto la soglia). Un secondo intervento è senz’altro quello di svincolare dal Patto di stabilità i “comuni virtuosi” in modo che possano pagare i fornitori ed investire in opere pubbliche. A causa del patto di stabilità, infatti, circa 700 milioni di euro sono bloccati nelle casse degli enti pubblici (Fonte: Ance).
Politiche di welfare:
Secondo il rapporto Caritas i poveri in Italia sono 15 milioni. E nonostante il Veneto sia tra le regioni con un indice più alto di benessere, si registra un progressivo impoverimento della classe media e un aumento delle famiglie in seria difficoltà economica. In questo quadro, la recente ristrutturazione di molte aziende e il numero allarmante di ricorsi alla cassa integrazione (1.224.541 ore nella sola provincia di Treviso) e di licenziamenti aggrava ulteriormente la situazione rendendo necessario che la Regione approvi subito il progetto di legge sull’occupazione e il mercato del lavoro fermo da due anni in Commissione, dotandolo di risorse finanziarie adeguate. È impensabile che il Veneto, soprattutto in una fase come questa, conti solo sugli ammortizzatori sociali tradizionali dai quali sono escluse fasce sempre più estese di lavoratori e lavoratrici come i dipendenti delle piccole imprese e i parasubordinati. La Regione deve quindi dotarsi di sistemi innovativi di sostegno al reddito e di contributi per l’accompagnamento e il reinserimento lavorativo di tutti coloro che nei prossimi mesi perderanno il lavoro.
Il PD ha chiesto che il Consiglio regionale dibatta urgentemente sulla crisi. Questi e di altri provvedimenti immediati potrebbero trovare un consenso molto ampio e contribuire a trasmettere al Veneto il più efficace degli antidoti alla crisi: la fiducia.
OSPEDALE VALDAGNO CRIC Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
18-11-2008 17:12
VALDAGNO È tutto pronto per accogliere nel nosocomio il "Centro ricerca invecchiamento cerebrale "
Ospedale, conto alla rovescia per il Cric
Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
Valdagno È tutto pronto nella sede del vecchio ospedale di Valdagno per accogliere il Cric, il centro ricerca invecchiamento cerebrale, dove vengono accolti i pazienti affetti da Alzheimer o altre demenze.Il Centro attualmente si trova a Villa Margherita, sede completamente a carico dell'Ulss n. 6 di Vicenza, costretta a sborsare un canone di locazione salatissimo. Con il passaggio a Valdagno i pazienti potranno contare su spazi completamente rinnovati e capaci di rispondere alle attuali esigenze di assistenza, ma saranno ricompensati anche i dipendenti, per nove anni costretti alla precarietà, e che finalmente potranno contare sul posto fisso.Il trasferimento del Cric a Valdagno, pianificato un anno e mezzo fa commenta il consigliere regionale del PD, Claudio Rizzato finalmente si concretizza. Era ora che la città di Vicenza potesse contare su un centro provinciale dignitoso per i pazienti affetti da Alzheimer e demenze. Al contempo, però, era giusto poter dare delle garanzie di stabilità ai dipendenti (logopedisti, psicologi, biologi, neurologi, infermieri ed altre professionalità), che per nove anni hanno stretto i denti soltanto per amore della professione e perché credevano fortemente nel progetto assistenziale.
Grazie al direttore generale dell'Ulss n. 5 Ovest Vicentino, Renzo Alessi, questo progetto è diventato realtà: le Associazioni di tutela dei malati prosegue il consigliere regionale Claudio Rizzato non hanno mancato di sollevare delle perplessità, principalmente legate alla collocazione decentrata di Valdagno, ma altrettante realtà hanno accolto con entusiasmo la notizia, ritenendo che una nuova struttura potesse meglio rispondere alle esigenze di cura dei pazienti.La commissione regionale sanità la scorsa settimana ha ascoltato per dieci ore tutte le Associazioni legate al mondo della sanità e del sociale interessate al trasferimento e non ci sono state opposizioni, ma soltanto il desiderio comune di fare di tutto affinché il nuovo Centro ricerca invecchiamento cerebrale di Valdagno possa diventare al più presto operativo. C'è un'altra novità conclude il consigliere regionale Claudio Rizzato in quanto il nuovo Cric di Valdagno rappresenterà il fulcro di una rete vicentina di centri, che saranno al servizio dei malati e delle loro famiglie. Per quanto riguarda il trasporto dei pazienti al centro, dato che molti degli ospiti provengono da Vicenza, è allo studio una soluzione che terrà conto delle esigenze di ciascuno.
Matteo Crestani
Il Gazzettino 18 novembre 2008
18-11-2008 17:12
VALDAGNO È tutto pronto per accogliere nel nosocomio il "Centro ricerca invecchiamento cerebrale "
Ospedale, conto alla rovescia per il Cric
Rizzato, consigliere regionale del Pd: «Garanzie di stabilità ai dipendenti»
Valdagno È tutto pronto nella sede del vecchio ospedale di Valdagno per accogliere il Cric, il centro ricerca invecchiamento cerebrale, dove vengono accolti i pazienti affetti da Alzheimer o altre demenze.Il Centro attualmente si trova a Villa Margherita, sede completamente a carico dell'Ulss n. 6 di Vicenza, costretta a sborsare un canone di locazione salatissimo. Con il passaggio a Valdagno i pazienti potranno contare su spazi completamente rinnovati e capaci di rispondere alle attuali esigenze di assistenza, ma saranno ricompensati anche i dipendenti, per nove anni costretti alla precarietà, e che finalmente potranno contare sul posto fisso.Il trasferimento del Cric a Valdagno, pianificato un anno e mezzo fa commenta il consigliere regionale del PD, Claudio Rizzato finalmente si concretizza. Era ora che la città di Vicenza potesse contare su un centro provinciale dignitoso per i pazienti affetti da Alzheimer e demenze. Al contempo, però, era giusto poter dare delle garanzie di stabilità ai dipendenti (logopedisti, psicologi, biologi, neurologi, infermieri ed altre professionalità), che per nove anni hanno stretto i denti soltanto per amore della professione e perché credevano fortemente nel progetto assistenziale.
Grazie al direttore generale dell'Ulss n. 5 Ovest Vicentino, Renzo Alessi, questo progetto è diventato realtà: le Associazioni di tutela dei malati prosegue il consigliere regionale Claudio Rizzato non hanno mancato di sollevare delle perplessità, principalmente legate alla collocazione decentrata di Valdagno, ma altrettante realtà hanno accolto con entusiasmo la notizia, ritenendo che una nuova struttura potesse meglio rispondere alle esigenze di cura dei pazienti.La commissione regionale sanità la scorsa settimana ha ascoltato per dieci ore tutte le Associazioni legate al mondo della sanità e del sociale interessate al trasferimento e non ci sono state opposizioni, ma soltanto il desiderio comune di fare di tutto affinché il nuovo Centro ricerca invecchiamento cerebrale di Valdagno possa diventare al più presto operativo. C'è un'altra novità conclude il consigliere regionale Claudio Rizzato in quanto il nuovo Cric di Valdagno rappresenterà il fulcro di una rete vicentina di centri, che saranno al servizio dei malati e delle loro famiglie. Per quanto riguarda il trasporto dei pazienti al centro, dato che molti degli ospiti provengono da Vicenza, è allo studio una soluzione che terrà conto delle esigenze di ciascuno.
Matteo Crestani
Il Gazzettino 18 novembre 2008
giovedì 20 novembre 2008
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
Per il settimanale i provvedimenti di Maroni sono "inutili" e di "difficile messa in pratica"
"Le decisioni sono frutto di una descrizione esagerata della realtà"
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
"Misure indegne per uno stato di diritto"
ROMA - "Indegno di uno Stato di diritto". Questo il giudizio di Famiglia Cristiana sul "pacchetto sicurezza" proposto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Nell'editoriale politico di Famiglia Cristiana, firmato da Beppe Dal Colle, in edicola questa settimana. Per il settimanale cattolico, le misure previste - ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora eccetera - hanno due caratteristiche comuni: "l'inutilità ai fini a cui sono rivolte" e "l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze".
Secondo il settimanale, i provvedimenti "scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom". Famiglia Cristiana rileva come "i nomadi di origine rom e sinti" fossero "molti meno di quelli denunciati", e che la loro schedatura - soprattutto dei bambini - "è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d'intesa con la Croce Rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca".
Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che "qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del pacchetto sicurezza". Il riferimento è a Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di clochard che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni.
"Per loro - scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, 'la reiscrizione anagrafica' in modo tale che potessero riacquistare un'identità, visto che molti di loro erano stati davvero 'cancellati'". Quest'opera, aggiunge il settimanale, "continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa", in cui "le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi".
(da Repubblica on line 18 novembre 2008)
"Le decisioni sono frutto di una descrizione esagerata della realtà"
Sicurezza, Famiglia Cristiana attacca
"Misure indegne per uno stato di diritto"
ROMA - "Indegno di uno Stato di diritto". Questo il giudizio di Famiglia Cristiana sul "pacchetto sicurezza" proposto dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Nell'editoriale politico di Famiglia Cristiana, firmato da Beppe Dal Colle, in edicola questa settimana. Per il settimanale cattolico, le misure previste - ronde, permessi a punti, schedatura dei senza fissa dimora eccetera - hanno due caratteristiche comuni: "l'inutilità ai fini a cui sono rivolte" e "l'estrema difficoltà a metterle in pratica da parte di uno Stato la cui giustizia e la cui burocrazia già faticano a tenere il passo delle normali incombenze".
Secondo il settimanale, i provvedimenti "scontano le conseguenze di un'esagerata descrizione della realtà, come ha dimostrato il caso suscitato dalla decisione, presa nel giugno scorso da Maroni, sul rilevamento delle impronte digitali ai bambini rom". Famiglia Cristiana rileva come "i nomadi di origine rom e sinti" fossero "molti meno di quelli denunciati", e che la loro schedatura - soprattutto dei bambini - "è stata effettuata con metodi diversi e più tradizionali, d'intesa con la Croce Rossa; anche se questa pratica più civile e più umana, decisa d'accordo con il sindaco Alemanno, è costata la destituzione al prefetto di Roma, Carlo Mosca".
Quanto poi alla schedatura dei senza fissa dimora, Del Colle ricorda che "qualcuno lo ha già fatto, ma con spirito diverso da quello del pacchetto sicurezza". Il riferimento è a Lia Varesio, che nel 1980 fondò a Torino la Bartolomeo&C, un'associazione di volontari che tutte le notti uscivano nelle strade alla ricerca di clochard che dormivano sulle panchine o sotto i portici delle stazioni.
"Per loro - scrive Del Colle - Lia aveva attuato, in accordo con il Comune, 'la reiscrizione anagrafica' in modo tale che potessero riacquistare un'identità, visto che molti di loro erano stati davvero 'cancellati'". Quest'opera, aggiunge il settimanale, "continua in una cultura opposta a quella della paura, del rifiuto del 'diverso' e del ricorso all'autodifesa", in cui "le ronde rischiano di essere il simbolo d'un comportamento che uno Stato di diritto non può e non deve permettersi".
(da Repubblica on line 18 novembre 2008)
Condono Fiscale e gettito erariale .... una bufala
Berlusconi condonò, ma gli evasori non hanno pagato nemmeno la sanatoria
Abbiamo condonato, tollerato gli evasori e speravamo di avere almeno in cambio qualche euro in più. Invece no, nemmeno quelli. La notizia è arrivata martedì dalla Corte dei Conti: la raffica dei condoni fiscali introdotti con la finanziaria 2003 – quando Berlusconi era al governo – non ha dato i frutti sperati: mancano all'appello 5,2 miliardi, mai versati, rispetto ai 26 miliardi che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base alle dichiarazioni di condono presentate.
L’indagine della Corte, però, non si limita a fotografare questa desolante realtà. Dà anche indicazioni precise al governo. Primo, smetterla con le sanatorie. O, detta altrimenti, «confermare la definitiva rinuncia a far ricorso ai condoni tributari per ottenere aumenti di gettito nel breve termine». Due, fare di tutto per riprenderci quello che abbiamo perduto. Insomma, recuperare i 5,2 miliardi e destinare una quota del maggior gettito recuperato dall'evasione come «bonus» per rimborsare i contribuenti che sono stati sottoposti a controllo, hanno subito per questo dei costi, e poi sono risultati in regola.
Il punto è che a disincentivare chi aveva evaso e doveva sanare i suoi debiti con lo Stato, secondo la Corte dei Conti, sono state le «reiterate proroghe ed estensioni e concessioni» che si sono rivelate «perniciose in termini di risultati effettivi finali (come è avvenuto per il riconoscimento dell'efficacia del condono sganciata dall'effettivo versamento delle rate successive alla prima) o hanno avuto un effetto fortemente diseducativo (com'è il caso delle dichiarazioni integrative riservate e della rottamazione dei ruoli)».
La Corte dei Conti ricorda poi che, «secondo il diritto comunitario, così come interpretato dalla Corte di Giustizia Europea, il condono Iva è illegittimo e non potrà più essere riproposto ma c'è da ritenere che alla stessa stregua sarebbero state giudicate anche le sanatorie relative alle altre imposte, se le stesse avessero avuto rilevanza per l'ordinamento comunitario».
Commenta la notizia l'ex ministro Giulio Santangata, oggi deputato Pd: «La Corte dei Conti – dice – rivela che in Italia esiste l'evasione al quadrato: chi ha evaso il fisco, ha prima chiesto il condono ma poi ritenuto di poter evadere anche quello. Ecco un'altra delle ragioni - conclude - per cui lo Stato si trova in difficoltà a far fronte alle necessità delle famiglie italiane». Adesso Berlusconi dovrebbe provare a spiegarglielo.
18 Nov 2008
Abbiamo condonato, tollerato gli evasori e speravamo di avere almeno in cambio qualche euro in più. Invece no, nemmeno quelli. La notizia è arrivata martedì dalla Corte dei Conti: la raffica dei condoni fiscali introdotti con la finanziaria 2003 – quando Berlusconi era al governo – non ha dato i frutti sperati: mancano all'appello 5,2 miliardi, mai versati, rispetto ai 26 miliardi che sarebbero dovuti affluire nelle casse dell'erario in base alle dichiarazioni di condono presentate.
L’indagine della Corte, però, non si limita a fotografare questa desolante realtà. Dà anche indicazioni precise al governo. Primo, smetterla con le sanatorie. O, detta altrimenti, «confermare la definitiva rinuncia a far ricorso ai condoni tributari per ottenere aumenti di gettito nel breve termine». Due, fare di tutto per riprenderci quello che abbiamo perduto. Insomma, recuperare i 5,2 miliardi e destinare una quota del maggior gettito recuperato dall'evasione come «bonus» per rimborsare i contribuenti che sono stati sottoposti a controllo, hanno subito per questo dei costi, e poi sono risultati in regola.
Il punto è che a disincentivare chi aveva evaso e doveva sanare i suoi debiti con lo Stato, secondo la Corte dei Conti, sono state le «reiterate proroghe ed estensioni e concessioni» che si sono rivelate «perniciose in termini di risultati effettivi finali (come è avvenuto per il riconoscimento dell'efficacia del condono sganciata dall'effettivo versamento delle rate successive alla prima) o hanno avuto un effetto fortemente diseducativo (com'è il caso delle dichiarazioni integrative riservate e della rottamazione dei ruoli)».
La Corte dei Conti ricorda poi che, «secondo il diritto comunitario, così come interpretato dalla Corte di Giustizia Europea, il condono Iva è illegittimo e non potrà più essere riproposto ma c'è da ritenere che alla stessa stregua sarebbero state giudicate anche le sanatorie relative alle altre imposte, se le stesse avessero avuto rilevanza per l'ordinamento comunitario».
Commenta la notizia l'ex ministro Giulio Santangata, oggi deputato Pd: «La Corte dei Conti – dice – rivela che in Italia esiste l'evasione al quadrato: chi ha evaso il fisco, ha prima chiesto il condono ma poi ritenuto di poter evadere anche quello. Ecco un'altra delle ragioni - conclude - per cui lo Stato si trova in difficoltà a far fronte alle necessità delle famiglie italiane». Adesso Berlusconi dovrebbe provare a spiegarglielo.
18 Nov 2008
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
Ecco la proposta dei consiglieri regionali del PD per dare una mano a persone ed imprese:
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO - OTTAVA LEGISLATURA
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
LE FAMIGLIE
presentata il 20 novembre 2008 dai Consiglieri Gallo, Azzi, Berlato Sella, Bonfante, Bottacin
Diego, Causin, Frigo, Marchese, Michieletto, Rizzato, Tiozzo, Trento, Atalmi, Bettin, Covi,
Pettenò, Rossato, Franchetto, Zabotti
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che il Veneto ha generato nel 2007 un Prodotto Interno Lordo di 144.263 milioni
di euro, pari al 9,4% di quello italiano (dati Istat) ma le previsioni evidenziano una crescita negativa
del PIL per il 2008 (-0,1%) e un peggioramento nel 2009 (-0,2%);
Considerata la recente crisi che ha investito i mercati finanziari di tutto il mondo e che
ovunque sta determinando una grave crisi dell’economia reale, prefigurando un periodo non breve
di recessione.
Considerate le condizioni di svantaggio del nostro Paese nei confronti dei principali Paesi
europei, dovute in particolare al peso del debito pubblico, ai ritardi infrastrutturali, agli scarsi
investimenti in ricerca e innovazione.
Considerate le conseguenze negative che tale situazione sta già producendo anche nel
Veneto sul fronte dell’accesso al credito per le imprese (quasi 500.000, di cui il 94% è sotto i 15
dipendenti).
Preso atto che nella nostra Regione:
- le assunzioni sono diminuite nel 2008 del 12,8% rispetto all’anno precedente, con un
saldo negativo di quasi 35.000 unità;
- le ore di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria è aumentata nei primi otto mesi
dell’anno del 50% mentre la CIG straordinaria è aumentata del 42% e che la previsione
per il 2008 è di superare i 15 milioni di ore (pari al numero di ore fruite nell’intero
triennio 1993-1995);
- gli inserimenti nelle liste di mobilità sono aumentati nel periodo gennaio – agosto di
2.300 unità rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e che le domande di
indennità di disoccupazione sono aumentate del 47%; la proiezione per il 2008 è di
raddoppiare il dato del 2007.
impegna la Giunta Regionale
a varare entro trenta giorni un disegno di legge che preveda interventi articolati su tre assi prioritari:
1. Aiuto alle imprese tramite:
- un Fondo regionale di garanzia di 50 milioni di euro destinato alla concessione di
cogaranzie a favore delle PMI aventi sede o unità produttiva nel territorio regionale;
- azioni nei confronti del sistema bancario per agevolare l’accesso al credito;
- concentrazione dell’impegno economico per interventi orientati all’innovazione
tecnologica, alla ricerca e alla valorizzazione del capitale umano;
- rifinanziamento straordinario delle agevolazioni previste dalle leggi regionali vigenti ed
in particolare per l’acquisizione di nuovi beni strumentali, l’abbattimento dei tassi di
interesse, l’innovazione e l’artigianato;
- il ripensamento del ruolo di Veneto Sviluppo spa e la predisposizione di strumenti
legislativi che consentano lo sviluppo del “venture capital”, ossia l’ingresso di Veneto
Sviluppo nel capitale di imprese allo stato embrionale che abbiano progetti innovativi e
promettenti in settori ad elevato potenziale di sviluppo;
2. Tutela del lavoro tramite:
- lo stanziamento di risorse regionali a sostegno del reddito e della ricollocazione dei
lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali;
- Piano straordinario di riqualificazione professionale finalizzata al reinserimento
lavorativo;
- incentivi alla imprese tramite una manovra sull’Irap per la stabilizzazione del lavoro e
per sostenere l’occupazione femminile e gli strumenti di conciliazione, in particolare per
le imprese che presentano un indice elevato di utilizzo di personale;
3. Sostegno a redditi e famiglie, a partire dalle fasce più deboli, tramite:
- l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione dell’addizionale regionale Irpef a
35.000 euro;
- incremento delle risorse destinate all’abbattimento degli interessi sui mutui prima casa;
impegna altresì la Giunta Regionale ad attivarsi presso il Governo per
- la detassazione della tredicesima mensilità e la riduzione della pressione fiscale a carico
dei lavoratori;
- una riforma degli ammortizzatori sociali che preveda l’estensione della copertura a tutti i
lavoratori, compresi atipici, interinali, a tempo determinato, soci-lavoratori di cooperative,
apprendisti e lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti;
- la richiesta di un adeguato finanziamento per il Veneto destinato agli ammortizzatori
sociali, in particolare quelli in deroga, per le piccole imprese;
- il ripristino dei finanziamenti per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali in
Veneto (SFMR, TAV, ecc.)
CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO - OTTAVA LEGISLATURA
AIUTARE L’IMPRESA VENETA, TUTELARE IL LAVORO, SOSTENERE I REDDITI E
LE FAMIGLIE
presentata il 20 novembre 2008 dai Consiglieri Gallo, Azzi, Berlato Sella, Bonfante, Bottacin
Diego, Causin, Frigo, Marchese, Michieletto, Rizzato, Tiozzo, Trento, Atalmi, Bettin, Covi,
Pettenò, Rossato, Franchetto, Zabotti
Il Consiglio regionale del Veneto
Premesso che il Veneto ha generato nel 2007 un Prodotto Interno Lordo di 144.263 milioni
di euro, pari al 9,4% di quello italiano (dati Istat) ma le previsioni evidenziano una crescita negativa
del PIL per il 2008 (-0,1%) e un peggioramento nel 2009 (-0,2%);
Considerata la recente crisi che ha investito i mercati finanziari di tutto il mondo e che
ovunque sta determinando una grave crisi dell’economia reale, prefigurando un periodo non breve
di recessione.
Considerate le condizioni di svantaggio del nostro Paese nei confronti dei principali Paesi
europei, dovute in particolare al peso del debito pubblico, ai ritardi infrastrutturali, agli scarsi
investimenti in ricerca e innovazione.
Considerate le conseguenze negative che tale situazione sta già producendo anche nel
Veneto sul fronte dell’accesso al credito per le imprese (quasi 500.000, di cui il 94% è sotto i 15
dipendenti).
Preso atto che nella nostra Regione:
- le assunzioni sono diminuite nel 2008 del 12,8% rispetto all’anno precedente, con un
saldo negativo di quasi 35.000 unità;
- le ore di Cassa Integrazione Guadagni ordinaria è aumentata nei primi otto mesi
dell’anno del 50% mentre la CIG straordinaria è aumentata del 42% e che la previsione
per il 2008 è di superare i 15 milioni di ore (pari al numero di ore fruite nell’intero
triennio 1993-1995);
- gli inserimenti nelle liste di mobilità sono aumentati nel periodo gennaio – agosto di
2.300 unità rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente e che le domande di
indennità di disoccupazione sono aumentate del 47%; la proiezione per il 2008 è di
raddoppiare il dato del 2007.
impegna la Giunta Regionale
a varare entro trenta giorni un disegno di legge che preveda interventi articolati su tre assi prioritari:
1. Aiuto alle imprese tramite:
- un Fondo regionale di garanzia di 50 milioni di euro destinato alla concessione di
cogaranzie a favore delle PMI aventi sede o unità produttiva nel territorio regionale;
- azioni nei confronti del sistema bancario per agevolare l’accesso al credito;
- concentrazione dell’impegno economico per interventi orientati all’innovazione
tecnologica, alla ricerca e alla valorizzazione del capitale umano;
- rifinanziamento straordinario delle agevolazioni previste dalle leggi regionali vigenti ed
in particolare per l’acquisizione di nuovi beni strumentali, l’abbattimento dei tassi di
interesse, l’innovazione e l’artigianato;
- il ripensamento del ruolo di Veneto Sviluppo spa e la predisposizione di strumenti
legislativi che consentano lo sviluppo del “venture capital”, ossia l’ingresso di Veneto
Sviluppo nel capitale di imprese allo stato embrionale che abbiano progetti innovativi e
promettenti in settori ad elevato potenziale di sviluppo;
2. Tutela del lavoro tramite:
- lo stanziamento di risorse regionali a sostegno del reddito e della ricollocazione dei
lavoratori oggi esclusi dagli ammortizzatori sociali;
- Piano straordinario di riqualificazione professionale finalizzata al reinserimento
lavorativo;
- incentivi alla imprese tramite una manovra sull’Irap per la stabilizzazione del lavoro e
per sostenere l’occupazione femminile e gli strumenti di conciliazione, in particolare per
le imprese che presentano un indice elevato di utilizzo di personale;
3. Sostegno a redditi e famiglie, a partire dalle fasce più deboli, tramite:
- l’innalzamento del limite di reddito per l’esenzione dell’addizionale regionale Irpef a
35.000 euro;
- incremento delle risorse destinate all’abbattimento degli interessi sui mutui prima casa;
impegna altresì la Giunta Regionale ad attivarsi presso il Governo per
- la detassazione della tredicesima mensilità e la riduzione della pressione fiscale a carico
dei lavoratori;
- una riforma degli ammortizzatori sociali che preveda l’estensione della copertura a tutti i
lavoratori, compresi atipici, interinali, a tempo determinato, soci-lavoratori di cooperative,
apprendisti e lavoratori di imprese con meno di 15 dipendenti;
- la richiesta di un adeguato finanziamento per il Veneto destinato agli ammortizzatori
sociali, in particolare quelli in deroga, per le piccole imprese;
- il ripristino dei finanziamenti per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali in
Veneto (SFMR, TAV, ecc.)
domenica 9 novembre 2008
Ragazzi .... bisogna essere vigili!!!
Stiamo attenti!!!
Molti segnali fanno temere una deriva pericolosa verso atteggiamenti razzisti e xenofobi.
La militarizzazione del territorio per garantire la sicurezza dei cittadini, le continue e pesanti denunce verso coloro che la pensano diversamente da chi governa, il mancato rispetto delle regole di democrazia, le azioni di governo portate avanti senza un minimo confronto parlamentare ecc.
Stiamo pericolosamente andando verso un governo di regime che non vuole essere disturbato. E la maggior parte dei cittadini sono indifferenti a tutto questo anzi lo vedono come qualcosa di positivo.
Dobbiamo essere attenti, avere gli occhi aperti e denunciare ogni tipo di azione che limiti la democrazia.
Il nostro impegno e la nostra attenzione deve essere su questa linea.
Su segnalazione di Elio vi faccio conoscere la posizione di oggi dell’Avvenire.
Allargate la riflessione.
Franco Visonà
Rischio di delegittimare le forze dell’ordine.
di ALBERTO CISTERNA*
* Magistrato in servizio presso la Direzione nazionale antimafia
Per il magistrato non c’era necessità di una legge per coinvolgere i cittadini nella difesa dell’ordine pubblico All’opposto l’uso combinato di esercito e ronde potrebbe far passare il messaggio negativo contro polizia e carabinieri
Il secondo 'pacchetto-sicurezza' viaggia verso l’esame dell’aula del Senato, appesantito da una zavorra di norme non sempre ragio¬nevoli. Se da un lato sono certa¬mente importanti le nuove proce¬dure per lo scioglimento degli enti infiltrati dalle mafie o quelle che in¬troducono l’irrigidimento della de¬tenzione speciale detta '41-bis', dall’altro le commissioni di palazzo Ma¬dama hanno previsto - nel cosid¬detto articolo 18 bis - nuove forme di cooperazione delle associazioni di cittadini 'nello svolgimento dell’at¬tività di presidio del territorio', che non registrano precedenti, perlo¬meno in Europa. L’emendamento accolto prevede che «gli enti locali … sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni tra cittadini al fine di se¬gnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Sta¬to, eventi che possano arrecare dan¬no alla sicurezza urbana ovvero si¬tuazioni di disagio sociale e coope¬rare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio». Una norma, è la mia opinione, in parte inutile e in parte potenzialmente dannosa. Mi spiego: è inutile perché nessuna leg¬ge impedisce ai cittadini di cammi¬nare per le strade con il buon pro¬posito di avvisare la polizia in pre¬senza di situazioni pericolose (tanto è vero che, in casi eccezionali, l’art.383 del codice di procedura pe¬nale autorizza il cittadino a sostituirsi alla polizia e a procedere all’arresto di coloro che siano sorpresi mentre commettono reati particolarmente gravi. Va da sé che una legge non è neppure necessaria per segnalare al¬le autorità «situazioni di disagio so¬ciale »: i numeri di telefono di emer¬genza pubblica (112, 113, 115, 117, 118) concorrono infatti ad assolvere anche tale preziosa funzione.
Riguardo alla sua potenziale danno¬sità, la facoltà per gli enti locali di «avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni » per il «presidio del terri¬torio » rischia di minacciare valori co¬stituzionali primari e, tra essi, il prin¬cipio supremo che riserva allo Stato la sovranità nella materia della sicu¬rezza e dell’ordine pubblico: il citta¬dino concorre alla difesa della Patria (art.52 della Costituzione), usufrui¬sce della sicurezza pubblica, ma non può divenire soggetto contitolare di funzioni di sicurezza da esercitare verso altri cittadini. Anche per tale ragione è fatto divieto, sempre nella Costituzione all’articolo 18, di costi¬tuire associazioni che perseguano «scopi politici mediante organizza¬zioni di carattere militare». Tanto per ricordare un precedente non certo di estrazione 'padana', negli anni Settanta le cosiddette «ronde prole¬tarie » furono considerate dalla Cas¬sazione vere e proprie bande arma¬te. Più in generale, la Repubblica non tollera che la sicurezza sia affidata pur in parte a milizie private; vieta ai singoli di farsi giustizia da sé per cui limita i casi di legittima difesa e mal sopporta i soldati per le strade (la leg¬ge 331/2000 ne limita l’uso a casi ec¬cezionali).
Ciò detto, occorre riflettere a fondo sul fatto che l’emendamento legitti¬ma l’inserimento dell’azione di 'as¬sociazioni' di privati nel circuito del¬la sicurezza pubblica: nel maggio scorso si è previsto il «concorso del¬le forze armate nel controllo del ter¬ritorio » urbano e, poche settimane fa, la presenza militare è stata estesa all’ ’area di Casal di Principe. In certe a¬ree dunque si pensa all’esercito, in al¬tre alle ronde. Balza agli occhi per¬tanto una pericolosa fluttuazione del pendolo della sicurezza collettiva tra militarizzazione e privatizzazione, o¬scillazione che sottende una critica implicita alle capacità delle Forze di polizia, come se queste - senza l’au¬silio di militari o il concorso di 'asso¬ciazioni' di cittadini - non fossero ca¬paci di garantire l’ordine pubblico.
(da Avvenire 09.11.08)
Molti segnali fanno temere una deriva pericolosa verso atteggiamenti razzisti e xenofobi.
La militarizzazione del territorio per garantire la sicurezza dei cittadini, le continue e pesanti denunce verso coloro che la pensano diversamente da chi governa, il mancato rispetto delle regole di democrazia, le azioni di governo portate avanti senza un minimo confronto parlamentare ecc.
Stiamo pericolosamente andando verso un governo di regime che non vuole essere disturbato. E la maggior parte dei cittadini sono indifferenti a tutto questo anzi lo vedono come qualcosa di positivo.
Dobbiamo essere attenti, avere gli occhi aperti e denunciare ogni tipo di azione che limiti la democrazia.
Il nostro impegno e la nostra attenzione deve essere su questa linea.
Su segnalazione di Elio vi faccio conoscere la posizione di oggi dell’Avvenire.
Allargate la riflessione.
Franco Visonà
Rischio di delegittimare le forze dell’ordine.
di ALBERTO CISTERNA*
* Magistrato in servizio presso la Direzione nazionale antimafia
Per il magistrato non c’era necessità di una legge per coinvolgere i cittadini nella difesa dell’ordine pubblico All’opposto l’uso combinato di esercito e ronde potrebbe far passare il messaggio negativo contro polizia e carabinieri
Il secondo 'pacchetto-sicurezza' viaggia verso l’esame dell’aula del Senato, appesantito da una zavorra di norme non sempre ragio¬nevoli. Se da un lato sono certa¬mente importanti le nuove proce¬dure per lo scioglimento degli enti infiltrati dalle mafie o quelle che in¬troducono l’irrigidimento della de¬tenzione speciale detta '41-bis', dall’altro le commissioni di palazzo Ma¬dama hanno previsto - nel cosid¬detto articolo 18 bis - nuove forme di cooperazione delle associazioni di cittadini 'nello svolgimento dell’at¬tività di presidio del territorio', che non registrano precedenti, perlo¬meno in Europa. L’emendamento accolto prevede che «gli enti locali … sono legittimati ad avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni tra cittadini al fine di se¬gnalare agli organi di polizia locale ovvero alle forze di polizia dello Sta¬to, eventi che possano arrecare dan¬no alla sicurezza urbana ovvero si¬tuazioni di disagio sociale e coope¬rare nello svolgimento dell’attività di presidio del territorio». Una norma, è la mia opinione, in parte inutile e in parte potenzialmente dannosa. Mi spiego: è inutile perché nessuna leg¬ge impedisce ai cittadini di cammi¬nare per le strade con il buon pro¬posito di avvisare la polizia in pre¬senza di situazioni pericolose (tanto è vero che, in casi eccezionali, l’art.383 del codice di procedura pe¬nale autorizza il cittadino a sostituirsi alla polizia e a procedere all’arresto di coloro che siano sorpresi mentre commettono reati particolarmente gravi. Va da sé che una legge non è neppure necessaria per segnalare al¬le autorità «situazioni di disagio so¬ciale »: i numeri di telefono di emer¬genza pubblica (112, 113, 115, 117, 118) concorrono infatti ad assolvere anche tale preziosa funzione.
Riguardo alla sua potenziale danno¬sità, la facoltà per gli enti locali di «avvalersi della collaborazione di as¬sociazioni » per il «presidio del terri¬torio » rischia di minacciare valori co¬stituzionali primari e, tra essi, il prin¬cipio supremo che riserva allo Stato la sovranità nella materia della sicu¬rezza e dell’ordine pubblico: il citta¬dino concorre alla difesa della Patria (art.52 della Costituzione), usufrui¬sce della sicurezza pubblica, ma non può divenire soggetto contitolare di funzioni di sicurezza da esercitare verso altri cittadini. Anche per tale ragione è fatto divieto, sempre nella Costituzione all’articolo 18, di costi¬tuire associazioni che perseguano «scopi politici mediante organizza¬zioni di carattere militare». Tanto per ricordare un precedente non certo di estrazione 'padana', negli anni Settanta le cosiddette «ronde prole¬tarie » furono considerate dalla Cas¬sazione vere e proprie bande arma¬te. Più in generale, la Repubblica non tollera che la sicurezza sia affidata pur in parte a milizie private; vieta ai singoli di farsi giustizia da sé per cui limita i casi di legittima difesa e mal sopporta i soldati per le strade (la leg¬ge 331/2000 ne limita l’uso a casi ec¬cezionali).
Ciò detto, occorre riflettere a fondo sul fatto che l’emendamento legitti¬ma l’inserimento dell’azione di 'as¬sociazioni' di privati nel circuito del¬la sicurezza pubblica: nel maggio scorso si è previsto il «concorso del¬le forze armate nel controllo del ter¬ritorio » urbano e, poche settimane fa, la presenza militare è stata estesa all’ ’area di Casal di Principe. In certe a¬ree dunque si pensa all’esercito, in al¬tre alle ronde. Balza agli occhi per¬tanto una pericolosa fluttuazione del pendolo della sicurezza collettiva tra militarizzazione e privatizzazione, o¬scillazione che sottende una critica implicita alle capacità delle Forze di polizia, come se queste - senza l’au¬silio di militari o il concorso di 'asso¬ciazioni' di cittadini - non fossero ca¬paci di garantire l’ordine pubblico.
(da Avvenire 09.11.08)
domenica 2 novembre 2008
Vi porto a conoscenza del programma IPA ( intesa programmatica d'area) uno strumento di sviluppo importante per la nostra area.
Per collegarsi al sito della Fondazione Festari in cui sono riportati i dati della ricerca e del progetto potete collegarvi al sito http://www.fondazionefestari.it/ipa_passo3.htm
E’ uno strumento importante anche per il nostro lavoro di programmazione degli obiettivi per il prossimo impegno amministrativo.
Franco
Per collegarsi al sito della Fondazione Festari in cui sono riportati i dati della ricerca e del progetto potete collegarvi al sito http://www.fondazionefestari.it/ipa_passo3.htm
E’ uno strumento importante anche per il nostro lavoro di programmazione degli obiettivi per il prossimo impegno amministrativo.
Franco
sabato 1 novembre 2008
Manifestazione contro decreto Gelmini 30/10/2008
Allego un documento de "Il Giornale di Vicenza" del 31/10/2008 relativo alla manifestazione a Valdagno di Giovedì scorso.
Se non altro Berlusconi e la Gelmini sono riusciti a far rinascere quella voglia di far sentire la propria voce.
A voi i commenti .... franco v.

Il Giornale di Vicenza 31/10/08
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Venerdì 31 ottobre 2008
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
Anche insegnanti e studenti della provincia di Vicenza si sono mobilitati per protestare contro il decreto di riorganizzazione della scuola italiana voluto dal ministro Gelmini. In alcuni paesi si è assistito a cortei molto partecipati, in altri a manifestazioni più semplici, in altri ancora sono rimaste chiuse le scuole e tutti se ne sono andati a casa. Nel complesso però la reazione è stata forte e generalizzata.
Valdagno. In città si è svolta la manifestazione più importante che ha raccolto anche studenti e insegnanti di Schio. Alle 9.45 il blocco della provinciale 246. La diga di almeno 1.000 manifestanti, tra insegnanti, studenti, personale Ata e genitori, si è riversata per le strade della città immobilizzando il traffico. In testa al corteo, il coordinamento dei docenti della Valle dell’Agno per difendere gli istituti di vallata dai tagli. Il clou dello sciopero ha visto la città prendere possesso del parco "La Favorita", appena inaugurato. La protesta, controllata da carabinieri e polizia locale, si è snodata da via Carducci a via Galvani, proseguendo per viale Trento, salita Dante, via G. Marzotto e piazza Cavour. Numeri unici per la storia dell’istruzione di Valdagno. Ieri i riflettori sono stati puntati anche sulla chiusura delle materne statali di San Quirico e Castelvecchio: una lettera con 1.500 firme raccolte è stata consegnata all’assessore all’istruzione Alessandro Marchesini, che ha assicurato «massimo impegno dell’Amministrazione: non accetteremo mai la soppressione dei due istituti». Carlo Graziani, rappresentante Rsu del polo liceale, per un giorno uomo sandwich contro i tagli, sbotta anche contro la Provincia: «Questo decreto aggrava una situazione di precarietà della nostra scuola: due laboratori inadatti alle esigenze e aule già sovraffollate».
Ma per Luigi Visonà, rappresentante dei docenti dell’Itis «Le decisioni ministeriali, che alzano il numero di studenti per classe mettono a repentaglio anche la sicurezza: spazi pensati per al massimo 25 persone ne ospiteranno anche 35». Laura Prebianca, insegnante di lettere dell’Itc "Luzzatti" denuncia «un’inevitabile riduzione culturale, nonchè la scomparsa degli istituti professionali». Ecco allora la reazione di Andrea Storti, insegnante dell’alberghiero "Artusi" di Recoaro: «Per il nostro istituto, con la riforma Gelmini, il problema dello spostamento del corso che da anni tiene banco si trasformerebbe in una oggettiva impossibilità di proseguire le attività». Aria pesante anche tra gli insegnanti delle elementari. «Si profila un disastro - prevede Gabriella Cabianca dell’Istituto comprensivo cornedese - solo a Cornedo su 15 insegnanti, il "maestro unico" ne lascerà a casa cinque». Taglio anche delle ore a scapito di «sostegno ed alfabetizzazione», spiega Dario Scala, rappresentante Rsu dell’istituto comprensivo di Novale. Andrea Massignani, voce del personale Ata chiude il cerchio: «Con la soppressione di San Quirico e Castelvecchio 4 persone staranno a casa. Ma, tanto, ci considerano superflui». VE.MO.
Se non altro Berlusconi e la Gelmini sono riusciti a far rinascere quella voglia di far sentire la propria voce.
A voi i commenti .... franco v.

Il Giornale di Vicenza 31/10/08
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Venerdì 31 ottobre 2008
LA PROTESTA. Massiccia l’adesione allo sciopero contro la riforma del ministro Gelmini
Serrata nelle scuole. Studenti e “prof” marciano in corteo
Anche insegnanti e studenti della provincia di Vicenza si sono mobilitati per protestare contro il decreto di riorganizzazione della scuola italiana voluto dal ministro Gelmini. In alcuni paesi si è assistito a cortei molto partecipati, in altri a manifestazioni più semplici, in altri ancora sono rimaste chiuse le scuole e tutti se ne sono andati a casa. Nel complesso però la reazione è stata forte e generalizzata.
Valdagno. In città si è svolta la manifestazione più importante che ha raccolto anche studenti e insegnanti di Schio. Alle 9.45 il blocco della provinciale 246. La diga di almeno 1.000 manifestanti, tra insegnanti, studenti, personale Ata e genitori, si è riversata per le strade della città immobilizzando il traffico. In testa al corteo, il coordinamento dei docenti della Valle dell’Agno per difendere gli istituti di vallata dai tagli. Il clou dello sciopero ha visto la città prendere possesso del parco "La Favorita", appena inaugurato. La protesta, controllata da carabinieri e polizia locale, si è snodata da via Carducci a via Galvani, proseguendo per viale Trento, salita Dante, via G. Marzotto e piazza Cavour. Numeri unici per la storia dell’istruzione di Valdagno. Ieri i riflettori sono stati puntati anche sulla chiusura delle materne statali di San Quirico e Castelvecchio: una lettera con 1.500 firme raccolte è stata consegnata all’assessore all’istruzione Alessandro Marchesini, che ha assicurato «massimo impegno dell’Amministrazione: non accetteremo mai la soppressione dei due istituti». Carlo Graziani, rappresentante Rsu del polo liceale, per un giorno uomo sandwich contro i tagli, sbotta anche contro la Provincia: «Questo decreto aggrava una situazione di precarietà della nostra scuola: due laboratori inadatti alle esigenze e aule già sovraffollate».
Ma per Luigi Visonà, rappresentante dei docenti dell’Itis «Le decisioni ministeriali, che alzano il numero di studenti per classe mettono a repentaglio anche la sicurezza: spazi pensati per al massimo 25 persone ne ospiteranno anche 35». Laura Prebianca, insegnante di lettere dell’Itc "Luzzatti" denuncia «un’inevitabile riduzione culturale, nonchè la scomparsa degli istituti professionali». Ecco allora la reazione di Andrea Storti, insegnante dell’alberghiero "Artusi" di Recoaro: «Per il nostro istituto, con la riforma Gelmini, il problema dello spostamento del corso che da anni tiene banco si trasformerebbe in una oggettiva impossibilità di proseguire le attività». Aria pesante anche tra gli insegnanti delle elementari. «Si profila un disastro - prevede Gabriella Cabianca dell’Istituto comprensivo cornedese - solo a Cornedo su 15 insegnanti, il "maestro unico" ne lascerà a casa cinque». Taglio anche delle ore a scapito di «sostegno ed alfabetizzazione», spiega Dario Scala, rappresentante Rsu dell’istituto comprensivo di Novale. Andrea Massignani, voce del personale Ata chiude il cerchio: «Con la soppressione di San Quirico e Castelvecchio 4 persone staranno a casa. Ma, tanto, ci considerano superflui». VE.MO.
Iscriviti a:
Post (Atom)