MURARO Gilberto - 22 gennaio 2009
I costi del federalismo
Pubblicato su Il Mattino di Padova, ven. 23 gennaio 2009, pp. 1 e 12
FEDERALISMO, SI’ DEL SENATO
A volte servono le cifre, a volte e è necessaria e sufficiente l’analisi logica.Nel caso del federalismo fiscale in discussione in Parlamento, si può dire a priori che per definizione esso abbasserà il costo complessivo della finanza locale… se funzionerà. Sarà il costo standard, infatti, e non il costo storico a determinare quanto dare alla periferia. Un costo ancora da definire, è vero, ma basato su un concetto chiaro : il concetto che la spesa necessaria all’adempimento dei compiti affidati a regioni, province e comuni va valutata in base a un ragionevole standard di efficienza, senza più accettare l’inefficienza insita in molti casi nella spesa storica. In particolare, per essere chiari, senza più accettare il costo del sovrabbondante impiego pubblico che caratterizza gran parte della finanza locale al Sud. A parità di funzioni, quindi, il federalismo fiscale non può che comportare un risparmio, in teoria.Ne consegue che un eventuale maggiore costo del federalismo fiscale è concettualmente associabile non alla riforma ma al suo fallimento. Se la macchina burocratica centrale non verrà ridotta in cambio della dilatazione di quella periferica, allora sì che il federalismo fiscale comporterà un doppio costo. Oppure, se numerosi Comuni, Province e Regioni si terranno le maggiori risorse locali che una dilatata autonomia tributaria consentirà loro di prelevare e poi chiederanno a Roma quanto o più di quello che ottengono ora e lo otterranno da un Governo e un Parlamento ricattati dai buoni sentimenti o preoccupati dalle prossime elezioni più che dalle crepe delle finanza pubblica, allora sì che il federalismo fiscale comporterà una spesa aggiuntiva e non un beneficio per la nazione.Non sono ipotesi astratte. E’ fin troppo noto il paradosso della maggiore spesa e del maggiore impiego pubblico statale che si è manifestato dopo il forte decentramento di funzioni introdotto a fine anni ’90 dalle leggi Bassanini . E per quanto riguarda il mancato rispetto delle regole nel rapporto tra centro e periferia, esso rappresenta una potente chiave di lettura di una parte rilevante della storia finanziaria dell’Italia repubblicana. Fin dagli inizi, quando la Sicilia ottiene il diritto di trattenere praticamente l’intero prelievo tributario locale in cambio di maggiori impegni di spesa, in particolare in cambio dell’ingente spesa per l’ istruzione, e poi si tiene le risorse continuando a mandare a Roma, cioè ai non siciliani, il conto delle scuole. E poi, con la politica successiva alla riforma fiscale degli anni ’70, quando il governo pone agli enti periferici vincoli di bilancio che non fa rispettare e procede poi a sanatorie dei deficit e addirittura basa i successivi trasferimenti sulla spesa “sanata” e quindi premia di fatto i Comuni con maggiori deficit ( che è il motivo per cui i comuni veneti continuano a essere puniti per essere stati virtuosi, come più volte segnalato su queste colonne). E poi ancora, con i deficit della gestione regionale della sanità che nell’ultimo triennio hanno indotto a dare ad alcune regioni miliardi di fondi aggiuntivi rispetto a quanto loro attribuito dalla formula di ripartizione del fondo sanitario nazionale, che è tecnicamente una buona formula. E per arrivare ai giorni nostri, abbiamo già dimenticato i 140 milioni a Catania e i 500 a Roma di qualche settimana fa?
Non si tratta quindi di interrogarsi oggi sui costi della riforma o comunque chiedere delle cifre che non possono derivare dai “principi” contenuti nel progetto di legge delega oggi in discussione. I numeri, infatti, non potranno che emergere dai successivi decreti legislativi che preciseranno le norme e i loro effetti. Ciò che oggi appare necessario e sufficiente è l’ impegno di tutti - un impegno corale e solenne, senza se e senza ma - a essere finalmente seri.
lunedì 26 gennaio 2009
giovedì 15 gennaio 2009
15/01/2009
Roma
Decreto Anticrisi, Rubinato: “Il Governo Berlusconi e la sua maggioranza hanno tradito il popolo delle partite iva del nord est”.
“Quello che chiedevo attraverso un emendamento presentato in sede di Commissioni riunite Bilancio e Finanze respinto con i voti della maggioranza, Lega Nord compresa – osserva la parlamentare veneta – era che il Governo avesse il coraggio di chiarire una volta per tutte la valenza probatoria degli studi di settore, per ricondurli alla loro funzione di strumento imprescindibile di accertamento, ma non di vessazione del contribuente. Ho trasformato l’emendamento in ordine del giorno, ma anch’esso è stato bocciato da Governo e maggioranza.”
“Il vero problema degli studi di settore – continua la Rubinato – riguarda la loro valenza probatoria. Sulla base della prassi vigente il semplice scostamento dei ricavi del contribuente dalla congruità degli studi di settore determina il pressoché automatico accertamento a carico del contribuente stesso, in particolare dei piccoli imprenditori, i quali, in questo caso, si trovano di fronte ad un compito impossibile: dimostrare all’Ufficio perché “non hanno guadagnato di più”, con il rischio di doverlo fare, proponendo un ricorso che dura anni mentre sono costretti a pagare in anticipo fino al 50%".
"Il mio ordine del giorno – seguita la componente della Commissione Bilancio – mirava ad evitare che lo strumento degli studi di settore si prestasse ad essere utilizzato in questa maniera vessatoria, stabilendo che l’onere della prova invece è a carico dell’agenzia delle entrate. Inoltre, chiedevo al Governo l’impegno di revisionare e di adeguare gli studi di settore con l’ausilio delle associazioni di categoria alla realtà economica di ciascun territorio e dei diversi comparti produttivi, tanto più in un periodo di crisi come quello che vive attualmente il tessuto di tutta l’impresa del Nord-Est".
“Registro che, sul punto, il Governo Berlusconi mette una vera e propria foglia di fico per tentare di nascondere l'inefficacia della propria azione politico-legislativa anche sugli studi di settore.
Ancora una volta, la Lega tradisce nei fatti il popolo delle partite IVA del Nord Est.
L’appuntamento è per lunedì 26 gennaio a Treviso dove ci riuniremo insieme con i piccoli imprenditori delusi da questo ennesimo voltafaccia del Governo Berlusconi”.
Roma
Decreto Anticrisi, Rubinato: “Il Governo Berlusconi e la sua maggioranza hanno tradito il popolo delle partite iva del nord est”.
“Quello che chiedevo attraverso un emendamento presentato in sede di Commissioni riunite Bilancio e Finanze respinto con i voti della maggioranza, Lega Nord compresa – osserva la parlamentare veneta – era che il Governo avesse il coraggio di chiarire una volta per tutte la valenza probatoria degli studi di settore, per ricondurli alla loro funzione di strumento imprescindibile di accertamento, ma non di vessazione del contribuente. Ho trasformato l’emendamento in ordine del giorno, ma anch’esso è stato bocciato da Governo e maggioranza.”
“Il vero problema degli studi di settore – continua la Rubinato – riguarda la loro valenza probatoria. Sulla base della prassi vigente il semplice scostamento dei ricavi del contribuente dalla congruità degli studi di settore determina il pressoché automatico accertamento a carico del contribuente stesso, in particolare dei piccoli imprenditori, i quali, in questo caso, si trovano di fronte ad un compito impossibile: dimostrare all’Ufficio perché “non hanno guadagnato di più”, con il rischio di doverlo fare, proponendo un ricorso che dura anni mentre sono costretti a pagare in anticipo fino al 50%".
"Il mio ordine del giorno – seguita la componente della Commissione Bilancio – mirava ad evitare che lo strumento degli studi di settore si prestasse ad essere utilizzato in questa maniera vessatoria, stabilendo che l’onere della prova invece è a carico dell’agenzia delle entrate. Inoltre, chiedevo al Governo l’impegno di revisionare e di adeguare gli studi di settore con l’ausilio delle associazioni di categoria alla realtà economica di ciascun territorio e dei diversi comparti produttivi, tanto più in un periodo di crisi come quello che vive attualmente il tessuto di tutta l’impresa del Nord-Est".
“Registro che, sul punto, il Governo Berlusconi mette una vera e propria foglia di fico per tentare di nascondere l'inefficacia della propria azione politico-legislativa anche sugli studi di settore.
Ancora una volta, la Lega tradisce nei fatti il popolo delle partite IVA del Nord Est.
L’appuntamento è per lunedì 26 gennaio a Treviso dove ci riuniremo insieme con i piccoli imprenditori delusi da questo ennesimo voltafaccia del Governo Berlusconi”.
mercoledì 14 gennaio 2009
La protesta del presidente “scopre” i problemi della maggioranza.
Berlusconi-Fini, la fiducia a destra o è finta o è finita
Un incidente dietro l’altro, il governo ha trovato un argine a Montecitorio
«Il rispetto della centralità del parlamento non si limita all’omaggio del lavoro fatto in commissione e impedendo ai deputati di pronunciarsi in aula su un testo». In un’atmosfera quasi surreale, tra gli applausi di tutta l’opposizione, il presidente della camera Fini ieri ha duramente censurato la decisione del governo di porre la fiducia sul decreto legge anti-crisi per problemi politici interni alla maggioranza e per garantirne la tenuta. Berlusconi, seccato, ha preferito non commentare direttamente l’intervento di Fini mentre il capogruppo dei deputati del Pdl, il forzista Cicchitto, ha preso formalmente le distanze dalle parole del presidente della camera «che non condividiamo ». La componente di An all’interno del Pdl tace imbarazzata, la Lega ironizza sul «ruolo super partes » scoperto da Fini e accusandolo di strumentalizzare il caso: «Siamo tutti uomini di mondo», ha detto il capogruppo del Carroccio Cota. Bossi è irritato perché Fini lo scavalca come garante del dialogo col Pd. Tra Fini e Berlusconi, ormai, volano scintille su tutti i principali temi dell’agenda politica: a partire dal nodo delle riforme, giustizia e non soltanto, che per la terza carica dello stato, in linea con la posizione del Quirinale, «devono essere condivise» e bipartisan.
Per il leader del Pd, Walter Veltroni, la richiesta di fiducia da parte del governo «sanziona la grande difficoltà che c’è nella maggioranza.
Ha fatto bene il presidente della camera a richiamare le prerogative del parlamento. Questa fiducia costituisce uno strappo consistente anche nella prassi della vita parlamentare». ALLE PAGINE 2 E 6
martedì 13 gennaio 2009
Email di Veltroni ai coordinatori dei circoli PD
Cari amici,
voglio farvi i miei auguri per un sereno 2009 ringraziandovi per l'entusiasmo
e l'impegno che mettete ogni giorno nel far vivere i nostri circoli.
Siamo una grande forza riformista, nata da un anno in soli 12 mesi abbiamo
già affrontato le elezioni conquistando il consenso di oltre un terzo degli
italiani. L'anno che sta per arrivare sarà impegnativo per tutti: penso alla
campagna per il tesseramento, alla conferenza programmatica e alle elezioni
amministrative ed europee.
Dando vita al Partito Democratico, abbiamo alimentato grandi aspettative,
abbiamo suscitato una speranza nuova. Ora, abbiamo il dovere di rispettare
l'impegno assunto con chi ha votato per noi, con chi ci ha sostenuto anche
partecipando alla grande manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, un
evento che non sarebbe stato possibile senza di voi.
Lo so perché ogni volta che visito un circolo trovo una piccola comunità che
ha preso coscienza del nostro ruolo nella vita degli italiani. È nei circoli
che si capisce come la forza del Partito Democratico è in tutte quelle
persone che si impegnano nelle ore libere del giorno perché credono nella politica,
nella sua capacità di cambiare le cose, nella forza della partecipazione dei
cittadini.
Di questo c'è bisogno, innanzitutto per il Paese, che sta attraversando una
crisi sempre più grave, di fronte alla quale il governo si mostra sempre più
inadeguato.
Ci sarà molto da fare nel corso del nuovo anno, e lo faremo assieme. Ancora
auguri.
Walter Veltroni
Cari amici,
voglio farvi i miei auguri per un sereno 2009 ringraziandovi per l'entusiasmo
e l'impegno che mettete ogni giorno nel far vivere i nostri circoli.
Siamo una grande forza riformista, nata da un anno in soli 12 mesi abbiamo
già affrontato le elezioni conquistando il consenso di oltre un terzo degli
italiani. L'anno che sta per arrivare sarà impegnativo per tutti: penso alla
campagna per il tesseramento, alla conferenza programmatica e alle elezioni
amministrative ed europee.
Dando vita al Partito Democratico, abbiamo alimentato grandi aspettative,
abbiamo suscitato una speranza nuova. Ora, abbiamo il dovere di rispettare
l'impegno assunto con chi ha votato per noi, con chi ci ha sostenuto anche
partecipando alla grande manifestazione del 25 ottobre al Circo Massimo, un
evento che non sarebbe stato possibile senza di voi.
Lo so perché ogni volta che visito un circolo trovo una piccola comunità che
ha preso coscienza del nostro ruolo nella vita degli italiani. È nei circoli
che si capisce come la forza del Partito Democratico è in tutte quelle
persone che si impegnano nelle ore libere del giorno perché credono nella politica,
nella sua capacità di cambiare le cose, nella forza della partecipazione dei
cittadini.
Di questo c'è bisogno, innanzitutto per il Paese, che sta attraversando una
crisi sempre più grave, di fronte alla quale il governo si mostra sempre più
inadeguato.
Ci sarà molto da fare nel corso del nuovo anno, e lo faremo assieme. Ancora
auguri.
Walter Veltroni
12/01/2009
Padova
Nuova Alitalia? Una fregatura!
di Marco Stradiotto*
Quel dibattito, con le relative semplificazioni, contribuì a far fallire la trattativa fra la nostra compagnia di bandiera e Air France-Klm. Da un lato, le polemiche sollevate da Berlusconi con la sua ostilità nei confronti della soluzione franco-olandese; dall’altro, il gioco delle parti tra i sindacati, con aperture e dietrofront quasi all’ordine del giorno. Come risultato, peraltro forse a quel punto prevedibile, il ritiro dell'offerta da parte del presidente Spinetta.
Ai firmatari dell’accordo e al governo Prodi, il centrodestra allora all’opposizione imputava soprattutto due colpe: la perdita dell'italianità della compagnia di bandiera e il ridimensionamento dello scalo di Malpensa. Il tutto condito con un messaggio mediatico molto semplice, ma martellante: l’operazione rischiava di essere – si diceva – una “svendita” ai cugini d’oltralpe che, per pochi spiccioli, avrebbero messo le mani sul nostro vettore storico. Le notizie di queste ultime ore, che danno ormai come imminente l’accordo tra la nuova Alitalia (Cai) e Air France-Klm, dimostrano quanto quelle critiche fossero immotivate, oltreché strumentali.
La verità, sotto gli occhi di tutti, è che la nostra era una posizione oggettivamente legittima perché quella di marzo era una buona offerta. E non è un caso che, dopo oltre otto mesi di chiacchiere e tira e molla, si sia sostanzialmente tornati alla situazione di partenza. Con una differenza, purtroppo, fondamentale e dolorosa per le tasche dei contribuenti italiani: la gestione disastrosa dell’operazione Alitalia costa più di 4 miliardi di euro.
E, a distanza di pochi mesi, Air France è sul punto di mettere a segno un vero e proprio affare, comprando il 25% della “parte buona”di Alitalia e spendendo una cifra irrisoria: solo 300 milioni di euro. Ce n’è abbastanza per far brindare a champagne Spinetta e soci.
In primavera, infatti, si sarebbero accollati oneri e onori dell’operazione, acquistando il pacchetto completo, debiti compresi. Oggi si portano a casa un quarto di una compagnia di bandiera sana, depurata dai debiti e dal personale in eccedenza. Alitalia, nel frattempo, è stata infatti divisa in due società, una buona e l'altra cosiddetta “marcia”.
Nella prima c'è il business, le rotte, le autorizzazioni, le concessioni; nella seconda i debiti e il personale. In questi giorni il commissario Fantozzi ha peraltro ammesso che non riuscirà a onorare tutti i crediti maturati dai fornitori di Alitalia: un totale di oltre 3 miliardi di euro.
Se ad essi si aggiungono – oltre ai 400 milioni di prestito ponte che non sarà restituito – anche i maggiori oneri che lo Stato dovrà versare per finanziare gli ammortizzatori sociali necessari a sostenere i lavoratori licenziati da Alitalia non riassunti dalla nuova compagnia, si ha un quadro chiaro (o meglio scuro, scurissimo) dei costi che peseranno sulle tasche dei contribuenti.
Insomma, mi si passi l’espressione, tutto si è risolto in una vera e propria fregatura! Un pessimo affare non solo, in generale, per la collettività, ma anche, più nello specifico, per i viaggiatori, che presumibilmente dovranno, almeno nella prima fase, pagare tariffe più onerose a fronte di una qualità del servizio peggiore.
Con buona pace della concorrenza, infatti, la Cai è nata dalla fusione di Alitalia e Air One. Ciò ha dato vita a un nuovo monopolio, che – come può testimoniare chi in questi mesi di transizione sta utilizzando il vettore aereo – ha determinato uno sconsiderato aumento dei prezzi dei biglietti e un deterioramento del servizio.
Tanto per fare un esempio, la rotta Venezia-Roma ha subito un drastico taglio dei numero dei voli. C’è, inoltre, il problema del futuro dello scalo di Malpensa. Siamo di nuovo alla situazione di otto mesi fa. Le scelte aziendali della nuova Alitalia di fatto penalizzano lo scalo lombardo, perché essa chiede che le rotte disponibili non vengano messe a disposizione delle compagnie che ne facessero richiesta. Il monopolio nella rotta Milano-Roma è certamente una ghiotta opportunità di guadagno per la nuova Alitalia, ma non sempre gli interessi di un’azienda si sposano con quelli degli utenti.
E in questo caso garantire la concorrenza e la possibilità di scelta, evitando di consolidare l’ennesimo monopolio, sarebbe una precisa responsabilità delle istituzioni e delle autorità preposte alla gestione del settore e al controllo del rispetto delle regole.
Proviamo, in conclusione, a stilare una breve lista degli effetti dell’operazione Alitalia sul nostro sistema: - costi per la collettività pari a circa 4 miliardi di euro, 74 euro a testa per ogni italiano; - creazione di un nuovo monopolio per le rotte interne con la rottura della concorrenza tra Air One e Alitalia; - riduzione del numero dei voli; - aumento del prezzo dei biglietti; - ridimensionamento di Malpensa.
Infine, con l’ingresso di Air France-Klm, abbiamo perso anche l’ultimo baluardo, vale a dire l’italianità del gruppo tanto cara a Berlusconi in campagna elettorale. Cosa resta? Al termine di questa sciagurata vicenda c’è qualcuno che intende assumersene davvero la responsabilità?
Padova
Nuova Alitalia? Una fregatura!
di Marco Stradiotto*
Quel dibattito, con le relative semplificazioni, contribuì a far fallire la trattativa fra la nostra compagnia di bandiera e Air France-Klm. Da un lato, le polemiche sollevate da Berlusconi con la sua ostilità nei confronti della soluzione franco-olandese; dall’altro, il gioco delle parti tra i sindacati, con aperture e dietrofront quasi all’ordine del giorno. Come risultato, peraltro forse a quel punto prevedibile, il ritiro dell'offerta da parte del presidente Spinetta.
Ai firmatari dell’accordo e al governo Prodi, il centrodestra allora all’opposizione imputava soprattutto due colpe: la perdita dell'italianità della compagnia di bandiera e il ridimensionamento dello scalo di Malpensa. Il tutto condito con un messaggio mediatico molto semplice, ma martellante: l’operazione rischiava di essere – si diceva – una “svendita” ai cugini d’oltralpe che, per pochi spiccioli, avrebbero messo le mani sul nostro vettore storico. Le notizie di queste ultime ore, che danno ormai come imminente l’accordo tra la nuova Alitalia (Cai) e Air France-Klm, dimostrano quanto quelle critiche fossero immotivate, oltreché strumentali.
La verità, sotto gli occhi di tutti, è che la nostra era una posizione oggettivamente legittima perché quella di marzo era una buona offerta. E non è un caso che, dopo oltre otto mesi di chiacchiere e tira e molla, si sia sostanzialmente tornati alla situazione di partenza. Con una differenza, purtroppo, fondamentale e dolorosa per le tasche dei contribuenti italiani: la gestione disastrosa dell’operazione Alitalia costa più di 4 miliardi di euro.
E, a distanza di pochi mesi, Air France è sul punto di mettere a segno un vero e proprio affare, comprando il 25% della “parte buona”di Alitalia e spendendo una cifra irrisoria: solo 300 milioni di euro. Ce n’è abbastanza per far brindare a champagne Spinetta e soci.
In primavera, infatti, si sarebbero accollati oneri e onori dell’operazione, acquistando il pacchetto completo, debiti compresi. Oggi si portano a casa un quarto di una compagnia di bandiera sana, depurata dai debiti e dal personale in eccedenza. Alitalia, nel frattempo, è stata infatti divisa in due società, una buona e l'altra cosiddetta “marcia”.
Nella prima c'è il business, le rotte, le autorizzazioni, le concessioni; nella seconda i debiti e il personale. In questi giorni il commissario Fantozzi ha peraltro ammesso che non riuscirà a onorare tutti i crediti maturati dai fornitori di Alitalia: un totale di oltre 3 miliardi di euro.
Se ad essi si aggiungono – oltre ai 400 milioni di prestito ponte che non sarà restituito – anche i maggiori oneri che lo Stato dovrà versare per finanziare gli ammortizzatori sociali necessari a sostenere i lavoratori licenziati da Alitalia non riassunti dalla nuova compagnia, si ha un quadro chiaro (o meglio scuro, scurissimo) dei costi che peseranno sulle tasche dei contribuenti.
Insomma, mi si passi l’espressione, tutto si è risolto in una vera e propria fregatura! Un pessimo affare non solo, in generale, per la collettività, ma anche, più nello specifico, per i viaggiatori, che presumibilmente dovranno, almeno nella prima fase, pagare tariffe più onerose a fronte di una qualità del servizio peggiore.
Con buona pace della concorrenza, infatti, la Cai è nata dalla fusione di Alitalia e Air One. Ciò ha dato vita a un nuovo monopolio, che – come può testimoniare chi in questi mesi di transizione sta utilizzando il vettore aereo – ha determinato uno sconsiderato aumento dei prezzi dei biglietti e un deterioramento del servizio.
Tanto per fare un esempio, la rotta Venezia-Roma ha subito un drastico taglio dei numero dei voli. C’è, inoltre, il problema del futuro dello scalo di Malpensa. Siamo di nuovo alla situazione di otto mesi fa. Le scelte aziendali della nuova Alitalia di fatto penalizzano lo scalo lombardo, perché essa chiede che le rotte disponibili non vengano messe a disposizione delle compagnie che ne facessero richiesta. Il monopolio nella rotta Milano-Roma è certamente una ghiotta opportunità di guadagno per la nuova Alitalia, ma non sempre gli interessi di un’azienda si sposano con quelli degli utenti.
E in questo caso garantire la concorrenza e la possibilità di scelta, evitando di consolidare l’ennesimo monopolio, sarebbe una precisa responsabilità delle istituzioni e delle autorità preposte alla gestione del settore e al controllo del rispetto delle regole.
Proviamo, in conclusione, a stilare una breve lista degli effetti dell’operazione Alitalia sul nostro sistema: - costi per la collettività pari a circa 4 miliardi di euro, 74 euro a testa per ogni italiano; - creazione di un nuovo monopolio per le rotte interne con la rottura della concorrenza tra Air One e Alitalia; - riduzione del numero dei voli; - aumento del prezzo dei biglietti; - ridimensionamento di Malpensa.
Infine, con l’ingresso di Air France-Klm, abbiamo perso anche l’ultimo baluardo, vale a dire l’italianità del gruppo tanto cara a Berlusconi in campagna elettorale. Cosa resta? Al termine di questa sciagurata vicenda c’è qualcuno che intende assumersene davvero la responsabilità?
giovedì 8 gennaio 2009
8/01/2008
Padova
Dal Corriere del Veneto
L’IPOCRISIA
di ALESSANDRO RUSSELLO*
Se addì 8 gennaio — Jesolo, Veneto, Italia — dovessimo dire cos'è l'identità veneta ci sarebbe un'unica risposta: non esistono né l'identità né il Veneto. O forse, se l'identità è questa — respingere come «orde extracomunitarie che inquinano il territorio» qualche decina di ragazze e ragazzi clandestini dagli 11 ai 17 anni trasferiti da Lampedusa per essere ospitati temporaneamente nel centro della Croce Rossa — sarebbe misurabile quest'assenza di «idem sentire» con un solo sostantivo: vergogna.
Qui non c'entra il dibattito sulla sicurezza e sui flussi, sull'impatto dell'immigrazione e sugli usi e i costumi del meticciato di volti e culture. Qui c'entra solo una cosa: la perdita di un supervalore valore religioso e laico insieme, territoriale e cosmico insieme che è il valore dell'Umanità. Nel merito, nel linguaggio, nell'azione politica, dibattere per giorni sulla possibilità di ospitare o meno in una colonia del mare d'inverno un gruppo di ragazzi che scappano da fame e guerre o comunque da realtà infami e dolenti, significa aver venduto la bussola dell'umanesimo passando dall'etica del buon senso al mercato del consenso, dal seme della tolleranza (pur vigile) alla negazione dei diritti universali.
Che senso ha — e lo diciamo soprattutto alla Lega, abile a nascondere la firma del suo ministro Maroni sull'«operazione Jesolo » — sovvenzionare i presepi viventi facendo morire il senso che quei presepi (ancora?) rappresentano. Quanta ipocrisia c'è nel brandire con una mano le radici cristiane e con l'altra respingere la carne, il sangue e la parola del «profugo» più famoso della terra che è Gesù Cristo?
Davvero non c'entrano, qui, né il buonismo né il decisionismo, né la destra né la sinistra, né il culto delle sagre padane né la società contaminata della globalizzazione economica. Qui è in gioco, a proposito di identità di un popolo di ex migranti, il residuo umanitario di una terra la cui secolarizzazione non ha comunque cancellato il virus potente della solidarietà. E nella guerra dei sostantivi, solidarietà è ancora l'unico che per quanto desueto e impegnativo possa combattere la vergogna di posizioni che ancor prima di sembrare politiche contengono un grande carico di disumanità. Alimentando a loro volta le posizioni «prepolitiche » di chi pensa che la spada del Guerriero di Giussano (peraltro lombarda) debba abbattersi su tutto ciò che non parla, non pensa o non respira veneto.
*Caporedattore del Corriere del Veneto
Padova
Dal Corriere del Veneto
L’IPOCRISIA
di ALESSANDRO RUSSELLO*
Se addì 8 gennaio — Jesolo, Veneto, Italia — dovessimo dire cos'è l'identità veneta ci sarebbe un'unica risposta: non esistono né l'identità né il Veneto. O forse, se l'identità è questa — respingere come «orde extracomunitarie che inquinano il territorio» qualche decina di ragazze e ragazzi clandestini dagli 11 ai 17 anni trasferiti da Lampedusa per essere ospitati temporaneamente nel centro della Croce Rossa — sarebbe misurabile quest'assenza di «idem sentire» con un solo sostantivo: vergogna.
Qui non c'entra il dibattito sulla sicurezza e sui flussi, sull'impatto dell'immigrazione e sugli usi e i costumi del meticciato di volti e culture. Qui c'entra solo una cosa: la perdita di un supervalore valore religioso e laico insieme, territoriale e cosmico insieme che è il valore dell'Umanità. Nel merito, nel linguaggio, nell'azione politica, dibattere per giorni sulla possibilità di ospitare o meno in una colonia del mare d'inverno un gruppo di ragazzi che scappano da fame e guerre o comunque da realtà infami e dolenti, significa aver venduto la bussola dell'umanesimo passando dall'etica del buon senso al mercato del consenso, dal seme della tolleranza (pur vigile) alla negazione dei diritti universali.
Che senso ha — e lo diciamo soprattutto alla Lega, abile a nascondere la firma del suo ministro Maroni sull'«operazione Jesolo » — sovvenzionare i presepi viventi facendo morire il senso che quei presepi (ancora?) rappresentano. Quanta ipocrisia c'è nel brandire con una mano le radici cristiane e con l'altra respingere la carne, il sangue e la parola del «profugo» più famoso della terra che è Gesù Cristo?
Davvero non c'entrano, qui, né il buonismo né il decisionismo, né la destra né la sinistra, né il culto delle sagre padane né la società contaminata della globalizzazione economica. Qui è in gioco, a proposito di identità di un popolo di ex migranti, il residuo umanitario di una terra la cui secolarizzazione non ha comunque cancellato il virus potente della solidarietà. E nella guerra dei sostantivi, solidarietà è ancora l'unico che per quanto desueto e impegnativo possa combattere la vergogna di posizioni che ancor prima di sembrare politiche contengono un grande carico di disumanità. Alimentando a loro volta le posizioni «prepolitiche » di chi pensa che la spada del Guerriero di Giussano (peraltro lombarda) debba abbattersi su tutto ciò che non parla, non pensa o non respira veneto.
*Caporedattore del Corriere del Veneto
martedì 6 gennaio 2009
• IL GIORNALE DI VICENZA 04/01/2009
Troppi poveri, il Comune mette mano al bilancio
SOCIALE. Ventiseimila euro saranno destinati a chi non riesce più a pagare l'affitto
Previsti fondi per 140 mila che andranno a coprire il minimo vitale dei cittadini che sono più in difficoltà
La crisi si fa sentire anche a Valdagno. E per venire incontro alle persone in difficoltà si mette mano al bilancio. I 100 mila euro previsti per il 2008 per il minimo vitale, infatti, non bastano più. Si è così dovuto portare il budget a 140 mila euro, 26 mila dei quali destinati a contributi per gli affitti. Tra chi se la passa male spiccano le donne sole, con figli a carico.
Lo confermano i numeri: se nel 2007 erano state solamente 4 quelle che si erano rivolte ai servizi sociali per un aiuto economico, nell'anno appena concluso si è toccata quota 17. Una cifra che in valore assoluto potrebbe non sembrare eclatante, ma che in realtà è più che quadruplicata e per questo non si nasconde preoccupazione negli uffici comunali competenti, con l'Amministrazione costretta a mettere mano al "portafogli". Aumenta, inoltre, la spesa per le integrazioni delle rette per gli asili nido: basti pensare che in tre anni si è passati da 131 mila euro a 261 mila, in pratica il doppio. Ma c'è grande attenzione anche per i giovani: si è passati da una spesa prevista di 36 mila euro a 53 mila, che sono andati soprattutto alle attività promosse dall'assessorato alle politiche giovanili. Un resoconto, quello dell'anno che si è appena concluso, che se da un lato evidenzia il consistente sforzo messo in atto dalla macchina comunale, dall'altro evidenzia la necessità di incrementare le risorse messe a disposizione per chi soffre dal punto di vista economico. Sul versante della terza età, Valdagno ha messo in campo una rete di servizi che ha come scopo il benessere degli over 65.
Da circa 20 anni, è attivo il servizio di consegna pasti a domicilio e la città, dopo Vicenza, è stata tra i primi comuni della provincia ad offrire questa opportunità. In totale, nell'anno sono stati quasi 30 mila i pasti consegnati, con 115 anziani che usufruiscono del servizio.
Vengono assistiti da 7 sette operatrici sociali: il loro lavoro non si limita alla semplice consegna dei pasti, ma consiste anche in un monitoraggio delle condizioni dell'anziano con il quale si viene in contatto. È per questo motivo che il comune ha preferito non dare in appalto ad una società questo servizio ma curarlo in prima persona.
Il servizio di assistenza domiciliare riguarda soprattutto l'igiene della persona, verificando la capacità dell'utente di assumere i farmaci correttamente e verificando la necessità di un ricovero ospedaliero o di una visita specialistica. In alcuni casi, le operatrici accompagnano l'anziano a fare la spesa, gli consegnano farmaci e generi di prima necessità.
Luigi Cristina
Troppi poveri, il Comune mette mano al bilancio
SOCIALE. Ventiseimila euro saranno destinati a chi non riesce più a pagare l'affitto
Previsti fondi per 140 mila che andranno a coprire il minimo vitale dei cittadini che sono più in difficoltà
La crisi si fa sentire anche a Valdagno. E per venire incontro alle persone in difficoltà si mette mano al bilancio. I 100 mila euro previsti per il 2008 per il minimo vitale, infatti, non bastano più. Si è così dovuto portare il budget a 140 mila euro, 26 mila dei quali destinati a contributi per gli affitti. Tra chi se la passa male spiccano le donne sole, con figli a carico.
Lo confermano i numeri: se nel 2007 erano state solamente 4 quelle che si erano rivolte ai servizi sociali per un aiuto economico, nell'anno appena concluso si è toccata quota 17. Una cifra che in valore assoluto potrebbe non sembrare eclatante, ma che in realtà è più che quadruplicata e per questo non si nasconde preoccupazione negli uffici comunali competenti, con l'Amministrazione costretta a mettere mano al "portafogli". Aumenta, inoltre, la spesa per le integrazioni delle rette per gli asili nido: basti pensare che in tre anni si è passati da 131 mila euro a 261 mila, in pratica il doppio. Ma c'è grande attenzione anche per i giovani: si è passati da una spesa prevista di 36 mila euro a 53 mila, che sono andati soprattutto alle attività promosse dall'assessorato alle politiche giovanili. Un resoconto, quello dell'anno che si è appena concluso, che se da un lato evidenzia il consistente sforzo messo in atto dalla macchina comunale, dall'altro evidenzia la necessità di incrementare le risorse messe a disposizione per chi soffre dal punto di vista economico. Sul versante della terza età, Valdagno ha messo in campo una rete di servizi che ha come scopo il benessere degli over 65.
Da circa 20 anni, è attivo il servizio di consegna pasti a domicilio e la città, dopo Vicenza, è stata tra i primi comuni della provincia ad offrire questa opportunità. In totale, nell'anno sono stati quasi 30 mila i pasti consegnati, con 115 anziani che usufruiscono del servizio.
Vengono assistiti da 7 sette operatrici sociali: il loro lavoro non si limita alla semplice consegna dei pasti, ma consiste anche in un monitoraggio delle condizioni dell'anziano con il quale si viene in contatto. È per questo motivo che il comune ha preferito non dare in appalto ad una società questo servizio ma curarlo in prima persona.
Il servizio di assistenza domiciliare riguarda soprattutto l'igiene della persona, verificando la capacità dell'utente di assumere i farmaci correttamente e verificando la necessità di un ricovero ospedaliero o di una visita specialistica. In alcuni casi, le operatrici accompagnano l'anziano a fare la spesa, gli consegnano farmaci e generi di prima necessità.
Luigi Cristina
02/01/2009
Padova
Nel 2009 il Veneto sarà protagonista della politica nazionale. Il calendario delle principali iniziative
Si chiude un anno di lavoro intenso per il Partito Democratico del Veneto che nel 2008 ha raggiunto obiettivi importanti sia sul piano organizzativo interno che di presenza sul territorio.
Con le primarie del gennaio scorso, il PD ha selezionato la propria classe dirigente locale (i componenti dei coordinatori di circolo e delle assemblee provinciali) e ha dato vita a 516 circoli in tutta la regione.
Il 2008 stato l’anno in cui il partito ha portato a termine la propria fase costituente, approvando lo Statuto regionale e il Manifesto dei Valori.
Oltre al radicamento territoriale, nell’anno appena concluso il PD veneto ha puntato sulla formazione dei quadri dirigenti istituendo la Scuola Veneta di Politica, che nella sua prima edizione si concluderà il prossimo 21 marzo.
Le elezioni politiche di primavera hanno confermato che nella nostra regione lo schieramento di centrosinistra è ancora minoritario, ma le concomitanti Amministrative hanno determinato risultati importanti, come la vittoria di Achille Variati a Vicenza, che ha portato a 4 su 7 i capoluoghi di provincia governati dal centrosinistra.
Nel 2008 è iniziato il tesseramento che sta dando esiti soddisfacenti e che continuerà nel nuovo anno.
La costituzione dei quadri del movimento giovanile, con le primarie di novembre, ha chiuso un anno dedicato alla strutturazione del partito e al radicamento sul territorio e alla formazione della sua classe dirigente.
Il 2009 sarà altrettanto impegnativo per le sfide che attendono il PD veneto: quelle esterne, come le elezioni amministrative ed europee in primavera, e quelle interne, come i congressi regionale e nazionale in autunno, che tracceranno i nuovi assetti del partito.
La sfida delle amministrative sarà preceduta, in molte realtà, da elezioni primarie per la selezione dei candidati, che si terranno, in larga maggioranza, domenica 8 febbraio (spetterà ai livelli provinciali definire le date delle consultazioni).
In preparazione dei congressi di ottobre, si aprirà una fase di elaborazione programmatica, che vedrà il Veneto protagonista nella proposta politica su temi importanti come la sicurezza, il welfare, la giustizia. Si terranno infatti nella nostra regione due conferenze programmatiche nazionali: quella sui temi della giustizia e sicurezza coordinata dai parlamentari Alessandro Naccarato e Felice Casson, che si articolerà in due momenti: il 30 gennaio a Venezia e il 31 gennaio a Padova; e quella sul welfare coordinata dal sen. Tiziano Treu, che è stata fissata il 6 febbraio.
Altro appuntamento importante del 2009 sarà il forum programmatico delle regioni del Nord, che avrà luogo a Padova il 1 marzo, una tappa importantissima nel percorso di elaborazione politica del partito. Il forum è promosso e organizzato dal Coordinamento delle regioni del Nord che si riunirà per la prima volta venerdì 10 gennaio a Milano.
Nel 2009 dunque il Veneto sarà teatro di molti eventi significativi di carattere nazionale e si troverà ad accogliere i grandi protagonisti della vita politica, e non solo, del Paese. A inaugurare questo ciclo sarà Walter Veltroni, che il 16 gennaio è atteso a Mestre per il lancio della candidatura di Davide Zoggia alla presidenza della Provincia di Venezia (farà tappa anche a Vicenza, dove inaugurerà la sede provinciale).
Le iniziative di carattere nazionale nella nostra regione saranno intervallate da alcuni momenti di rilevanza regionale: sabato 14 febbraio si terrà la prima conferenza dei circoli del PD veneto e, dopo le amministrative, in vista del congresso nazionale, le province venete proporranno sette eventi di confronto tematico aperti alla cittadinanza.
Con il nuovo anno, il partito veneto intensificherà inoltre la sua comunicazione esterna, con una serie di iniziative. Assieme al gruppo consigliare, verrà pubblicata e distribuita già da questo mese Veneto Democratico, la newsletter cartacea che raggiungerà periodicamente i 160 mila elettori delle primarie del 2006.
Ha inoltre visto la luce il primo quaderno della collana “Il Pensiero Democratico”, destinata a raccogliere riflessioni politiche e culturali di alto livello e curata da due giovani studiosi, Paolo Giacon e Michele Fiorillo. I quaderni usciranno con periodicità variabile e saranno distribuiti sotto forma cartacea e potranno essere scaricati dal sito internet www.partitodemocraticoveneto.org. Saranno ospitati contributi di giornalisti, docenti universitari, esperti, politici sui principali temi della società, della cultura, dell’economia, dell’attualità che riguardano il Veneto e il Nordest.
Padova
Nel 2009 il Veneto sarà protagonista della politica nazionale. Il calendario delle principali iniziative
Si chiude un anno di lavoro intenso per il Partito Democratico del Veneto che nel 2008 ha raggiunto obiettivi importanti sia sul piano organizzativo interno che di presenza sul territorio.
Con le primarie del gennaio scorso, il PD ha selezionato la propria classe dirigente locale (i componenti dei coordinatori di circolo e delle assemblee provinciali) e ha dato vita a 516 circoli in tutta la regione.
Il 2008 stato l’anno in cui il partito ha portato a termine la propria fase costituente, approvando lo Statuto regionale e il Manifesto dei Valori.
Oltre al radicamento territoriale, nell’anno appena concluso il PD veneto ha puntato sulla formazione dei quadri dirigenti istituendo la Scuola Veneta di Politica, che nella sua prima edizione si concluderà il prossimo 21 marzo.
Le elezioni politiche di primavera hanno confermato che nella nostra regione lo schieramento di centrosinistra è ancora minoritario, ma le concomitanti Amministrative hanno determinato risultati importanti, come la vittoria di Achille Variati a Vicenza, che ha portato a 4 su 7 i capoluoghi di provincia governati dal centrosinistra.
Nel 2008 è iniziato il tesseramento che sta dando esiti soddisfacenti e che continuerà nel nuovo anno.
La costituzione dei quadri del movimento giovanile, con le primarie di novembre, ha chiuso un anno dedicato alla strutturazione del partito e al radicamento sul territorio e alla formazione della sua classe dirigente.
Il 2009 sarà altrettanto impegnativo per le sfide che attendono il PD veneto: quelle esterne, come le elezioni amministrative ed europee in primavera, e quelle interne, come i congressi regionale e nazionale in autunno, che tracceranno i nuovi assetti del partito.
La sfida delle amministrative sarà preceduta, in molte realtà, da elezioni primarie per la selezione dei candidati, che si terranno, in larga maggioranza, domenica 8 febbraio (spetterà ai livelli provinciali definire le date delle consultazioni).
In preparazione dei congressi di ottobre, si aprirà una fase di elaborazione programmatica, che vedrà il Veneto protagonista nella proposta politica su temi importanti come la sicurezza, il welfare, la giustizia. Si terranno infatti nella nostra regione due conferenze programmatiche nazionali: quella sui temi della giustizia e sicurezza coordinata dai parlamentari Alessandro Naccarato e Felice Casson, che si articolerà in due momenti: il 30 gennaio a Venezia e il 31 gennaio a Padova; e quella sul welfare coordinata dal sen. Tiziano Treu, che è stata fissata il 6 febbraio.
Altro appuntamento importante del 2009 sarà il forum programmatico delle regioni del Nord, che avrà luogo a Padova il 1 marzo, una tappa importantissima nel percorso di elaborazione politica del partito. Il forum è promosso e organizzato dal Coordinamento delle regioni del Nord che si riunirà per la prima volta venerdì 10 gennaio a Milano.
Nel 2009 dunque il Veneto sarà teatro di molti eventi significativi di carattere nazionale e si troverà ad accogliere i grandi protagonisti della vita politica, e non solo, del Paese. A inaugurare questo ciclo sarà Walter Veltroni, che il 16 gennaio è atteso a Mestre per il lancio della candidatura di Davide Zoggia alla presidenza della Provincia di Venezia (farà tappa anche a Vicenza, dove inaugurerà la sede provinciale).
Le iniziative di carattere nazionale nella nostra regione saranno intervallate da alcuni momenti di rilevanza regionale: sabato 14 febbraio si terrà la prima conferenza dei circoli del PD veneto e, dopo le amministrative, in vista del congresso nazionale, le province venete proporranno sette eventi di confronto tematico aperti alla cittadinanza.
Con il nuovo anno, il partito veneto intensificherà inoltre la sua comunicazione esterna, con una serie di iniziative. Assieme al gruppo consigliare, verrà pubblicata e distribuita già da questo mese Veneto Democratico, la newsletter cartacea che raggiungerà periodicamente i 160 mila elettori delle primarie del 2006.
Ha inoltre visto la luce il primo quaderno della collana “Il Pensiero Democratico”, destinata a raccogliere riflessioni politiche e culturali di alto livello e curata da due giovani studiosi, Paolo Giacon e Michele Fiorillo. I quaderni usciranno con periodicità variabile e saranno distribuiti sotto forma cartacea e potranno essere scaricati dal sito internet www.partitodemocraticoveneto.org. Saranno ospitati contributi di giornalisti, docenti universitari, esperti, politici sui principali temi della società, della cultura, dell’economia, dell’attualità che riguardano il Veneto e il Nordest.
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