mercoledì 14 gennaio 2009
La protesta del presidente “scopre” i problemi della maggioranza.
Berlusconi-Fini, la fiducia a destra o è finta o è finita
Un incidente dietro l’altro, il governo ha trovato un argine a Montecitorio
«Il rispetto della centralità del parlamento non si limita all’omaggio del lavoro fatto in commissione e impedendo ai deputati di pronunciarsi in aula su un testo». In un’atmosfera quasi surreale, tra gli applausi di tutta l’opposizione, il presidente della camera Fini ieri ha duramente censurato la decisione del governo di porre la fiducia sul decreto legge anti-crisi per problemi politici interni alla maggioranza e per garantirne la tenuta. Berlusconi, seccato, ha preferito non commentare direttamente l’intervento di Fini mentre il capogruppo dei deputati del Pdl, il forzista Cicchitto, ha preso formalmente le distanze dalle parole del presidente della camera «che non condividiamo ». La componente di An all’interno del Pdl tace imbarazzata, la Lega ironizza sul «ruolo super partes » scoperto da Fini e accusandolo di strumentalizzare il caso: «Siamo tutti uomini di mondo», ha detto il capogruppo del Carroccio Cota. Bossi è irritato perché Fini lo scavalca come garante del dialogo col Pd. Tra Fini e Berlusconi, ormai, volano scintille su tutti i principali temi dell’agenda politica: a partire dal nodo delle riforme, giustizia e non soltanto, che per la terza carica dello stato, in linea con la posizione del Quirinale, «devono essere condivise» e bipartisan.
Per il leader del Pd, Walter Veltroni, la richiesta di fiducia da parte del governo «sanziona la grande difficoltà che c’è nella maggioranza.
Ha fatto bene il presidente della camera a richiamare le prerogative del parlamento. Questa fiducia costituisce uno strappo consistente anche nella prassi della vita parlamentare». ALLE PAGINE 2 E 6
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