giovedì 8 gennaio 2009

8/01/2008
Padova
Dal Corriere del Veneto
L’IPOCRISIA
di ALESSANDRO RUSSELLO*
Se addì 8 gennaio — Jesolo, Veneto, Italia — dovessimo dire cos'è l'identità veneta ci sarebbe un'unica risposta: non esistono né l'identità né il Veneto. O forse, se l'identità è questa — respingere come «orde extracomunitarie che inquinano il territorio» qualche decina di ragazze e ragazzi clandestini dagli 11 ai 17 anni trasferiti da Lampedusa per essere ospitati temporaneamente nel centro della Croce Rossa — sarebbe misurabile quest'assenza di «idem sentire» con un solo sostantivo: vergogna.
Qui non c'entra il dibattito sulla sicurezza e sui flussi, sull'impatto dell'immigrazione e sugli usi e i costumi del meticciato di volti e culture. Qui c'entra solo una cosa: la perdita di un supervalore valore religioso e laico insieme, territoriale e cosmico insieme che è il valore dell'Umanità. Nel merito, nel linguaggio, nell'azione politica, dibattere per giorni sulla possibilità di ospitare o meno in una colonia del mare d'inverno un gruppo di ragazzi che scappano da fame e guerre o comunque da realtà infami e dolenti, significa aver venduto la bussola dell'umanesimo passando dall'etica del buon senso al mercato del consenso, dal seme della tolleranza (pur vigile) alla negazione dei diritti universali.
Che senso ha — e lo diciamo soprattutto alla Lega, abile a nascondere la firma del suo ministro Maroni sull'«operazione Jesolo » — sovvenzionare i presepi viventi facendo morire il senso che quei presepi (ancora?) rappresentano. Quanta ipocrisia c'è nel brandire con una mano le radici cristiane e con l'altra respingere la carne, il sangue e la parola del «profugo» più famoso della terra che è Gesù Cristo?
Davvero non c'entrano, qui, né il buonismo né il decisionismo, né la destra né la sinistra, né il culto delle sagre padane né la società contaminata della globalizzazione economica. Qui è in gioco, a proposito di identità di un popolo di ex migranti, il residuo umanitario di una terra la cui secolarizzazione non ha comunque cancellato il virus potente della solidarietà. E nella guerra dei sostantivi, solidarietà è ancora l'unico che per quanto desueto e impegnativo possa combattere la vergogna di posizioni che ancor prima di sembrare politiche contengono un grande carico di disumanità. Alimentando a loro volta le posizioni «prepolitiche » di chi pensa che la spada del Guerriero di Giussano (peraltro lombarda) debba abbattersi su tutto ciò che non parla, non pensa o non respira veneto.
*Caporedattore del Corriere del Veneto

Nessun commento: